IN QUESTA RECENSIONE
Germano Celant. Cronistoria di un critico militante
Skira, Milano, 2025
AA. VV.
Arte povera e identità italiana. Le mostre di Germano Celant 1981-1994
Postmedia books, Milano, 2025
Silvia Maria Sara Cammarata
Arte
Germano Celant: non solo Arte povera
diLuca Pietro Nicoletti
Nel 1969 Mario Merz pubblicava un Pensierino per Celant, paragonando implicitamente i propri igloo a una vera e propria orchestra: “I vetri rotti sono i violinisti, le lance sono l’organo, le fascine hanno un suono meraviglioso, che vuoi di più. Certo bisogna credere che le strade e le case siano piene di gente”. Con queste poche righe, tutte centrate su una metafora sinestesica e destinate a suggerire un’esperienza sensoriale, l’artista torinese apriva la sezione a lui riservata da Germano Celant in Arte povera, il cruciale e seminale volume pubblicato da Mazzotta nel 1969, un anno dopo la mostra di Amalfi, e due da quando quel termine fu coniato, prima di una rapida dismissione e di un recupero tardivo. Il critico aveva infatti stabilito dei criteri generali, assegnando a ciascun artista lo stesso spazio da riempire con scritti, dichiarazioni e soprattutto fotografie, m
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