Daniele Catalli – La battaglia delle rane e dei topi


Il pianto della rana Saltarello

recensione di Gabriele Bucchi

dal numero di settembre 2018

Daniele Catalli
LA BATTAGLIA DELLE RANE E DEI TOPI
pp. 44, € 19,90
Ippocampo, Milano 2018
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Daniele Catalli - La battaglia delle rane e dei topiTutti noi abbiamo avuto tra le mani, da ragazzi, adattamenti dei racconti epici classici o di cavallereschi medievali, da quelli della Scala d’oro degli anni trenta e quaranta ai rifacimenti fumettistici e disneyani del secondo Novecento. Ma se Achille, Ulisse e Lancillotto erano e in parte sono ancora di casa tra gli scaffali dei libri per i più giovani, pur in competizione svantaggiosa con supereroi tecnologicamente più dotati, nessuno aveva fin qui avuto l’idea di adattare (almeno per il pubblico italiano) la Batracomiomachia pseudomerica, il piccolo capolavoro capostipite del genere eroicomico che racconta in poche centinaia di versi dallo stile sublime la guerra tra i topi e le rane.

Lo fa oggi Daniele Catalli con uno splendido libro illustrato, uscito l’anno scorso in francese (edizioni Amaterra) e ora in italiano da Ippocampo. Questo epos zoomorfo in miniatura, apprezzato in passato soprattutto da chi poteva coglierne il carattere di raffinato gioco stilistico (dagli umanisti a Erasmo al nostro Leopardi, che lo tradusse tre volte e vi scrisse sopra un celebre discorso) conosce oggi grazie a questo volume una nuova, originale rilettura che invece sceglie di porre l’accento sul lato tragico e irrazionale della guerra. Fin dalle prime pagine del libro che descrivono l’incontro tra la rana Gonfiagote e il topo Rubabriciole, il lettore entra in un mondo in cui sulla vita degli animali (non solo i rappresentanti di rane e topi, ma ricci, api, coccinelle, salamandre e molti altri che popolano i disegni di Catalli) viene proiettata l’ombra dell’odio e della fine che attende i due popoli. Grazie al taglio “a fustella” all’interno delle splendide tavole illustrate, la guerra delle rane e dei topi acquista una dimensione quasi teatrale, come se il lettore penetrasse nella storia attraverso delle quinte di carta, tra le quali scorge presenze e figure che scoprirà poi a mano a mano che procede nella lettura. È, anche questa, una dimensione nuova, possibile grazie all’illustrazione ma ignota al testo greco, la cui godibilità è tutta costruita sul riconoscimento immediato dei luoghi comuni dell’epos omerico e dalla sorpresa di vederli continuamente adattati al piccolo mondo zoomorfo. Non è invece il procedimento della degradazione parodica a interessare l’autore di questa Batracomiomachia, bensì la rappresentazione, quasi si potrebbe dire l’allegoria, della futilità della guerra (innescata dall’annegamento fortuito del topo Rubabriciole) e della cecità arrogante con cui i capi dei due eserciti (il re Rodipane e la rana Gonfiagote) trascinano in essa i loro popoli, incapaci (benché inizialmente tentati) di opporvisi. In questa corsa verso una prevedibile strage, la voce della saggezza conciliatrice e pacifica, affidata alla rana Godilacqua, viene travolta e immolata, attraverso un ultimo duello finale col topo Scavacacio, al mito dell’onore, alle pulsioni d’odio per il diverso e il nemico.

La Batracomiomachia di Catalli non si chiude (come nell’originale greco) con l’intervento dei granchi in favore delle rane a séguito all’intervento divino di Zeus (naturalmente gli dei sono del tutto assenti in questa rilettura), ma col ritratto desolato – non a caso memore delle immagini del primo conflitto mondiale – dei campi di battaglia illuminati dalla luce delle lucciole e dal pianto della rana Saltarello per il topo campagnolo, suo compagno di avventure estive. E se nella pioggia finale che in questa bella Batracomiomachia per ragazzi giunge a sommergere i corpi abbandonati sul campo di battaglia, non si può più riconoscere l’evento divino, provvidenziale, quello che giunge in soccorso ai cristiani del Tasso o che purifica il lazzaretto dei Promessi sposi, l’abbraccio silenzioso di un topolino e di una rana visti di spalle che chiude il volume è però un discreto ed estremo omaggio a una forma di speranza. “Il sole ormai tramontava, e terminò il rito di guerra durato un sol giorno”: così si conclude la Batracomiomachia greca. Il “rito di guerra”: un’espressione che acquista per noi, dopo duemila anni di storia, una risonanza grave e amara, quella che Daniele Catalli ha saputo tradurre nelle sue pagine con profondità e leggerezza consegnando il lusus pseudomerico alla meditazione dei giovani.

gabriele.bucchi@unil.ch

G Bucchi insegna letteratura italiana all’Università di Losanna