Giulia Lombezzi – La sostanza instabile

Sulla soglia della coscienza

di Simone Innocenti

Giulia Lombezzi
La sostanza instabile

pp. 269, € 18,
Perrone, Roma 2021

Amazon.it: La sostanza instabile - Lombezzi, Giulia - LibriÈ un romanzo bellissimo quello che ha scritto Giulia Lombezzi, finalista al Premio Calvino 2020 (XXXIII edizione). La sostanza instabile ha tra le sue pagine qualcosa difficile da trovare nella produzione letteraria contemporanea. A partire da una freschezza narrativa che spicca fino dall’inizio e tiene incollato il lettore fino alla fine. Il romanzo ruota attorno a un episodio scatenante: si tratta della proiezione del match calcistico Italia-Francia valido per gli Europei al Parco Sempione di Milano dove almeno seimila persone, in una torrida serata di agosto, vanno a tifare. L’attenzione della scrittrice va verso una coralità di personaggi: Matilde, una bellissima e sfrontata ragazza che sta per andare all’università, e la sua amica Serena, l’eterna seconda, talmente brutta che non può sdraiarsi per terra a vedere la partita perché “la pancia lei ce l’ha flaccida. Le ballerebbe come un budino”; Caterina, donna di bellezza femminile che lavora da un notaio, caratterizzata da una paura per il diverso e innamorata persa del suo compagno Damiano, figlio di una borghesia molto ricca che è diventato operatore in un centro di accoglienza per stranieri; infine una famiglia composta da Betty (“così morbida. Così pratica. Ritrova ogni oggetto, è la stregona dei panni che tornano puliti, l’arbitro dolcissimo di ogni litigio, il bacio su ogni bua”), dal marito Riccardo e dai figli Sara, Olmo e Marco, che ha 12 anni. Infine Flavio, arrivato alla partita assieme a suo padre Sandro, carrozziere di sessantaquattro anni: il figlio è un writer che sta diventando molto famoso. Le loro vite vengono sconvolte dallo scoppio di una bomba, dalla notizia che “qualcosa è esploso”. Nel caos che segue, Lombezzi traccia le reazioni dei personaggi mentre tutto attorno è il delirio: le persone fanno di tutto per scappare, guadagnano la via di uscita in qualsiasi modo. “È come annegare, ma in orizzontale”, pennella non a caso la scrittrice. Nella testa dei personaggi – ma quel che più conta: del lettore – si fa strada che quello sia un attentato: “Sono Loro. Ci hanno presi. Tocca a noi”. Loro sono i terroristi, quasi sicuramente islamici. 

La paura riporta tutti a un altro stadio, e non quello dove si disputa una partita di calcio ma a quello animale: Betty “allaccia le mani intorno a quelle dei figli più forte che può” e si fa strada, gira una gomitata nelle costole a Matilde che rovina a terra mentre la ragazza urla a Serena di aspettarla. La ragazza rimane sulla pietra, si confonde con lei, il suo corpo viene calpestato. La sua amica l’abbandona mentre il piccolo Marco ha visto ciò che sua madre ha fatto. Quasi tutti si salvano, meno Matilde. In questo gioco di personaggi che vivono un evento traumatico, si scoprirà però che a colpire non sono stati i terroristi: lo scoppio è stato provocato da qualcosa di diverso. Da un’altra sostanza instabile: eterea e potenzialmente mortale, come qualsiasi donna o uomo che Giulia Lombezzi descrive. Una sostanza che – non troppo paradossalmente – è in grado di cambiare la vita dei personaggi: dopo questo evento, nessuno sarà più lo stesso. Ad esempio Caterina viene rosa dal dubbio che Damiano l’abbia lasciata per salvarsi, lui che è tanto vicino al mondo dei deboli ha preferito scappare piuttosto che andare in soccorso della donna che ama. Damiano va in crisi perché si è scoperto a pensare che quella bomba poteva essere stata opera “Loro”. In crisi entra anche Serena che sa di aver abbandonato l’amica, una ragazza che era allo stesso tempo anche rivale, perché bellissima e capace di imporsi all’attenzione di tutti e nella vita stessa di Serena. In crisi entra anche il piccolo Marco, che si sente colpevole di non aver fatto nulla quando sua madre ha spinto Matilde per terra per cercare di salvarlo mandando poi la giovane a morte certa: per questo motivo andrà al funerale della ragazza, di nascosto alla sua famiglia.

“Forse crescere è anche dire la verità. Dirsi la verità”, si legge in queste pagine dove la crescita psicologica dei personaggi avviene attraverso la sottrazione di elementi e il continuo confronto con sé stessi, con quella parte instabile che è un territorio comune e proprio per questo pieno di sorprese. La sostanza instabile è un romanzo che riesce a fondere tematiche attuali attraverso l’incarnazione in personaggi più che credibili, una pendola che tocca l’altruismo e l’egoismo più animale, quello incontrollabile. Nei dialoghi tra i personaggi, nelle riflessioni, negli inserti narrativi e nella descrizione dei luoghi, Lombezzi dimostra – nel suo romanzo di esordio – una padronanza linguistica e una varietà lessicale tali da cogliere il carattere di ogni singola vita narrata nel romanzo. C’è insomma qualcosa di Giovanni Arpino nelle pagine di Lombezzi. A partire da questa sua dote di scompigliare le vite e i destini dei protagonisti per renderli così prossimi a chi li legge. Sostanze instabili, per certi versi, anche loro. Come i lettori ai quali questo romanzo è destinato.