Guido Melis – La macchina imperfetta

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Corporativo e totalitario


recensione di Dora Marucco

dal numero di maggio 2018

Guido Melis
LA MACCHINA IMPERFETTA
Immagine e realtà dello Stato fascista
pp. 616, € 38
il Mulino, Bologna 2018
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Guido Melis - Una macchina imperfettaCon questo volume Melis porta a compimento uno studio di lungo periodo, di cui nel corso degli anni ha gettato le premesse. L’impianto della ricerca si basa su pilastri insieme metodologici e contenutistici, con un imprescindibile ricorso ai documenti conservati negli archivi. Nella visione di Melis le carte non contengono soltanto notizie, testimonianze, elementi di prova, ma sono indicatori di percorso perché ciò che interessa è come sono prodotte, come vivono, come si trasformano e dove vanno a finire. Altro importante pilastro è la prosopografia che getta luce sia sulla composizione dei diversi rami dell’amministrazione, attraverso le biografie dei principali attori, sia sulle variabili che la influenzano. Infine la mappa delle istituzioni che compongono la macchina dello stato: da quelle ereditate dall’Italia liberale e “rivisitate” dal fascismo a quelle create ex novo, tutte indagate analiticamente con particolare attenzione alle relazioni che la circolazione degli uomini stabilisce tra loro. La solidità di questa base metodologica permette a Melis di cimentarsi con l’impegnativo progetto di delineare un profilo autonomo e originale dello stato fascista, tenendo conto di quanto la storiografia, la pubblicistica e più in generale la comunicazione abbia prodotto su questo tema.
L’interrogativo di fondo che unisce metodo e merito è dallo stesso Melis così presentato: “Si ritorna dunque, come sempre quando si affonda la ricerca nelle fonti e non ci si limita al dibattito teorico, al punto chiave: come si articolò il circuito decisionale del regime fascista, quali furono le modalità pratiche attraverso le quali maturarono le scelte davvero decisive, quanto e se contò il sistema di veti e di influenze, come si disposero gli equilibri dei poteri in un sistema di potere assoluto nelle mani di uno solo. Il decisore supremo decideva, certo. Ma decideva sulla base di un’articolazione di poteri più vasta di quanto talvolta non si sia ritenuto e ponderando interessi di gruppo, spinte politiche, soluzioni tecniche, opportunità del momento”.
Il volume dà ampio spazio a un tema cardine della problematica storiografica di Melis (messa a punto nel volume Due modelli di amministrazione tra liberalismo e fascismo. Burocrazie tradizionali e nuovi apparati, edito dall’Ufficio centrale per i beni archivistici, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1988) ossia alla creazione e poi convivenza di due amministrazioni, dei ministeri e degli enti, il cui modello risaliva già all’età liberale e che il fascismo fa propri per gestire nuove attività e creare consenso al regime.

 Ora le fonti documentarie permettono a Melis di sostenere, a differenza di ciò che si ritiene comunemente, che i rapporti tra le due amministrazioni fossero assai più intrecciati e collaborativi, anziché di contrapposizione o concorrenzialità…

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Nel numero di maggio 2018 Guido Neppi Modona analizza i complessi rapporti tra stato liberale e fascismo prendendo l’avvio per la sua riflessione dal volume di Melis.

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