Tullio De Mauro – Il valore delle parole | Linguistica

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Per una definizione di semantica

di Bianca Maria Paladino

Tullio De Mauro
IL VALORE DELLE PAROLE
con un saggio di Stefano Gensini,
pp. 204, € 10,
Treccani, Roma 2019

Il breve e complesso saggio che presentiamo è il medesimo pubblicato nel 1982 nella “Enciclopedia del Novecento” dell’Istituto della Enciclopedia Italiana: un’opera ambiziosa, volta alla compilazione di temi ampi della cultura a cui collaborarono i migliori intellettuali italiani e stranieri di quegli anni. La Treccani ripropone il testo in forma di volume, in una collana dal titolo “Voci”, con un’ampia introduzione di Stefano Gensini che evidenzia l’innovativa impostazione interpretativa della Semantica formulata fin da allora da De Mauro e ne fa il punto sugli sviluppi successivi. Pur trattandosi di una riproposizione editoriale, il cui valore di documento storico è innegabile, il testo conserva intatta la rigorosa ed efficace impostazione metodologica attraverso cui si delinea il quadro teorico e terminologico per lo studio del significato, destinato ad allargarsi dalla linguistica a saperi e discipline diverse fino alle neuroscienze e l’intelligenza artificiale. Per poter definire l’oggetto della Semantica, chiarisce De Mauro, fondamentale è partire dall’accezione che le diamo, visto che il termine viene utilizzato per indicare un settore di studi, ma anche la materia di cui quel settore si occupa. Quindi l’obiettivo della trattazione è: far valere la coerenza teorica e la produttività conoscitiva d’un punto di vista unitario sui problemi connessi a ciò che diciamo “significato”, sbozzare, in un modo che sia  critico ed autocorregibile, le linee di una semantica “integrata”, la quale si qualifichi come parte di una teoria generale dei segni. Dunque, solo dimostrando la sua aporeticità costitutiva, vale a dire la capacità di mettersi continuamente in discussione, rigenerandosi (l’espressione è nostra), assume la natura di una scienza avanzata. Egli perviene a tale risultato grazie all’approfondimento filologico del pensiero saussuriano – fondamentale è l’edizione da lui commentata al Corso di linguistica generale (1967) di F. De Saussure – contribuendo a depurarlo dalle semplificazioni e rigidità della vulgata strutturalista, e dallo studio di Ludwig Wittgenstein. Nel 1963 aveva pubblicato la Storia linguistica dell’Italia unita, che ha di fatto inaugurato la sociolinguistica in Italia; nel 1965 Introduzione alla semantica. In Senso e significato del 1971 si era posto in dialogo diretto con i maggiori linguisti del tempo: Chomsky, Martinet, Prieto. Insomma, la sua formazione di linguista, di fine glottologo, aperto alla filologia e alla filosofia, si rivelava coerente all’impronta del maestro Pagliaro, il maggior specialista in semantica dell’epoca. Ma quali  sono stati i passaggi necessari per giungere alla definizione di una semantica “integrata”?

La vera innovazione apportata da De Mauro al pensiero di Saussure è consistita nello sdoganare la lingua dal sistema statico dettato dalle sue proprie regole individuando come componenti interne ad essa il doppio sistema di classificazione del significante (arbitrarietà e linearità del segno) e significato, il tempo (contesto storico) e la massa dei parlanti (la società); ha restituito la vitalità alla Langue; ha riconosciuto che essa ha delle categorie stabili, ma non logicamente astratte e chiuse: queste, pur mutando, consentono la comunicazione nel corso della storia (sincronia e diacronia). Ha inoltre evidenziato la dimensione mentale del linguaggio avendo i parlanti la necessità di comprendersi. Quindi ha delineato una teoria dei codici semiologici a partire dal diverso modo che questi hanno di organizzare i contenuti, evidenziando che la capacità autoriflessiva nell’attività linguistica umana consente la decodifica del segno per capire in che ambito di conoscenza ci troviamo di volta in volta. Ha ipotizzato cinque tipologie di codici, da quelle più elementari come le segnaletiche, il calcolo a quelle più complesse come il linguaggio verbale, gestuale, animale e le lingue storico-naturali. Ha infine individuato e descritto i processi strutturati di comunicazione e significazione per dimostrare la fondatezza della teoria sul piano empirico. In Minisemantica, del 1982,  riprende questi temi. Ma in Capire le parole, del 1994, De Mauro affronta il tema dell’asimmetria fra “parlare” e “capire”; dell’insostenibilità della nozione di “codice” di fronte al carattere interpretativo dello scambio linguistico; della riferibilità del significato ad un’area mentale inaccessibile alla trattazione linguistica. Segnali questi che gli sviluppi teorici della semantica andavano rivisti alla luce delle risultanze di studi scientifici come le neuroscienze che avevano chiarito il nesso tra  meccanismi cognitivi e linguaggio. Il periodo dal 1999 al 2007 è segnato dalla realizzazione del Gradit, Grande dizionario italiano dell’uso, un repertorio lessicografico che attinge anche alla lingua parlata. Maggiore interesse oggi riscuote la linguistica cognitiva di seconda generazione che si concentra sulle implicazioni mente-corpo del significato (embodied), le componenti figurative del linguaggio, la mente metaforica o i rapporti tra linguistica e psicologia, ma, appunto sono la riprova che la semantica, nella giusta prospettiva di De Mauro, si “integrerà” sempre più con altri ambiti di sapere e strumenti di indagine.

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