Daniel Sada – Quasi mai

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Agronomo dall’insolita statura

recensione di Silvio Mignano

Dal numero di giugno 2014

Daniel Sada
QUASI MAI 
ed. orig. 2008, trad. dallo spagnolo di Carlo Alberto Montalto
pp. 448, € 16.50
Del Vecchio, Roma 2013

Daniel Sada - Quasi maiLa trama di Quasi mai è esile fino all’estremo: un uomo qualunque, nel Messico del 1946, diviso tra la passione per una bella prostituta sessualmente spregiudicata e l’amore per l’angelica fidanzata ufficiale, che vive a migliaia di chilometri di distanza e della quale nemmeno ha sfiorato una mano.
Eppure su questa struttura banale Daniel Sada, scrittore messicano prematuramente scomparso nel 2011, costruisce un romanzo divertente e complesso. Il protagonista, Demetrio Sordo, è un agronomo, come il Joseph K di Kafka, e spicca soltanto per l’insolita statura, quasi due metri. Amministratore di un ranch, attraversa la vita nella noia assoluta finché, quasi allo stesso tempo, gli capitano due avvenimenti di segno opposto. Il primo: decide di concedersi una visita a un bordello di lusso di Oaxaca, dove conosce Mireya, prostituta giovane, attraente e aperta a ogni sperimentazione erotica. La seconda: viene obbligato dalla vecchia madre ad accompagnarla a un matrimonio nella cittadina di origine della famiglia, Sacramento. Al termine di un viaggio estenuante che si dipana per giorni tra aereo, treno, corriera, traghetto fluviale e carretti a trazione animale, Demetrio conosce Renata, straordinaria bellezza dagli occhi verdi, che corteggia con tutte le formalità di una società rurale e benpensante.

A partire da quel momento a Demetrio accade di tutto: fughe da un angolo all’altro di un Messico sterminato e deserto, attraversato da strade sterrate e linee ferroviarie lungo le quali ci si smarrisce, preferibilmente di notte; corteggiamenti faticosi e sesso sfrenato; quadretti esilaranti di liturgie familiari e piccoloborghesi; furti, fallimenti e resurrezioni. La narrazione oscilla tra i due poli del sesso e del denaro con un’ironia penetrante che a tratti si fa feroce gusto del grottesco e che riscatta qualsiasi rischio di caduta nell’oleografia. Né vi è traccia di quel realismo magico che è stato per alcune generazioni di narratori latinoamericani una tentazione facile e dagli effetti spesso deludenti. A meno che non si parli di realismo magico nella sua accezione originale, quella bontempelliana. Come Bontempelli, Sada narra infatti le avventure tutt’altro che fiabesche di un uomo qualunque disorientato nella complessità di una vita apparentemente insipida. Non s’incontreranno lungo la strada personaggi immaginari né eventi miracolosi, ma la tinteggiatura surreale sarà data dalla successione di fatti dozzinali e realistici, che tuttavia nel loro sovrapporsi daranno corpo all’assurdo.

Il traduttore rende con perizia una lingua ricca, ma mai eccessiva o incline al barocco. Attraverso reiterazioni, parodie, alternanze di termini ricercati e gergali e perfino accenni di metanarrazione, Sada alimenta una tonalità comica che avvolge tutto il romanzo, che è anche un ritratto della società messicana nel momento del difficile decollo verso l’industrializzazione e l’urbanizzazione, simile sotto molti profili all’Italia post-rurale lanciata in quegli stessi anni verso il boom economico; ma è una denuncia quasi bonaria di quelli che appaiono gli inevitabili mali legati alla crescita di un paese. A prevalere è invece proprio la comicità, a tratti irresistibile, con al centro quello spilungone dinoccolato cui accade di tutto, ma che non perde mai un’irrazionale fiducia nella propria buona stella.

silvitomignano@yahoo.com

S. Mignano è scrittore e diplomatico

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