Letizia Muratori – Spifferi

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Lo scandalo del fantastico

recensione di Matteo Moca

dal numero di giugno 2018

Letizia Muratori
SPIFFERI
pp. 104, € 15
La nave di Teseo, Milano, 2018
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Letizia Muratori - SpifferiL’ultima prova di Letizia Muratori è stata Animali domestici (Adelphi, 2015), un romanzo breve che dava saggio della sua caratteristica scrittura, sfuggevole e leggera, costruendo una storia ambientata nel quartiere romano dei Parioli, con la definizione di un mosaico famigliare delicato e violento, un romanzo di formazione per una protagonista sulla via di un doloroso affrancamento.
Esce adesso per La nave di Teseo la sua nuova opera, una raccolta di sei racconti che ricade sotto il titolo di Spifferi; si tratta di narrazioni che ancora una volta danno prova della grandezza di una scrittrice sempre lontana da riflettori, discreta nella presenza e fine nello sguardo, che ha dalla sua uno stile unico e ben riconoscibile e soprattutto un mondo da raccontare compiutamente e con arguzia, ovvero quello delle relazioni borghesi, dei legami famigliari e delle loro difficoltà. La scrittura di Muratori si conferma anche qui in grado di trasmettere una luce continua, fatta di parole pazienti, intelligenti e sempre ben ponderate che mirano a creare un tessuto ricco e nello stesso tempo delicato, pieno di emozioni e frammenti di vita, capace di replicare la forza di uno dei suoi certi capolavori, Sole senza nessuno.
I racconti che compongono questa raccolta (Rispondi a Dimitri, Alla deriva in Antartide, Lascialo finire, Questa è la rosa bulgara, Miss Mucca e Ghost Crab i titoli) sono storie che attingono molto dal quotidiano e che ne mettono in luce il carattere fantasmico, rimuovendo dalla superficie degli ambienti e dalle personalità dei personaggi la polvere di realtà che ne offusca la superficie, facendo così emergere un aspetto “spettrale”, per utilizzare una dicitura di Alberto Savinio, che paradossalmente rappresenta il punto “del continuo appalesarsi degli aspetti”, la sostanza e l’essenza vera, spirituale, di ogni situazione. Per Savinio questo era il fine massimo dell’arte, ma c’è da credere che un tale procedimento narrativo rivesta un ruolo fondamentale anche nella scrittura di Muratori che riesce a sorprendere attraverso azioni in apparenza banali ma che si dirigono con lentezza e in maniera impercettibile verso rivelazioni inaspettate e disorientanti.

Il motore del desiderio

Un po’ come nelle fulgide pagine di Sole senza nessuno, anche per i racconti di Spifferi Muratori sceglie il desiderio come motore che guida le esistenze: spesso però, nelle vicende dei protagonisti, l’esplosione di questo desiderio porta a conseguenze nefaste, soprattutto quando sembra trovare la forza di emergere dopo pesante e lunga censura. È il caso di uno dei racconti più belli della raccolta, Alla deriva in Antartide, dove, lontanamente da quanto fatto immaginare dal titolo, la storia si svolge tutta in un interno, la casa di Pietro, maniaco dell’ecologia e pieno di stravaganti idee circa la gestione delle pulizie e degli ambienti, in cui la narratrice in prima persona trova una sistemazione temporanea. I fatti si svolgono durante la notte, quando entrambi non riescono a dormire: la protagonista ripensa agli anni passati con lui (“Del resto si sapeva che saremmo finiti insieme: una solida coppia di zitelli” riflette) e proprio un documentario sulla deriva dei ghiacciai in Antartide scatena una crisi e la risposta piccata e contrariata della ragazza accelera nel giro di poche pagine la narrazione, fino al duro e commovente finale.

Il tema della casa ritorna con forza anche nel racconto che apre questo libro, Rispondi a Dimitri, dove sembra che Muratori trasferisca nelle mura domestiche le ossessioni dei suoi protagonisti e quelle pareti diventino dunque fedeli custodi delle inquietudine personali di un mondo borghese in disfacimento. Una figlia che prepara il trasloco ai genitori ormai troppo anziani per una casa così grande, vuole arrivare a scoprire finalmente la verità su quel molestatore, “Dimitri o Di Mitri” che da molti anni chiama continuamente il numero di quella casa tanto da divenire quasi parte della famiglia stessa e della sua quotidianità. Lo scioglimento della vicenda è spiazzante, così come la scrittura di Muratori che continuamente, dolcemente, lo prepara, con la visita di un’altra casa “la più rassicurante che si potesse immaginare, pulita, piena di libri, chiara, sui toni del verde” che cela un amaro segreto che lega le due famiglie.
In queste narrazioni, il fantastico si manifesta, riprendendo una definizione di Caillois, come “uno scandalo, una lacerazione, un’irruzione insolita, quasi insopportabile nel mondo della realtà”: non ci sono dei veri e propri fantasmi o creature fantastiche, ma c’è quella rottura dell’ordine riconosciuto, “quella irruzione dell’inammissibile all’interno della inalterabile legalità quotidiana”, che rende l’essenza delle cose realmente insostenibile e quindi, inconsapevolmente, rimane sempre offuscata in attesa di una rivelazione.

matteo.moca@gmail.com

M Moca è dottorando in letteratura italiana all’Université Paris Nanterre e all’Università di Bologna

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