Marilynne Robinson – Lila

L’arrivo della grazia

recensito da Carla Ammannati

Marilynne Robinson
LILA
ed.orig. 2014, trad. dall’inglese di Eva Kampmann
pp.273, € 20
Einaudi, Torino 2015

Con la pubblicazione di Lila si conclude il ciclo narrativo della grande scrittrice statunitense Marilynne Robinson (Idaho 1943) ambientato nella cittadina di Gilead, nel cuore dell’Iowa. Gli altri due romanzi sono Gilead (Einaudi 2008) e Home (Einaudi 2011), tutti tradotti da Eva Kampmann. Romanzi che hanno ricevuto i più importanti premi letterari negli Stati Uniti. L’autrice è di fede protestante calvinista, informazione non secondaria per accostarsi alla sua opera, dal momento che essa è attraversata da riflessioni di carattere teologico e le domande ultime sull’esistenza, sul mistero insondabile della vita e dei sentimenti umani, costituiscono il centro delle sue storie. In questo terzo romanzo il personaggio di Lila dichiara di chiedersi perché le cose succedono come succedono. La domanda è il filo di Arianna che ci guida nella lettura di questi libri.

Ordine verso disordine

Marilynne Robinson - LilaI primi due ruotano intorno agli stessi personaggi: l’anziano pastore congregazionalista John Ames, la sua giovane moglie Lila e il loro bambino da una parte, il vecchio pastore presbiteriano Robert Boughton e due dei suoi figli dall’altra. Lega i due vecchi uomini di chiesa un’amicizia antica, fraterna. Siamo nell’anno 1956 in entrambi i romanzi e numerose sequenze narrano addirittura gli stessi eventi o le stesse scene. Cambia, tuttavia, il punto di vista, la voce e lo sguardo di chi narra. Immaginiamoci, dunque, il contesto: una cittadina sperduta in mezzo a distese sconfinate di campi di granturco, due religiosi che sono invecchiati all’interno di famiglie numerose, piene di conflitti, di difficoltà, e poi sono rimasti soli. La condizione della solitudine e della perdita connota le loro vite.
Fino a quando Boughton trova conforto nel ritorno a casa di due degli otto figli, per quanto portatori di enormi ferite private, e John Ames, che ha perso una prima moglie e una bambina al momento del parto, incontra di nuovo l’amore, in modo inaspettato, il giorno in cui entra nella sua chiesa una giovane donna che non sa dove andare e come sia arrivata lì. Si tratta di Lila, che sposerà e da cui avrà un bambino. Di lei, della sua vita passata, Ames non riuscirà a sapere nulla, il suo è un amore assoluto, Lila è l’arrivo della grazia dopo tanto dolore. Per quanto minata da insicurezza continua, inconsolabile. E dal sentimento della precarietà, giacché è un vecchio malmesso. Ecco, questo terzo romanzo, Lila, attraverso una narrazione in terza persona dal timbro di una limpidezza che ricorda le migliori pagine di Margherite Yourcenar, ci racconta la vecchia vita di questa ragazza raminga, viaggiatrice per le strade d’America. E ci racconta la sua gravidanza. Il tempo, denso d’incertezza sul futuro da scegliere, fino alla nascita del bimbo in un giorno freddo e nevoso di marzo. Fino alla ferita di quando lo avevano separato da lei. La mente sempre assediata dalla tentazione di tornare a riprendere il suo cammino.

Della dura storia di Lila prima dell’incontro con il vecchio, non si dirà nulla in queste righe, per non rovinare il piacere di una eventuale lettura. E’ da sottolineare, invece, che l’opposizione chiave nel lavoro letterario di Marilynne Robinson, ordine vs disordine, è presente già in un suo primo, giovanile romanzo (assai apprezzato, per altro, da Doris Lessing), Housekeeping, del 1980 (Padrona di casa, Serra e Riva 1986). L’immagine di apertura lì è uno spettacolare deragliamento. In una cittadina dal nome (fittizio) di Fingerbone, sulle rive di un lago montano attraversato da un lungo ponte ferroviario, un treno esce dalle rotaie e precipita nell’acqua affondando come un sasso. Questo fotogramma iniziale diviene la figura centrale dei testi della scrittrice americana, la metafora più ricorrente. In quel romanzo saranno una ragazzina e una donna adulta, sua zia, a non sentirsi all’altezza del governo di una casa. Deraglieranno verso una vita strampalata, salteranno sui vagoni merci per spostarsi da un posto senza nome a un altro. Ma anche nella trilogia di Gilead una moltitudine di personaggi, in seguito a un abbandono, alla mancanza di mezzi di sussistenza o a una colpa insostenibili, esce dalle rotaie, lascia per sempre stile di vita e comportamenti socialmente accettabili e abbraccia il disordine della peregrinazione, del vagabondaggio. In un itinerario ad inferos che conosce anche la galera, il delitto o la prostituzione. Così Lila, davanti all’uomo innamorato, a cui pure lei è attaccata, ha paura di dire qualcosa di ignorante o di folle. Lui potrebbe chiederle di andarsene. Lila, creatura di estrema sensibilità e intelligenza, avverte la viandanza come un destino, teme di non potervi sfuggire. E’ diffidente e questo non la aiuta a capire. Può solo ripetersi quello che il vecchio le dice. Che dobbiamo occuparci delle cose che possiamo sperare di capire.

C. Ammannati è scrittrice e insegnante