Alice Hoffman – Il matrimonio degli opposti

Rachel, la ragione per cui Pissarro diventò un grande artista

di Tiziana Merani

Alice Hoffman - Il matrimonio degli oppostiDedicato alla vita di Rachel Pomié Petit Pissarro, Il matrimonio degli opposti è l’ultimo romanzo di Alice Hoffman, che Neri Pozza pubblica nella versione tradotta da Laura Prandino. Il romanzo, che rientra nel genere del realismo magico, è sostenuto da una lingua fluida, poetica, che soprattutto nelle parti narrate in prima persona opera una sorta di incanto sul lettore, stordito dallo zampettio delle lucertole, dalle sfumature di arancione, azzurro e verde dell’isola, dal profumo del gelsomino. La storia inizia in una delle Isole Vergini del Mar dei Caraibi, Saint Thomas, la cosiddetta isola delle tartarughe, avvistata da Cristoforo Colombo durante il suo secondo viaggio verso il Nuovo Mondo – un granello di terra che galleggiava su un mare turchese. É Il 1807, Rachel ha solo 12 anni e da quando ha imparato a leggere trova conforto nella biblioteca del padre, che colleziona affascinanti carte di Parigi – i nonni erano originari di quella città e avevano peregrinato dalla Francia alla Spagna al Portogallo e infine oltreoceano, per sfuggire alla persecuzione ebrea – e volumi rilegati in pelle con titoli in lettere dorate. I racconti di Perrault – narrati dal padre prima, e successivamente letti nella solitudine confortante della biblioteca – alternati ai racconti caraibici di lupi mannari e bestie semiumane, nutrono l’anima e la fantasia di Rachel, che inizia a scrivere storie sue. Ma nel magico mondo della giovane giunge inaspettato l’ostacolo da superare: il padre, i cui affari sono in forte calo, le ha trovato un marito. Rachel, ormai ventitreenne, dovrà sposare un vedovo che ha già tre figli. Ben presto il consorte di Rachel muore e la giovane donna, sfidando giudizi e convenzioni, decide di legarsi al nipote del marito, Frédéric Pissarro, giunto a Saint Thomas da Parigi poco più che ventenne per occuparsi dell’azienda di famiglia. Dal loro amore nascerà Camille, uno dei futuri padri dell’Impressionismo francese, artista rivoluzionario dall’animo ribelle come la madre. Rachel, dichiara l’autrice, era una donna forte, molto indipendente, “che faceva ciò che le piaceva, la donna che vorrei poter essere, sicuramente la ragione per cui Pissarro diventò un grande artista”.

Intervista a Alice Hoffman

Da dove nasce l’idea di scrivere un romanzo sulla vita di Rachel Pomié? É lei, infatti, più che Pissarro la vera protagonista del libro, vero?

Sì, Rachel è il personaggio preminente. In origine avevo pensato di scrivere un romanzo storico su Camille Pissarro ma durante le mie ricerche sull’artista mi sono imbattuta nella figura di sua madre e ne sono rimasta affascinata.

Chi è Rachel?

Rachel è una donna straordinaria che ha sfidato le autorità in tempi in cui le donne avevano pochi diritti, che ha seguito le proprie idee e il proprio cuore. Storicamente non ha una buona fama ma a me piace molto.

Le donne in passato hanno dovuto lottare per avere gli stessi diritti degli uomini. Queste lotte hanno reso le donne più forti?

La domanda è interessante e complessa. Sì, le donne hanno lottato costantemente per i loro diritti. In effetti siamo più forti in molti modi – conoscere le tue emozioni ti rende sempre più forte, che è un’ottima cosa, visto che stiamo ancora lottando.

L’amore e la perdita sono temi ricorrenti dei suoi romanzi. Anche questo libro segue il processo naturale: amore, perdita, guarigione…

Sia l’amore che la perdita sono una presenza costante nei miei lavori, ma aggiungerei anche la sopravvivenza. E una delle ragioni per cui mi piace così tanto Rachel è che riesce a sopravvivere, nonostante le molte perdite. La forza delle donne è qualcosa che non cessa di sorprendermi.

L’elemento magico è una componente importante delle sue storie. Lo è anche nella sua vita?

Per me la magia e la letteratura procedono insieme, di pari passo. Sono cresciuta con racconti di fate, di mito e folklore, che è poi la letteratura delle origini.

E potremmo dire che anche scrivere o narrare una storia è un po’ una sorta di incantesimo.

Sono d’accordo. Scrivere è un incantesimo. E il mio primo contatto col mondo della magia sono state proprio tutte le storie che la nonna mi raccontava quando ero piccola.

Qual era la sua preferita?

Amavo le storie dei fratelli Grimm e le fiabe russe narrate dalla nonna. Ce ne sono un’infinità che adoro ed è davvero difficile sceglierne una, ma probabilmente quella che ha lasciato una maggiore risonanza è stata La Bella e la Bestia.

Lei scrive anche libri per ragazzi. Le fiabe possono essere considerate un trait d’union tra le letture per adulti e quelle per bambini? E preferisce scrivere libri per adulti o per ragazzi?

Le fiabe sono sicuramente adatte a entrambi, sono le fiabe che ci danno la nostra visone del mondo. Mi piace scrivere per ragazzi perché loro sono così pronti a credere alle storie. Ma la narrativa per adulti è quella che preferisco.

Ci sono autori che l’hanno influenzata?

Ray Bradbury è stato uno dei miei autori prediletti. Emily Brontë, naturalmente, che ha scritto il più bel romanzo psicologico di sempre. E Toni Morrison, che personalmente ritengo la più grande autrice vivente.

Che libri sta leggendo in questo momento?

Sto facendo ricerche per il prossimo romanzo, quindi tanta letteratura storica, ma nulla di narrativa.

Di cosa tratterà il libro?

Il prossimo libro, The Rules of Magic, sarà il prequel del mio romanzo Practical Magic. Si svolge a New York negli anni sessanta. Mi sto divertendo a scriverlo come non mi succedeva da molti anni.

t.merani@libero.it

T Merani è scrittrice