Enrico Deaglio – La zia Irene e l’anarchico Tresca

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Vigilie di guerra: passato e futuro distopici nel nuovo romanzo di Enrico Deaglio

recensione di Giulia Zagrebelsky

Enrico Deaglio
LA ZIA IRENE E L’ANARCHICO TRESCA
pp. 288, € 14
Sellerio, Palermo 2018

Enrico Deaglio - La zia Irene e l'anarchico TrescaNel buio della Storia, lampi di luce. La fiammata della pistola quando spara un colpo; l’abbaglio del flash della macchina fotografica. Attorno, l’ombra entro cui si muovono i personaggi di La zia Irene e l’anarchico Tresca.

Dare conto in maniera ordinata della trama dell’ultimo romanzo di Enrico Deaglio è impresa assai ardua. Ma più ardua ancora è l’impresa dell’autore, che vuole districare – e gli riesce bene – i numerosi fili che tengono insieme una parte importante della Storia italiana del Novecento. Tre sono i livelli temporali del racconto. Il primo, la cornice: il narratore dichiara di aver ricevuto materiale eterogeneo (appunti, fotografie, diari, …) da tale dottor Marcello Eucaliptus e di aver deciso di ordinarlo e raccontarlo. Il secondo livello: nel secondo decennio del XXI secolo, in una Roma distopica ormai visibilmente fuori controllo e dove regna la paura dell’invasore islamico, vive il dottor Marcello Eucaliptus. Questi viene convocato da un gruppo di persone, ex funzionari nel settore della Sicurezza Nazionale, per fare luce su un episodio cruciale per la formazione della Repubblica italiana, l’omicidio dell’anarchico Carlo Tresca, e metterlo in relazione con la recente crisi finanziaria. Gli affidano una valigia, di proprietà di sua zia Irene, ex dipendente del Ministero degli Interni, contenente numerosi documenti, appunti, oggetti. Inizia, così, un percorso nel tempo e nello spazio alla ricerca di intuizioni e verità. Ecco, allora, il terzo livello. Carlo Tresca e Vittorio Vidali, Rodolfo Valentino e Benito Mussolini, Lucky Luciano e Franklin D. Roosevelt, Michele Sindona e Giulio Andreotti: a partire dal ventennio fascista fino agli ultimi anni del secolo scorso, le storie di personaggi italiani e americani, della politica e della malavita, si intrecciano e tessono una trama della Storia del Novecento. La rappresentazione del passato ha anch’essa un’eco distopica; ma è realtà. Non c’è speranza, solo oscurità, intrico inestricabile, spietatezza, un senso di “vigilia di guerra”. La dimensione intima dell’essere umano è messa da parte, l’individuo è più spesso materia fredda e abile tessitore. Il nodo è nella figura di Carlo Tresca, sindacalista carismatico, antifascista, giornalista, esule negli Stati Uniti dove viene ucciso nel ’43. Più d’uno avrebbe avuto motivi per farlo: Tresca si scagliava con regolarità contro il fascismo, la mafia italoamericana e lo stalinismo.

Quello che conta, e che il romanzo di Deaglio fa emergere con forza, è la connessione strettissima, la permeabilità che è esistita, esiste e (forse, ancora) esisterà tra i diversi ambiti di potere che si incontrano in un mondo di mezzo. Che cos’è che muove, infatti, il destino di un popolo? Ci sono il potere della politica e quello della Chiesa, il potere della finanza e quello della cultura e dell’informazione, il potere dei servizi segreti e quello della malavita. Per comprendere la Storia è necessario avere uno sguardo d’insieme e tenere in mano tutti i fili, ché, se se ne tira uno, non si sa dove andrà a verificarsi la smagliatura. Se i diversi poteri dialogano tra di loro, anche il tempo e lo spazio lo fanno: il periodo fascista e l’epoca presente, gli Stati Uniti e l’Italia – un continuum che sembra privo di confini spaziotemporali. La forte tendenza al biografismo, poi, è forse un monito a non dimenticare che la Storia è l’agglomerato delle storie personali, che ne determinano l’andamento: non si può comprendere del tutto la prima se non si conoscono le esperienze soggettive.

Agile nella scrittura e vivido nelle immagini, La zia Irene e l’anarchico Tresca è un romanzo con un notevole equilibrio tra il peso dei contenuti e la leggerezza del racconto. Deaglio si serve, oltre che di un apparato iconografico incisivo, di un impianto narrativo che spesso procede per quadri, dove gli episodi riportati, quello della camera ardente di Rodolfo Valentino tra gli altri, hanno la forza visiva di una scena cinematografica. Il risultato è il felice connubio tra una materia che è appannaggio della saggistica e uno stile fresco e dinamico che è proprio del romanzo. E il lettore dimentica spesso che quanto sta leggendo non è finzione, ma Storia.

giulia.zagrebelsky@gmail.com

BOOK PRIDE 2018

Il romanzo sarà presentato nel corso dell’edizione di Book Pride di Genova: Giorgio Vasta dialogherà con l’autore il 28 settembre nella Sala Maggior Consiglio.

L’importanza del residuo: Giorgio Vasta e il nuovo Book Pride di Genova: che cosa significa costruire il programma di un festival e quale il ruolo della lettura in un mondo che si trasforma? Matteo Fontanone ha incontrato il direttore creativo di Book Pride a pochi giorni dall’apertura dell’edizione 2018 del capoluogo ligure.

L’Indice dei Libri del Mese è media partner del festival.

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