Luca Doninelli – La conoscenza di sé

Non divertirsi mai

recensione di Matteo Moca

dal numero di aprile 2018

Luca Doninelli
LA CONOSCENZA DI SÉ
pp. 262, € 17
La nave di Teseo, Milano 2017

Luca Doninelli - La conoscenza di séIn Le cose semplici (Bompiani, 2015), il libro di Luca Doninelli che precede quest’ultima raccolta La conoscenza di sé pubblicata da La nave di Teseo, l’autore era riuscito con successo a costruire un complesso e massiccio romanzo ambientato in un futuro losco, preoccupante e tendente alla distopia, dove a resistere erano solo l’amore e la conoscenza dei protagonisti, in un campo distrutto dalle bombe e dalle violenze. Inquietante era l’asimmetria e il contrasto tra il desiderio intimo e personale di felicità e il mondo che cadeva a pezzi, soprattutto per la distanza in realtà non incolmabile rispetto al nostro mondo di oggi. Con questa nuova raccolta di racconti dal titolo La conoscenza di sé invece Doninelli torna nel mondo attuale, scrivendo quattro storie ambientate nella Milano contemporanea, che mirano proprio a quello che suggerisce il titolo, a divenire un possibile viatico verso la comprensione di sé, azione troppo spesso offuscata dal rumore che ci circonda. Questi racconti sembrano un piccolo mezzo per tentare di scrutare la natura dell’uomo, alla ricerca di significati da dare a silenzi e pulsioni, per provare a raggiungere la meta distante e offuscata del proprio lato oscuro, nel senso di non illuminato: un percorso che muove sempre dalla preoccupazione e dal timore per ciò che dietro il buio si cela. Per fare questo Doninelli indaga, scegliendolo come tema principale della narrazione in tre racconti su quattro, il tema della sessualità, scrivendo storie di dissociazione e di dubbi con la sua classica prosa piana e addomesticata, strumento perfetto per un’indagine così profonda e complessa.

Una raccolta intima che sfocia in interrogativi collettivi

“Intorno ai diciannove anni, Anna cominciò a sentire che c’era in lei qualcosa di molto strano, come un pezzo di macchina che non funzionava. Per la verità questa cose strana c’era sempre stata, ma solo quando fu al primo anno di università Anna di rese conto che era proprio strana, mentre prima le era sembrata quasi normale. Le era sembrato normale questo, di non divertirsi mai”. Si apre così il primo racconto della raccolta, La danza del tempo, che mostra già l’andamento interrogativo di cui si è parlato e che funziona come collante per i quattro racconti. Anna, la protagonista, ha il problema di non riuscire a divertirsi, di non riuscire a capire quando è il momento di farlo e quando invece è il momento di piangere ed essere tristi. Scopre allora la biografia di Boy George, frontman dei Culture Club, e decide che è il momento di cambiare, inventandosi una nuova vita (“Una vita inventata è una vita falsa?”). Al di là del tema dell’identità sessuale, che certo riveste un ruolo importante, l’attenzione di Doninelli si concentra intelligentemente sull’essenza delle relazioni, un interesse che lo porta a porsi un interrogativo ineludibile, come ognuno di quelli che si raccolgono attorno alle cose ultime, riguardante l’identità: “Spesso l’immagine che ci facciamo della felicità è sbagliata, però un’immagine è sempre necessaria. Ma cosa succede se una persona non è più in grado di produrre nessuna nuova immagine? Non credo, rispose la prof, che questa persona possa esistere, ma penso che se esistesse sarebbe per lui come se il mondo fosse finito”. Nel racconto che chiude la raccolta, sembra invece che il Doninelli autore entri direttamente nella storia: un intellettuale di successo vede improvvisamente vacillare ogni sua certezza a causa di una banale lettura in metropolitana, quella di una frase che non riesce a comprendere ed interpretare. Da questo improvviso cortocircuito nascono profondi dubbi sulla propria esistenza che lo portano, alla fine del racconto, ad incontrare il suo maestro di un tempo. L’incontro si trasforma in un dialogo affilato in cui emergono le incomprensioni del passato, un duello epico che utilizza come armi le modalità di interpretazione del mondo. A scontrarsi sono due tipi diversi di intellettuale e scrittore, da una parte quello istituzionalizzato, narcisista e presente nei luoghi giusti, destinato a premi prestigiosi e sempre inseguito da giornali e televisioni, dall’altra invece chi sente la fragilità del mondo, avverte la solitudine e la necessità anche del ripiegamento su se stessi, l’intellettuale quindi che non si misura con il mercato ma solo con la letteratura e le sue domande (“una vita dedicata all’arte alla fine lascia tanti dubbi”). Una raccolta intima questa di Doninelli che però riesce a muoversi da un’introspezione personale a molti interrogativi collettivi, un itinerario che non vuole dare risposte, ma solo fare domande, come il secondo tipo di intellettuale dell’ultimo racconto e come chiunque indaghi con serietà e senza semplificazioni la realtà.

matteo.moca@gmail.com

M Moca è dottorando in letteratura italiana all’Université Paris Nanterre e all’Università di Bologna