Christopher Bollen – Orient

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Impronte di passi nelle case altrui

recensione di Elisabetta d’Erme

dal numero di maggio 2018

Christopher Bollen
ORIENT
ed. orig. 2015, trad. dall’inglese di Daniela Guglielmino
pp. 677, € 20
Bollati Boringhieri, Torino 2018
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Christopher Bollen - OrientWarning! Attenzione! la lettura di questo thriller potrebbe tagliarvi fuori dal resto del mondo per alcuni giorni, perché è probabile che staccherete telefono e iphones fino a quando non sarete arrivati alla parole fine. Orient, dello scrittore e giornalista newyorkese Christopher Bollen, autore dei romanzi Lightning People (2012) e The Destroyers (2017), unisce infatti a una perfetta macchina narrativa uno stile letterario di gran classe, con un’attenzione quasi poetica per i dettagli. Un uso della lingua raffinato, ottimamente reso dalla traduzione di Daniela Guglielmino. Il plot è mozzafiato, sempre nuovi scenari coinvolgono l’attenzione e la curiosità del lettore, ma il romanzo è anche una spietata, melancolica e a volte ironica analisi delle paranoie della società americana. La storia si svolge a Orient, centro residenziale sull’estrema punta nord-orientale di Long Island, che parte dal porto di New York per spingersi verso est nell’Atlantico. Quest’affascinante location è uno dei protagonisti del libro, con la sua natura estrema, i suoi fari, il ponte che la collega alla terraferma, i rari negozi e drugstores dove gli adolescenti cercano consumistici attimi di felicità, le antiche case d’epoca vittoriana e le ville dei nuovi ricchi: l’intellighenzia newyorkése in fuga dalla Grande mela. “Questi artisti – scrive Bollen – avevano lottato tanto per lasciare i piatti scenari della loro infanzia, abbandonando ogni cosa per scappare a New York, e adesso eccoli lì, disperati di ritornare ai sobborghi, disposti a pagare oscene quantità di denaro per le stesse case e gli stessi quartieri che li avevano intrappolati in gioventù”. Sarà proprio l’insanabile frattura tra la chiusa comunità delle famiglie dei residenti storici e i nuovi arrivati a rivelare “il cuore di tenebra” di Orient, fatto d’avidità, razzismo, pregiudizi, sesso e tradimenti…

Il prologo è affidato alla voce di Mills, un senza-famiglia gay arrivato in autostop a New York dalla California, e finito in un giro di droga. A Manhattan il giovane è raccolto da un vicino, l’architetto Paul Benchley, che gli propone di lasciarsi alle spalle quella vita e accompagnarlo a Orient, dove deve sgomberare una casa ricevuta in eredità: “I genitori di Paul erano morti, sì, ma erano ancora ben presenti in quelle stanze. Mills si domandava quali futuri archeologi avrebbero esaminato i suoi oggetti, e cosa ne avrebbero dedotto. Viveva da diciannove anni, ma temeva che non avrebbe lasciato altra traccia se non fortuiti gruppi di impronte nelle case altrui”. Il resto del romanzo è quindi narrato in terza persona, privilegiando i punti di vista di Mills e di Beth, una giovane donna segretamente in attesa di un bambino che da New York s’è trasferita a Orient col marito (un pazzo performer rumeno), nella residenza di famiglia. Anche Beth è un’artista, seppur in crisi, terrorizzata dal linguaggio dei suoi colleghi, infarcito di teoria critica e citazioni da Lacan, Derrida, Žižek o Foucault.

I Muldoon, proprietari della villa confinante la casa di Paul, sono invece la quintessenza dei vicini odiosi e non si vede l’ora che possano fare una brutta fine, come avverrà in uno splendido coup de théâtre a metà narrazione. Gli altri abitanti non sono da meno e tutta la loro meschinità si rivela quando inizia una serie di morti misteriose: un tuttofare alcolizzato, una simpatica vecchietta… accompagnate a ritrovamenti di resti di orrendi animali mutanti, forse frutto di esperimenti portati avanti dallo stato nella vicina Plum. Con l’aumentare degli omicidi, Orient, un tempo isola felice, è ora dominata dalla paura, deterrente per manipolare importanti decisioni sul futuro assetto urbanistico dell’area…. I residenti si comportano come banderuole, a ogni sviluppo della situazione cambiano schieramento, chi è tra i sospetti, una volta diventato vittima, è trasformato in eroe. In una comunità impermeabile a ogni novità, è naturale che un giovane outsider sia da subito bollato come l’unico possibile assassino, ma Mills conta sulla protezione dell’amica Beth. La ragazza lo introduce nei parties frequentati da artisti e mercanti d’arte, discute con lui e condivide la sua idea che: “l’arte non deve dare risposte, deve solo fare domande”. E sarà infine Beth a coinvolgerlo in una caccia all’omicida che porterà i due amatoriali detective a un tourbillon di scoperte, drammatiche e letali. L’escalation della suspense è estrema fino allo show down finale.
In Orient, Christopher Bollen pone inquietanti domande sulla solitudine, la sicurezza, l’identità, l’esclusione, il degrado ambientale e le paure che scatena in noi chi non appartiene al nostro microcosmo, ma la sua è anche una lucida meditazione sui perversi meccanismi che regolano difficili rapporti familiari, un universo marcio che sembra non offrire altre vie di fuga che nel crimine.

dermowitz@libero.it

E d’Erme è studiosa di letteratura irlandese

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