Peter Godfrey-Smith – Altre menti

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La personalità e il corpo sciolto di un polpo

recensione di Marco P. Ferrari

dal numero di novembre 2018

Peter Godfrey-Smith
ALTRE MENTI
ed. orig. 2016, trad. dall’inglese di Isabella C. Blum
pp. 304, € 22
Adelphi, Milano 2018

Peter Godfrey-Smith - Altre mentiFilosofia e polpi potrebbero sembrare due universi estremamente distanti: un po’ come il famoso Gli asparagi e l’immortalità dell’anima di Achille Campanile. La prima si occupa di visioni del mondo, pensieri profondi e approcci alla realtà (immanente e trascendente) della nostra specie. I secondi al massimo fanno bella figura sulle tavole galiziane, con le patate. Essere riuscito a unire due mondi così diversi è già un primo merito di Peter Godfrey-Smith, filosofo australiano che insegna alla School of History and Philosophy of Science presso l’Università di Sydney. Godfrey-Smith è un serissimo filosofo della scienza che ha pubblicato notevoli opere sulla filosofia della biologia, da Philosophy of biology (Princeton University Press, 2014) a Darwinian Populations and Natural Selection (Oxford University Press, 2009). Al di là della sua attività all’università, Godfrey-Smith è anche un ottimo subacqueo, e un discreto fotografo. Come praticamente tutti i subacquei prima di lui, è affascinato dal comportamento dei polpi. Un po’ perché, rispetto al resto della fauna subacquea e terrestre, i polpi sono decisamente alieni. La parentela tra molluschi (il phylum cui appartengono i polpi) e cordati (che comprendono i vertebrati) risale a non meno di 6-500 milioni di anni fa, sul fondo degli oceani primordiali. Non solo: i polpi sono anche parenti molto stretti di animali non particolarmente noti per la brillantezza del loro comportamento, come chiocciole, mitili o patelle. Ciononostante, sono curiosi, imprevedibili, e ogni individuo è dotato di una personalità propria. Per questa ragione hanno attirato l’attenzione di studiosi e curiosi da tempo immemore; almeno da Aristotele, infatti, gli zoologi si sono accorti della peculiari proprietà di queste specie. Anche la scienza moderna si è occupata di polpi, e uno dei centri di eccellenza è stato per molto tempo la Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli. Dalle osservazioni in natura, spesso anedottiche (come quelle di Jacques-Yves Cousteau) si è passati a esperimenti controllati in acquari. In cui i polpi hanno dimostrato capacità e complessità degne di vertebrati molto più noti, da mammiferi a uccelli. Aprono i barattoli, fuggono da trappole e contenitori ermetici, fanno scherzi e dimostrano simpatie e antipatie per i ricercatori. Sottoposti a farmaci e droghe simili a quelle del mondo umano, hanno dimostrato (come risulta da un esperimento recentissimo) che alcune strutture, neuromediatori e comportamenti sono comparabili a quanto accade nei vertebrati.

La coscienza del polpo

In tutta questa pletora di osservazioni curiose e contorti esperimenti, Godfrey-Smith fa sentire la sua voce di filosofo, e cerca di andare al fondo di uno dei più intrattabili problemi della filosofia e biologia moderna, quello della coscienza e della mente; proprietà che facciamo già fatica ad attribuire a specie a noi filogeneticamente vicine, come scimpanzé o delfini. Figuriamoci ai polpi. Molti ricercatori cercano di evitare la parola “intelligenza” per i polpi, perché pare loro di vedere e giudicare gli animali con gli occhi degli uomini (cioè di antropomorfizzare una specie evolutivamente lontanissima). Altri pensano che le prove siano deboli, o che concentrarsi sull’intelligenza non riesca a catturare altri aspetti importanti della biologia di questi animali. E la coscienza è un termine ancora più controverso. Godfrey-Smith è tutt’altro che timido sull’argomento. E fa notare, sulle orme di uno dei fondatori della psicologia, William James, che per spiegare la nascita della mente e della coscienza dovremmo usare la stessa logica evoluzionistica che utilizziamo per la biologia più spicciola. Bene o male, dice, occhi, mani, apparati, cervelli umani nascono da strutture già presenti nella storia dell’evoluzione.

Non si capisce perché la mente e la coscienza umana debbano uscire già formate, come Atena dal cranio di Giove. Il risultato, secondo Godfrey-Smith, è che l’evoluzione stessa ha raggiunto il traguardo dell’intelligenza e della mente attraverso vie differenti: i cordati e i vertebrati terrestri hanno dato origine alle menti dei mammiferi (elefanti, primati e cetacei), da un gruppo di invertebrati nacque la mente dei polpi, veri pinnacoli delle capacità cognitive tra gli animali subacquei. Perché no? L’esempio che si fa spesso, in questo caso, è quello dell’occhio. Da origini del tutto differenti, sono nati apparati visivi dalla struttura straordinariamente simile, quello dei vertebrati e quello dei cefalopodi (che, se vogliamo, è ancora più efficiente e meno soggetto a problemi del nostro). Perché la mente non potrebbe aver seguito la stessa procedura? E con essa, perché non spingersi a dire che assieme alla mente i polpi hanno anche una coscienza (qualsiasi cosa essa sia?). Godfrey-Smith cerca anche di spiegare perché, secondo lui, i polpi (e in parte seppie e calamari) abbiano un sistema nervoso così complesso da dare origine a una mente: il loro corpo ha molti più gradi di libertà del nostro e necessita di un apparato nervoso grande ed efficiente. Oppure un cervello così massiccio e brillante serve a catturare le prede, che per il polpo sono di molti tipi diversi, e sfuggenti.

Il libro, non enorme, è già una sorpresa per l’argomento e l’approccio. Se a questo si aggiunge la scrittura molto brillante e ricca di aneddoti, l’alternanza di alto e basso nella stesura del testo, le idee assolutamente stimolanti e ottimamente presentate, non si può che considerarlo un vero capolavoro della divulgazione scientifica. Vista la bravura della professionista, inutile dire che la traduzione è ottima. Altre menti è nella stessa collana, “Animalia”, di Al di là delle parole di Carl Safina (ed. orig. 2015, trad. dall’inglese di Isabella C. Blum, pp. 687, € 15,99). Ha, rispetto a questo, uno spessore scientifico maggiore, un’impostazione meno aneddotica e una scrittura meno emozionale. Se i prossimi prodotti saranno dello stesso livello, si può dire che l’editore Adelphi abbia decisamente tracciato un ottimo solco.

marcop.ferrari@gmail.com

M Ferrari è biologo e divulgatore scientifico

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