Melania Mazzucco – Sei come sei

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Aritmia del tempo

recensito da Beatrice Manetti

Melania Mazzucco
SEI COME SEI
pp. 235, € 17.50
Einaudi, Torino 2013

Melania Mazzucco - Sei come sei - Copertina LibroCome in un’ellisse, in Sei come sei lo spazio narrativo più ampio è collocato nella parte centrale del racconto, ma per trovarne i fuochi è necessario cercare alle due estremità. Il primo accoglie il lettore sulla soglia del testo con la viva voce della sua protagonista, l’undicenne Eva Gagliardi, che sigla con la propria firma il prologo della vicenda quasi fosse un tema scolastico, l’incipit di uno dei romanzi che sogna di scrivere da grande, oppure, più semplicemente, un parziale autoritratto. Perché la storia di Dionigi il Piccolo, il monaco originario della Scizia che tra il V e il VI secolo riuscì a calcolare la data esatta della nascita di Cristo, fondando senza saperlo la cronologia del mondo cristiano, non è una sua invenzione, ma il nucleo del libro che suo padre Christian stava scrivendo quando è morto, a poco più di quarant’anni, in un incidente in moto.

L’intrinseca labilità dei modi di misurare il tempo, la loro natura relativa e fantastica sono anche il reticolo simbolico che innerva l’intero romanzo; soprattutto la misteriosa lacuna che separa l’anno 1 a.C. dall’anno 1 d.C. e che Dionigi non aveva potuto calcolare perché non conosceva lo zero. È in quell’anno sottratto al calendario che Christian Gagliardi avrebbe voluto vivere ed è lì che adesso vuole vivere sua figlia: in una dimensione nella quale ogni cosa è possibile, perché il suo tempo è un altro rispetto a quello degli orologi.

Il suo anno zero Christian l’ha trovato mentre guidava verso Yerevan con il suo compagno Giose per fecondare l’ovulo di una sconosciuta e mettere al mondo la bambina intelligente, curiosa e solitaria, che prende la parola nelle prime pagine del romanzo. Adesso tocca a Eva cercare il suo: oltre la perdita di un padre, la separazione forzata dall’altro, il tradimento dell’amico al quale ha confidato il suo segreto, il linciaggio pubblico da parte dei compagni di classe. Ora che “l’ordine cronologico della sua vita è stato completamente sovvertito” e la sua famiglia non esiste più, non resta che tornare indietro. Risalire il tempo e andare a cercare l’altro padre, l’ex musicista punk-rock che l’ha cresciuta e amata ma che i tribunali hanno riconosciuto disadatto (come il titolo del suo massimo successo musicale) a tenerla con sé, e che adesso vive come un orso in un casale sui monti Sibillini.

Ma le aritmie del tempo sono anche il principio costruttivo del romanzo, che Mazzucco struttura sulla perfetta alternanza di capitoli ambientati nel presente, nel tempo dilatato del ritrovamento e poi del viaggio di ritorno verso Milano, dove Giose sa già che dovrà riconsegnare Eva ai suoi legittimi tutori, e di capitoli ambientati nel passato, che ricostruiscono a ritroso la storia della sua venuta al mondo: l’innamoramento e la convivenza dei suoi genitori, il “concepimento” davanti al San Giuseppe con Gesù di Francisco de Herrera al museo di Budapest, luminosa epitome della paternità indifferente alla biologia, la “gestazione” indiretta ma non meno sofferta sulla rotta Roma-Yerevan.

Melania Mazzucco

San Giuseppe con Gesù, di Francisco de Herrera

In questo tempo a corrente alternata anche le voci dei due protagonisti si passano la mano di continuo, nella padronanza magistrale dell’indiretto libero con cui Mazzucco sposta di continuo la prospettiva del racconto, che sembra procedere anch’esso alla ricerca del suo punto zero. Quel punto è l’altro fuoco dell’ellissi: per la geografia coincide con la capitale dell’Armenia, per Eva con la sua origine, per Giose, e nel sottotesto simbolico del romanzo, con quello che potremmo definire la nascita del padre dalla madre. Nei suoi romanzi “contemporanei”, che a partire da Un giorno perfetto (2005) ha cominciato ad alternare a quelli “storici”, Melania Mazzucco non si è mai sottratta all’impegno di interrogare i nodi più arroventati dell’attualità. Lo fa anche qui, mandando serenamente in frantumi le immagini sclerotizzate dei ruoli genitoriali e l’idea stessa di genitore: le due persone più importanti nella vita di Eva – la madre surrogata che l’ha partorita e il padre putativo che l’ha nutrita, curata, accompagnata a scuola ogni mattina – non sono i suoi genitori biologici.

Ma da scrittrice autentica, Mazzucco lavora con i materiali impalpabili e sfuggenti dell’immaginario – gli stessi che hanno costruito la nostra idea del tempo – e il suo romanzo, più che aggiungere un tassello al dibattito sulla fecondazione assistita e le famiglie omogenitoriali, sembra dialogare a distanza con il tema della scomparsa (e della conseguente nostalgia) del padre che tanta parte ha avuto nel discorso filosofico-psicoanalitico degli ultimi dieci anni, per reintrodurvi il fantasma dialettico che quel discorso ha incomprensibilmente occultato: la riflessione delle donne sull’“ordine simbolico della madre”.

Se Giose sa essere un padre – non il padre edipico che pretende di coincidere con la legge né la figura ideale la cui assenza scatena il godimento distruttivo dei figli, ma un padre che incarna il desiderio, sempre esposto al fallimento, di essere se stessi – è perché ha riconosciuto l’onnipotenza della madre e la gratitudine per la madre: per la propria innanzitutto, l’opaca, modesta signora Pia che ha accolto ogni sua scelta senza battere ciglio, e poi per la vedova armena che in un ospedale di Yerevan gli ha messo tra le braccia sua figlia. “Giose aveva parlato solo tre volte alla donna che aveva partorito Eva (…) Eppure gli capitava quasi ogni giorno di pensare a lei, sperava che fosse felice, e sulla faccia della terra non c’era persona che gli fosse più cara. Le era grato come a sua madre”. È grazie a quel passaggio, così difficile e così ineludibile per venire davvero al mondo, che Giose può essere un genitore: una madre che dona il cibo e la parola e un padre che testimonia il desiderio e il suo limite.

beatrice.manetti@unito.it

B. Manetti insegna letteratura italiana contemporanea all’Università di Torino

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