Gianfranco Santovito – Insegnare la biologia ai bambini

Abbiamo un problema

recensione di Telmo Pievani

dal numero di febbraio 2016

Gianfranco Santovito
INSEGNARE LA BIOLOGIA AI BAMBINI 
Dalla scuola dell’infanzia al primo ciclo d’istruzione
pp. 169, € 16
Carocci, Roma 2015

Gianfranco Santovito - Insegnare la biologia ai bambiniL’educazione scientifica è per molti aspetti una fatica di Sisifo. Bisogna concentrare in poche ore di lezione un’enorme mole di contenuti eterogenei, di informazioni di base, di concetti, di scoperte. Discipline come la biologia sono oggi disperse in cento rivoli disciplinari, che bisogna trovare pur il modo di intrecciare in classe nel poco tempo a disposizione. Il mondo familiare e sociale che circonda i ragazzi è quello italiano, cioè mediamente povero di cultura scientifica (anche se poi i nostri dottori di ricerca sono tra i più apprezzati e richiesti al mondo: schizofrenie di un paese che continua a ignorare le sue intelligenze migliori, accontentandosi delle belle narrazioni dei suoi governanti). Le statistiche dicono poi che circa il 70 per cento degli studenti italiani trova lo studio delle materie scientifiche noioso e difficile… Abbiamo un problema.

E ancora: come può un insegnante laureato in una sola disciplina scientifica avere le competenze per insegnarne altre? Il compito sembra improbo soprattutto in campi come le scienze della vita in cui gli aggiornamenti e i cambiamenti di modelli sono stati in questi anni tumultuosi. Il quadro della biologia di chi si è laureato vent’anni fa, nell’era pre-genomica, è oggi profondamente mutato. Senza contare che i concetti sbagliati e fuorvianti (uno su tutti: l’evoluzione vista come una scala di progresso lineare) proliferano sui media che circondano gli studenti. Infine, le cosiddette Indicazioni nazionali per il curricolo oscillano tra vaghezze e oscurità, lasciando alla discrezionalità (o solitudine) del docente le scelte decisive.

La “didattica del fare” applicata alla biologia

Dinanzi a queste oggettive difficoltà pratiche e teoriche, come si può essere capaci di suscitare negli studenti interesse e persino passione verso la scienza? Secondo Gianfranco Santovito, fisiologo in forze al dipartimento di biologia dell’Università di Padova, meritoriamente impegnato da sedici anni nella formazione degli insegnanti della scuola primaria e secondaria, bisogna ripartire da due assunzioni. La prima è che chi non conosce i fondamenti della scienza (nel suo caso, della biologia) non è una persona colta, per il semplice motivo che non possiede gli strumenti culturali per stare adeguatamente (e criticamente) nel mondo di oggi. La seconda è che l’educazione scientifica non deve mirare a un’esaustività inarrivabile ormai, ma a dare gli strumenti corretti di interpretazione dei nuclei fondanti delle discipline scientifiche.

Bisogna insomma lavorare di meno sulla vastità dei contenuti e di più sul metodo scientifico, sul linguaggio della scienza, sull’approccio ipotetico-deduttivo e su quello osservazionale-comparativo, entrambi cruciali in biologia. Anziché trasmettere istruzioni e conoscenze in modo lineare e un po’ paternalista, occorre condividere con i bambini esperienze e luoghi di apprendimento interattivo e collaborativo in cui partecipare collettivamente al sapere scientifico, concentrandosi su casi emblematici e su progetti di laboratorio non necessariamente iper-tecnologici e costosi (anche perché le risorse non ci sarebbero). Più attori e meno spettatori, più domande e meno risposte preconfezionate.

biodiversita

Santovito suggerisce quindi di applicare la sua “didattica del fare” ai concetti di base del vivente (organizzazione gerarchica, interazioni fra le componenti di sistemi complessi e aperti che scambiano materia, energia e informazioni, meccanismi di regolazione e omeostasi, unità e diversità di organismi che evolvono, strutture e funzioni), alla classificazione della varietà dei viventi nel grande albero della biodiversità (dando il giusto rilievo ai negletti microrganismi, funghi e invertebrati), ai meccanismi neodarwiniani dell’evoluzione (in modo rigorosamente scientifico, cioè lasciando ad altre materie come filosofia e religione l’analisi delle concezioni finalistiche e sovrannaturali), al corpo umano e degli altri animali, all’ecologia e alla difesa della biodiversità. Da una buona didattica della biologia, praticata nei primi anni di scuola, discende infatti una buona educazione ambientale, sanitaria e sessuale nelle fasi successive del percorso formativo.

Un posto di rilievo nella didattica della biologia va riservato alla storia della biologia, intesa non come carrellata progressiva di acquisizioni, ma come processo di genesi delle idee. Nel libro di Santovito troviamo anche un gran numero di ottimi suggerimenti operativi per organizzare esperienze didattiche da fare in classe o all’aperto. La scienza, se ben insegnata, supera tutte le barriere culturali, sociali e religiose. La speranza è di avere studenti del futuro magari meno impregnati di informazioni, ma più avvezzi ai valori culturali profondi della scienza, cioè il dubbio sistematico, la razionalità critica, la curiosità, la trasparenza e la libertà di una ricerca che non finirà mai.

dietelmo.pievani@unipd.it

T Pievani insegna filosofia della biologia all’Università di Padova