Eudora Welty – Una coltre di verde

Cogliere la forma dell’anima

di Serena Patrignanelli

dallo Speciale Estate 2017

Eudora Welty
UNA COLTRE DI VERDE
trad. di Isabella Zani e Vincenzo Mantovani
pp. 262, € 17
Racconti, Roma 2017

Eudora Welty - Una coltre di verdeEsistono diverse mappe per orientarsi nel panorama della letteratura nordamericana. Tra gli itinerari possibili, ad esempio, ce n’è uno che lega tra loro alcuni nomi, tutti femminili, nomi di autrici che scrivono storie brevi, raccontano la provincia e ottengono premi illustri. È un percorso che arriva oggi ad autrici più giovani, come Deborah Willis, passando per le opere di Elizabeth Strout, proviene dal lavoro della Munro e ancora indietro, fino a Flannery O’Connor. Vent’anni prima della O’Connor, sempre nel sud degli Stati Uniti e precisamene a Jackson, Mississippi, nasceva un’altra scrittrice che fa parte del gruppo, apprezzatissima in patria ma poco distribuita nelle nostre librerie.
Il suo nome era Eudora Welty, e per qualche motivo, negli ultimi anni, leggere i suoi racconti in Italia è stato piuttosto difficile. Bisognava andarseli a cercare dentro volumi polverosi, in qualche biblioteca civica che ne conservasse una copia dagli anni novanta.
Ecco perché è tanto interessante la decisione di Racconti Edizioni di ripubblicare, con una nuova traduzione e un nuovo titolo, Una coltre di verde. Si tratta della prima raccolta di Eudora Welty: a posteriori, l’autrice diceva di ravvisare in queste diciassette storie l’avventatezza dell’esordio. Eppure non sembra esserci alcuna avventatezza nella sua scrittura: la compostezza della prosa è già quella delle opere successive, come la capacità di dominare la forma racconto.

Punti di contatto

L’effetto esordio è semmai un motivo di interesse, perché qui sono evidenti obiettivi narrativi che in seguito saranno dissimulati. Quasi tutti i personaggi hanno nelle loro caratteristiche fisiche correlativi oggettivi di quelle interiori: è evidente che, da subito, cogliere la forma dell’anima dei suoi personaggi era il vero interesse dell’autrice. Anche in questo senso leggere Una coltre di verde dà la sensazione preziosa di trovarsi di fronte al principio di qualcosa. Sebbene le storie siano molto diverse per temi e personaggi, c’è una sostanza che le tiene insieme.

In primo luogo l’ambientazione: Eudora Welty ha vissuto tutta la vita nello stesso posto, imparando grazie all’acutezza del suo sguardo a conoscerlo profondamente. Sulla pagina ne ha trasferito ogni dettaglio: lo schema dei dialoghi, la meccanica delle relazioni, le abitudini, le costrizioni e le ipocrisie. L’effetto di realtà che ne deriva rende il profondo sud un posto familiare anche per un lettore italiano: bastano un paio di pagine in un salone di bellezza per avere l’impressione di sapere in quale cassetto si trovano i beccucci, come suona la porta quando entra un cliente, o l’odore che fa il fumo della sigaretta mescolato a quello dei prodotti per capelli.
A questo effetto di familiarità contribuisce anche la scelta di personaggi sempre lontani dalla storia e dall’epica delle grandi vicende, ma vicinissimi alla verità della vita quotidiana. Alice Munro parlava a questo proposito di “marginalità”: leggere Welty, dice, le ha insegnato a concentrare la scrittura su ciò che avviene a margine, a lato dei grandi eventi.

E proprio una certa lateralità dello sguardo è un altro elemento comune a questi racconti: fatta eccezione, forse, per le due storie in prima persona, lo sguardo di Welty sui suoi protagonisti non è mai interno, ma sempre laterale, obliquo. Spesso rimbalza su personaggi terzi che stanno a guardare, gente in attesa alla stazione, signore che ciarlano davanti allo specchio, paesi interi che osservano un bigamo o una vedova: i loro sguardi filtrano il nostro, la verità è nascosta dietro una “coltre”, appunto, metaforica o fisica.
In questo senso, le trame coincidono con lo svelamento di un mistero, che è il punto più profondo dell’interiorità dei personaggi – non solo quella dei protagonisti, ma quella di ogni essere umano che Welty incontra lungo il percorso, smascherando ipocrisie, automatismi, tentativi di autoinganno. Meccanismi che agivano allora nelle anime del Mississippi come agiscono oggi in tutti noi.

S Patrignanelli è scrittrice