Elizabeth Jane Howard – Il tempo dell’attesa

Il secondo capitolo della saga dei Cazalet

recensione di Luisa Sarlo

scheda «letterature» dal numero di settembre 2016

Elizabeth Jane Howard
IL TEMPO DELL’ATTESA
ed. orig. 1991, trad. dall’inglese di Manuela Francescon
pp. 640, € 18.50
Fazi, Roma 2016

il-tempo-dell-attesaPerché dovrebbero interessarci le tribolazioni dei ricchi? Il successo della saga dei Cazalet non si spiega solo con questo genere di curiosità: sotto la superficie luccicante del prodotto — una via di mezzo tra Jane Austen e Downton Abbey c’è la tecnica di un’artigiana della scrittura. Howard costruisce il vasto intreccio di vicende familiari con lucida capacità di analisi storico-sociale e ci propone il punto di vista di chi non è considerato protagonista della storia, perché non va a combattere, ma resta a casa: i bambini, i vecchi, le donne soprattutto. Dopo Gli anni della leggerezza (Fazi, 2015; cfr. «L’Indice» 2016, n. 2) ecco il secondo romanzo della saga: nel settembre del 1939 ritroviamo la famiglia Cazalet riunita a Home Place davanti alla radio in un silenzio sconvolto per la notizia dell’inizio della Seconda guerra mondiale. Mentre l’emergenza bellica impegna gli uomini lontano da casa, la villa di campagna accoglie chi fugge dai bombardamenti su Londra. La guerra entra nella quotidianità: le finestre devono essere oscurate, le cuoche si ingegnano ad allestire con il cibo razionato i pasti di una famiglia esigente, aerei nemici solcano il cielo e a volte precipitano dietro casa, le donne aiutano le infermiere di Mill Farm a curare i soldati feriti. Le tre giovani cugine sono stanche di essere sempre trattate da bambine. Polly diventa ogni giorno più carina (ma non deve saperlo, altrimenti si monterebbe la testa); è la più spaventata dalla guerra, la più indecisa sul suo futuro: sogna di arredare una casa con oggetti bizzarri. Louise ottiene il permesso di iscriversi a un corso di recitazione a Londra; vuole emanciparsi, compra un paio di pantaloni, affronta con tutta la sua inesperienza le prime esperienze amorose. Clary si separa con dolore dal padre, arruolatosi in marina, e promette di prendersi cura di fratello e matrigna; vorrebbe fare la scrittrice, ma è a corto di idee. La sua scrittura entra nel romanzo attraverso esilaranti pagine di diario e struggenti lettere per il padre. Per cercare un buon soggetto per un racconto, stila una lista «di tutte quelle cose di cui secondo lei la gente evitava di parlare» tra le quali il sesso, le mestruazioni, la morte, il parto, la nausea, i difetti delle persone, la paura, l’adulterio, «gli ebrei, e come mai la gente ce l’aveva tanto con loro», «gli aspetti penosi della vita da bambini», «la possibilità di perdere la guerra». Fino al prossimo romanzo non sapremo se Clary realizzerà i suoi progetti letterari, ma Howard, da questa lista, ha già attinto a piene mani.