Javier Marías – Berta Isla

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Un romanzo dell’attesa

recensione di Veronica Orazi

dal numero di luglio-agosto 2018

Javier Marías
BERTA ISLA
ed. orig. 2017, trad. dallo spagnolo di Maria Nicola
pp. 488, € 22
Einaudi, Torino 2018
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Javier Marìas - Berta IslaBerta Isla è il quindicesimo romanzo di Javier Marías e narra le intricate vicende della protagonista, il cui nome dà il titolo al romanzo, e di suo marito, attraverso una trama che coinvolge servizi segreti, spionaggio e una serie di avventure con altrettanti colpi di scena. Nonostante questo, però, Berta Isla non è una spy story, né un poliziesco o un thriller: niente del genere. L’autore ha affermato che lo si potrebbe definire un romanzo sobre la espera; un’attesa che nasce da un’aspettativa, riflesso dell’esperienza elaborata nel ricordo, che predispone appunto un orizzonte d’attesa. Il romanzo riflette il meccanismo in base al quale la percezione fisica e mentale sedimenta e dà forma al ricordo, che non è statico ma sempre dinamico e cangiante e viene plasmato attraverso una metamorfosi costante. Questo meccanismo, la percezione dell’esperienza che si trasforma in ricordo, fa emergere il rapporto tra passato (l’esperienza e la sua percezione) e presente (la fissazione del vissuto in ricordo, destinato a evolversi nel tempo). Si tratta di dinamiche che investono il vissuto umano e, naturalmente, anche la visione dell’altro. E, come in Berta Isla, è proprio nel rapporto con l’altro che tutto ciò si complica, per la reciprocità che lo caratterizza; e se la stessa condizione umana esclude di potere avere una prospettiva completa di alcunché, a maggior ragione ciò vale per il contatto con chi abbiamo di fronte, perché in gioco non vi è più una sola soggettività. Procedendo nella lettura, ci accorgiamo che tutto questo è strettamente legato alla relazione amorosa, nella quale la dimensione reciproca della percezione-esperienza-ricordo rende più articolato il rapporto, complicato dalla componente emotiva e affettiva alla base di questo genere di interazione, di cui rappresenta l’elemento chiave. Nel rapporto d’amore, dunque, l’impossibilità di conoscere fino in fondo l’altro è consustanziale al contatto tra due individui e alla loro esperienza che, anche in questo caso, sarà parziale e in costante evoluzione. Nel corso di questa inarrestabile metamorfosi, i due colmeranno le lacune conoscitive in modo autonomo, del tutto soggettivo e slegato dalla realtà, tentando di completare un mosaico che resterà sempre evanescente e sfuggente, nonostante l’affannosa aggiunta di tasselli.

L’esperienza di tutto questo rappresenta uno strumento di indagine e di conoscenza (di sé e dell’altro) che il romanzo insinua nella mente del lettore per poi alimentarla, quasi per sfida. L’autore attraverso questo meccanismo riesce a mostrare l’impossibilità di conoscere l’altro e il sentimento che due soggetti provano (in che termini? fino a che punto?), solo in apparenza reciproco, perché questa pretesa reciprocità è un’aspirazione destinata a rimanere tale. In Berta Isla, nelle dinamiche tra due persone, tra due amanti, niente è più apparente e infondato della reciprocità; perciò, concetti come “lato oscuro dell’amore”, “amore imperfetto” sono frutto di una distorsione che nasce dall’illusione di poter conoscere, di poter avere esperienza completa della realtà e dell’altro. Capitolo dopo capitolo, capiamo che entrambi i concetti si basano su presupposti distorti e illusori, che tradiscono la necessità dell’individuo di classificare tutto, di delineare il perimetro esatto di ciò che non è incasellabile in una definizione, in una misura, e che per questo risulta destabilizzante: la pretesa di conoscere (cioè, di possedere) la realtà e l’altro è la risposta spontanea al bisogno di certezze, che di per sé è inappagabile, perché viviamo in un flusso discontinuo e in perenne trasformazione, di cui percepiamo l’andamento ondivago. Insomma, non conosceremo mai l’altro, perché l’esperienza che ne faremo sarà sempre limitata: è contro questo insopportabile senso di precarietà che, come i protagonisti, elaboriamo una forma di difesa, a garanzia del nostro equilibrio, immaginando ciò che ignoriamo per infittire la trama sgranata della sua immagine.

Una riflessione sconcertante, che spesso non abbiamo il coraggio di far diventare consapevolezza, alla quale non vogliamo arrenderci. Ecco, è a questa complessità che Marías dà forma in Berta Isla, servendosi di una trama incentrata sulle vicissitudini di una coppia, sullo sfondo di una trama che ammicca alla spy story, al poliziesco, all’avventura e che per questo risulta rassicurante per il lettore, il quale poco a poco viene implicato in una riflessione su di sé, sul suo rapporto con la realtà e con l’Altro, in modo inconsapevole, attraverso una scrittura che rievoca la pluralità del reale ricorrendo alla molteplicità dei punti di vista (quello della protagonista, di suo marito, di altri personaggi, del narratore onnisciente). Il lettore, attirato dai temi e dalle tecniche narrative in una trama che solo all’apparenza è ciò che sembra, finisce irretito in una riflessione più complessa, su ciò che consideriamo reale, sulla possibilità – inesistente – di conoscere il mondo che ci circonda e gli individui con cui interagiamo. Marías, ancora una volta, ci coinvolge con la sua capacità narrativa, con una tecnica di scrittura che combina romanzo e riflessione esistenziale, per regalarci, di nuovo, un’opera che è anche uno strumento di indagine per i più coraggiosi che oseranno accogliere gli spunti di riflessione che il dialogo con lo scrittore offre.

veronica.orazi@unito.it

V Orazi insegna letteratura spagnola all’Università di Torino

Ogni realtà è necessariamente parzialeVeronica Orazi intervista Javier Marías sul numero di luglio/agosto 2018.

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