Patrick Modiano – Ricordi dormienti

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Le segrete intermittenze della memoria

di Mariolina Bertini

Patrick Modiano
RICORDI DORMIENTI
ed. orig. 2017, trad. dal francese di Emanuelle Callat
pp. 83, € 15
Einaudi, Torino 2018

“Risalire nel passato è molto romanzesco. È quasi come un enigma poliziesco: i ricordi sono andati in frantumi, i particolari non si collegano necessariamente gli uni agli altri…. È questo che mi ha sempre intrigato. È su questo che scrivo, libro dopo libro”. Così Modiano spiegava, in un’intervista a François Busnel del 2014, quel costante ricorso di temi, luoghi e personaggi che è la caratteristica più evidente della sua opera , il tratto che gli consente di portare avanti, attraverso una pratica personalissima della variazione, una ricerca di implacabile coerenza.

In Ricordi dormienti questa esplorazione del passato approda agli anni sessanta. Anni decisivi per l’autore, che in quel decennio tocca il fondo di un doloroso sperdimento. Ma anni decisivi anche per Parigi, in cui si avviano le più grandi trasformazioni urbanistiche dopo quelle del barone Haussmann, con la drastica modernizzazione di Montparnasse, della place d’Italie, della zona delle Halles, di Belleville. “Nel corso degli anni 1963 e 1964 – leggiamo in Ricordi dormienti – sembrava che il vecchio mondo stesse trattenendo il fiato un’ultima volta prima di crollare, come tutte le case e i palazzi dei sobborghi e della periferia che stavano per essere demoliti. Noi che eravamo molto giovani abbiamo avuto la possibilità di vivere nelle vecchie scenografie per qualche mese ancora”. È in una scenografia di questo genere, in un caffè del fatiscente Boulevard de la Gare, che nel 1964 il narratore di Ricordi dormienti incontra quotidianamente una giovane donna, Geneviève Dalame. I due si sono conosciuti in una libreria esoterica, sfogliando, affascinati, volumi sull’“eterno ritorno” e sulle presenze angeliche. In realtà il mondo dell’esoterismo, che sembra offrir loro pace e sicurezza, ha tratti ambigui e serve da paravento a figure di ingannevoli predatori. Ce ne offre un esempio la dottoressa Péraud, seguace di Gurdjieff, che vuole attirare Geneviève a vivere in casa sua. Nel suo passato, c’è l’ombra di una giovane donna scomparsa; piccoli indizi inquietanti ci fanno comprendere poco a poco quanto pericoloso sia lo charme suadente di questa donna e del suo silenzioso salotto che si affaccia su un giardinetto innevato. Dopo un’ellissi tipicamente modianesca, ritroviamo Geneviève nel 1970, sfuggita al vampirismo di Madeleine Péraud e madre single di un piccolo Pierre. Il condominio nel quale la vediamo entrare ha un indirizzo che è una strizzata d’occhio al lettore: rue de Quatrefages, 5. È la casa abitata da Georges Perec dal 1960 al 1965. Modiano evoca spesso il fantasma fraterno dell’autore di La vita istruzioni per l’uso, sensibile come lui alla sparizione della vecchia Parigi popolare e alle segrete intermittenze della memoria.

Dopo la vicenda di Geneviève Dalame, l’altro filo narrativo che siamo chiamati a seguire in Ricordi dormienti ci porta nell’estate del 1965, quando il narratore prende sotto la sua protezione una ragazza che ha ucciso involontariamente il losco individuo che la importunava. È il tema di un romanzo di Modiano del 1985, Quartier perdu, non ancora tradotto in italiano; c’è da sperare che qualche editore rimedi presto a questa lacuna, perché quel suggestivo giallo sulla vita notturna della rive droite è certamente tra i capolavori dello scrittore.

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