Filippo Tuena – Com’è trascorsa la notte

Costeggiare il limen

recensione di Giacomo Raccis

dal numero di giugno 2017

Filippo Tuena
COM’È TRASCORSA LA NOTTE
Il sogno
pp. 240, € 20
Il Saggiatore, Milano 2017

Filippo Tuena - Com'e trascorsa la notteUn letto, una stanza, una parete bianca: la notte è appena incominciata quando dalle parole dello scrittore, che giace al fianco della sua amata, prende vita lo spettacolo del Sogno di una notte di mezza estate. Di fronte ai loro occhi si apre la scena, compaiono i personaggi, arrivano attutiti i rumori da dietro le quinte, mentre gli spettatori entrano in una stanza che si è trasformata in lussuoso palazzo. Com’è trascorsa la notte di Filippo Tuena si presenta come una riscrittura della commedia shakespeariana, opera che celebra la magia dell’amore (la magia e l’amore) e che offre allo scrittore l’occasione per condurre la propria donna nel suo universo notturno, dove la realtà è continuamente ricreata dall’immaginazione (“Ma di noi due, lo sai, il tramite tra realtà e fantastico sono io”). Nata come un canto d’amore, la scrittura comincia così a seguire le tracce delle giravolte sentimentali dei personaggi: il matrimonio impedito tra Ermia e Lisandro, quello impossibile tra Elena e Demetrio, l’inganno di Oberon che fa innamorare Titania dell’uomo-asino Bottom, e sullo sfondo la felicità in potenza di Teseo e Ippolita, promessi sposi.
Sono queste diverse manifestazioni dell’amore che trovano riflesso e raddoppiamento in quelle che si materializzano dietro le quinte, dove cadono le maschere e i personaggi lasciano il posto agli attori. Realtà e finzione, nel pieno spirito del Sogno, si mischiano irreversibilmente, creando un gioco di specchi dove tutto è relativo: i corpi si duplicano, gli sguardi si fanno ambigui, gli amori nascono e finiscono. Per mettere ordine in questa rutilante gazzarra serve uno sguardo esterno, distaccato e lucido. Quello che in Ultimo parallelo (2013), uno dei libri più belli di Tuena, era l’uomo in più, “colui che procede incappucciato avvolto in un mantello bruno” e che compare nei ricordi annebbiati di tutti gli esploratori che hanno affrontato il viaggio nell’Antartico, diventa qui Filostrato, il personaggio che non calca il palcoscenico, che scartabella copioni, poemi e romanzi alla ricerca di qualcosa che ne giustifichi la presenza in scena, l’attore costretto a vivere attraverso i libri un’esperienza che il teatro gli ha negato.

Enciclopedia di tutte le arti

Nascono da lui pagine di estrema eleganza e ricchezza, dove la rappresentazione shakespeariana si riflette nelle immagini degli artisti che l’hanno rappresentata (come Füssli) o nelle note dei compositori che se ne fecero ispirare (come Mendelssohn): è un’intera enciclopedia a essere convocata sulla pagina, dove riproduzioni pittoriche e fotografie fanno eco ad analisi psicanalitiche, interrogativi filologici e ricostruzioni aneddotiche. Con metodi già affinati nelle Variazioni Reinach (2005) e nei Memoriali sul caso Schumann (2016), Tuena rilancia il potere immaginativo e conoscitivo di una narrazione che si fa carico di colmare i vuoti lasciati da chi è venuto prima. Così, sfidando la proverbiale leggerezza del Sogno, lo scrittore decide di andare a fondo, per toccare la materia scottante che la parola del bardo aveva aggirato. E il rischio è grosso: “Ma si può andare veramente a fondo? (…). O la cosa è effettivamente impossibile e ogni volta che si prova a costeggiare il limen spuntano le avanguardie dei barbari a ricacciarci al riparo, in territori meno estremi?”.

C’è un personaggio che compare in scena meno di tutti, ma le cui parole condizionano l’intera rappresentazione: Egeo, il sovrano di Atene, che rivolge alla figlia che vorrebbe sposarsi con l’uomo sbagliato una minaccia di morte. E questa è una parola che, una volta messa sul piatto, non può più essere ritirata: “Se  Cupido può comparire in più occasioni, Thanatos è dio che si scomoda una sola volta. Qui è stato semplicemente evocato; comparirà a tempo e luogo”. È un’ombra muta, che lentamente si stende sulla scena e arriva ad oscurare anche quel teatro di ombre cinesi che ha illuminato la stanza degli innamorati. Il tono di chi narra – sia esso lo scrittore, Filostrato oppure le divinità silvestri e astrali che insieme a Puck regolano le sorti di ogni cuore innamorato – si fa progressivamente elegiaco, abbandonando le accensioni proprie della commedia degli equivoci. C’è un’aria da ultima notte; che però, come nel mito di Scheherazade, fa proliferare un racconto che tenta di spostare la conclusione sempre un po’ più in là. Affrontando un classico della letteratura occidentale Filippo Tuena allarga con coerenza il proprio progetto poetico: forte di una lingua sempre più controllata e tersa – vera rarità nella nostra produzione contemporanea – continua a mischiare verità, finzione e possibilità (e stavolta anche un commovente coinvolgimento emotivo) rendendo nuovo uno dei testi più noti della tradizione occidentale e, al tempo stesso, persuadendoci delle capacità creative della parola contemporanea.

giacomoraccis@hotmail.it

G Raccis è critico letterario

Variazioni sull’incompiutezza: sul numero di aprile 2016 Beatrice Manetti commenta Memoriali sul caso Schumann.