Sara De Simone – Nessuna come lei

Diverse, ma affini e complementari

di Paola Della Valle

Sara De Simone
Nessuna come lei
Katherine Mansfield e Virginia Woolf. Storia di
 un’amicizia
pp. 428, € 22,
Neri Pozza, Milano 2023

Il rapporto tra Woolf e Mansfield è stato spesso descritto nei termini di una rivalità tra prime donne. Il denso volume di De Simone vuole sfatare questo mito, illustrando invece la complessa relazione tra due fuoriclasse nel panorama letterario di inizio Novecento, legate da una profonda vocazione alla scrittura e da onestà intellettuale. E anche da una amicizia intensa, alimentata da un’ammirazione reciproca.

Certo, come racconta bene De Simone, non potevano esserci due figure più diverse. La neozelandese Mansfield era una déracinée, stabilitasi in Europa dopo aver rifiutato le maglie troppo strette di una ricca famiglia borghese coloniale. Vitale, anticonformista, dissacrante e poco incline all’autocommiserazione, Katherine aveva creato scandalo già a casa per la sua genderfluidità, gli amori irregolari, una gravidanza non voluta, un matrimonio riparatore con un uomo lasciato la sera delle nozze, l’aborto spontaneo in Germania in completa solitudine. Ostracizzata dalla famiglia, aveva viaggiato da una parte all’altra del mondo, guadagnandosi da vivere con i mestieri più disparati e vivendo in pensioncine e bugigattoli. Mangiava la vita a morsi e la sapeva trasferire sulla pagina in racconti vividi, capaci di cogliere il senso delle cose e l’intensità dei momenti. Era proprio questa ricchezza di esperienze che Virginia le invidiava, lei che in fondo aveva viaggiato solo attraverso la mente e le letture, ma non era mai uscita allo scoperto, protetta dal raffinato entourage famigliare e culturale: il guscio-prigione della famiglia Stephen, il matrimonio e l’intesa professionale con Leonard Woolf, il brillante cenacolo intellettuale del Bloomsbury Group.

All’inizio le due si studiano da lontano: Katherine “la tumultuosa” e Virginia “la delicata”. Katherine è impaziente di conoscerla ma Virginia è diffidente, prova una certa repulsione verso quella donna così diversa da lei, e che reputa persino volgare. È proprio Virginia a definire la loro alterità nell’opposizione tra chaste (sé) e unchaste (l’altra), manifestando così la sua natura cerebrale, un po’ snob e decisamente prude. Questa freddezza si stempera dopo la pubblicazione nel 1918 del racconto di Mansfield Prelude da parte della Hogarth Press dei Woolf. Le due prendono a incontrarsi regolarmente, sviluppando una sorta di dipendenza reciproca dovuta a quel particolare mix di affinità e complementarità che le caratterizza. Sentono di condividere la stessa passione totalizzante verso la scrittura, percepiscono il reciproco valore e la loro unicità di donne nel mondo letterario inglese. Il giudizio dell’una diventerà fondamentale per l’altra nella ricerca della propria modalità espressiva. Trasformeranno così un’amicizia in risorsa, anche a dispetto dell’élite, perlopiù maschile, di Bloomsbury (i Bloom Berries, come li definirà ironicamente Mansfield), che dopo un iniziale entusiasmo per l’esotica straniera diventò critica nei suoi confronti, o forse gelosa per il saldarsi del suo rapporto con Virginia. In fondo, tutte e due condividevano la dimensione dell’alterità: Virginia si sentiva pubblico tra il pubblico, “altra” tra la gente comune; Katherine era invece l’altra coloniale, la randagia che aveva conosciuto lUnderworld.

Furono complementari anche nella malattia. A Katherine mancò sempre la salute fisica, perseguitata com’era dai dolori reumatici e infine dalla tisi, che la portò alla morte. Virginia si trovò più volte a camminare sul pericoloso ciglio dello squilibrio psichico. La scrittura servì a entrambe per vivere: per cogliere “la vita della vita”. Durante i loro incontri, anche la presenza dei mariti era d’intralcio. De Simone insiste sul diverso rapporto con i rispettivi coniugi. I “Wolves”, come amavano autodefinirsi, costituivano un vero e proprio sodalizio tra anime affini. Leonard era un uomo sensibile e accudente. Il secondo marito di Katherine, John Middleton Murry, si rivelò invece insicuro, infantile, egoista e autocommiserativo. E un mediocre intellettuale. È Katherine, con la sua povera salute, a dover accudire lui, che attingerà rapacemente dalla grandezza della moglie persino dopo la morte, disattendendo le sue volontà di pubblicare il meno possibile degli scritti privati. Ma, in fondo, la nemesi sarà nel suo essere ricordato principalmente come il marito di lei.

La storia di questa amicizia al femminile è frutto di una laboriosa ricerca basata su innumerevoli fonti primarie: lettere, quaderni di appunti, diari, scritti autobiografici, articoli delle due autrici oltre che biografie, saggi critici e memorie su di loro. De Simone sa orchestrare questa massa di informazioni in modo accattivante e perspicace, seguendo un ordine cronologico inframezzato da approfondimenti, riflessioni e collegamenti in varie direzioni. È dunque un testo che non solo apre nuove prospettive sulle due scrittrici, ma coinvolge e affascina.

paola.dellavalle@unito.it
P. Della Valle insegna letteratura inglese all’Università di Torino