Annie Ernaux – Memoria di ragazza

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Scrivere è salvarci dal tempo in cui non saremo mai più

di Simona Rondolini

dallo Speciale Estate 2017

Annie Ernaux
MEMORIA DI RAGAZZA
trad. dal francese di Lorenzo Flabbi
pp. 256, € 18
L’orma, Roma 2017
disponibile su IBS.it

Annie Ernaux - Memoria di ragazzaQuesto romanzo si unisce in una costellazione ideale alle lettere di Emily Dickinson al misterioso “Maestro”: durante la lettura percepivo un tratto masochistico comune. “Margherita – scriveva Dickinson – chiede solo un compito – un modo semplice che ancora non conosce per far felice quel Maestro”. “Dille qual è stata la sua colpa – Maestro – se è abbastanza leggera perché con la sua vita possa espiarla, ne sarà contenta – ma puniscila, non bandirla”. Anche per l’Annie di cinquant’anni fa il ragazzo che la inizia al sesso è da subito un Padrone, “l’Arcangelo” che la elegge a sua favorita: unica reazione possibile, l’obbedienza. Nella trasposizione letteraria, però, il masochismo si rovescia in accanimento sadico: l’Ernaux di oggi insegue ostinatamente ogni dettaglio di quanto accaduto con H, solleva il velo steso dal tempo sui gesti e sulle parole per illuminarli di una luce spietata. Del resto, a che scopo scrivere, “se non per disseppellire cose, magari anche una soltanto (…) che possa aiutare a comprendere – a sopportare – ciò che accade e ciò che facciamo”? Occorre disseppellire la ragazza del ‘58 che, scrive Ernaux, “non è me ma non è una finzione”: quell’Annie D vissuta tra la drogheria di famiglia e la scuola delle suore, che smania per essere accolta dal gruppo dei coetanei; che per la prima volta è oggetto del desiderio maschile e sperimenta il proprio come “disperazione della pelle”.

In che modo disincagliarla dal fondale del passato? Prima di tutto dissociandosi in “lei” e “io”, così da spingersi nell’esposizione dei fatti il più lontano e “il più crudelmente possibile”. Poi scrivendo come se alla fine del libro si potesse morire, per “la paura della pubblicazione o un senso di adempimento” (già in L’occupation Ernaux scriveva: “Ho sempre voluto scrivere come se non dovessi essere presente alla pubblicazione del testo. Scrivere come se dovessi morire, che non ci fossero più giudici”). Infine raccontando la ferita dell’orgoglio che i decenni non hanno saputo sanare, l’umiliazione che ha minato il corpo e causato scelte di vita sbagliate, la vergogna retroattiva che ha nascosto Annie D, “la puttana della domenica”, dietro una facciata di colta rispettabilità.

Scrivere aumenta ancora di più la sproporzione tra l’influenza sulla vita di Ernaux delle due notti passate con H, e il nulla della sua presenza nella vita di lui. Eppure la scrittura è il solo risarcimento rivendicato nei confronti di H: “Non lo invidio,” dichiara l’autrice con fierezza, “sono io che scrivo”. Durante la stesura del romanzo, Ernaux è visitata da un sogno: “Avevo la chiave. Per un istante ho temuto che non girasse nella toppa. Sapevo che dentro non c’era più nessuno. (…). Con mio grande sollievo la serratura è scattata. Sono entrata. Era tutto come nel mio ricordo, (…)”. Se si ha la fortuna che giri nella toppa, la scrittura è una chiave che consente di entrare nei posti dove non c’è più nessuno, per provare a “salvare qualcosa del tempo in cui non saremo mai più” (così si concludevano Gli anni). Forse solo l’io che siamo nei sogni è capace di accettare questa sfida al buon senso, questa impossibilità. Ma vincere la sfida, arrivare al punto in cui è “impossibile cancellare – sacrificare” ciò che si è scritto, basta a lenire il dolore? Immagino Annie Ernaux seduta al suo tavolino sotto la finestra, mentre scrive l’ultima pagina di Memoria di ragazza, e mi chiedo se abbia infine fatto pace con Annie D, se riesca almeno a guardarla con maggiore indulgenza.

S. Rondolini è scrittrice

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