L’autunno tedesco: gli anni di piombo della Germania

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dal numero di settembre 2018

Primo piano – Lotta armata

Gli anni di piombo della Germania di Bonn sono qui ripercorsi da Hannes Krauss attraverso la narrativa di Heinrich Böll (1917-1985) e di Friedrich Christian Delius (classe 1943), autore di una trilogia centrata sul terrorismo. Alla rassegna del germanista di Essen, si aggiunge una testimonianza eclatante: due lettere di Christa Wolf (1929-2011) di recente pubblicazione in Germania. La prima recapitata nel 1991 a Inge Viett, terrorista della Raf che, braccata in occidente, aveva a suo tempo cercato riparo nella Ddr; tradotta dopo la riunificazione nel carcere di Coblenza, era in attesa di processo. La seconda missiva è indirizzata nel 1992 a tre detenute di Rebibbia: Anna Laura Braghetti e Claudia Gioia, ambedue coinvolte nel sequestro di Aldo Moro; la terza brigatista – Cecilia Massara – in carcere per rapina a mano armata. Grazie alla mediazione di Rossana Rossanda e del Centro Virginia Woolf, le tre donne avevano fatto pervenire a Wolf una riflessione sulla figura di Cassandra, protagonista dell’omonimo romanzo tradotto da Anita Raja (e/o, 1983).
Quali i punti di contatto tra i diversi materiali? Da una prospettiva differente sia per ragioni ideologiche che anagrafiche, questi autori sentono la necessità di scavare oltre la versione mediatica del terrorismo, riportando alla memoria le urgenze irrisolte della storia tedesca, l’ansia di giustizia di una gioventù “capace di vedere” che si è dannata nella violenza. All’ombra di Stammheim si sgranano i conflitti interni di un paese a lungo ubbidiente vuoi alla lex dell’anticomunismo occidentale – il Berufsverbot della Germania di Bonn risale al 1953 – vuoi al soffocante controllo dettato da Mosca nella Ddr. A est come a ovest è la sconfitta dell’utopia. Ma in una società priva di respiro etico resiste l’orgoglio della memoria: “Il nostro passato non tramonta”, scrive Christa Wolf, facendo eco alle voci di Rebibbia. Certo, una consonanza difficile. Eppure, come nella fiaba dei fratelli Grimm ripresa da Delius, le ossa del bambino massacrato di botte dai familiari si fanno ali di uccello, e quel bisogno di utopia continua a cantare.
Infine Chiara Stagno, studiosa di una generazione successiva, ci aiuta a fare un po’ di ordine nella terminologia corrente e a capire se esiste, e in che cosa consiste, uno specifico femminile nel racconto dell’esperienza della lotta armata.

Anna Chiarloni

Gli anni di piombo della Germania di Bonn

di Hannes Krauss

In Germania il concetto di terrorismo politico è strettamente collegato con la Raf (Rote Armee Fraktion), un’organizzazione che mirava a rivoluzionare la società tedesca occidentale con il metodo, importato dall’America Latina, della guerriglia urbana. Tra il settembre e l’ottobre del 1977 – il cosiddetto “autunno tedesco” – l’attività della Raf raggiunse l’acme con due azioni clamorose: il rapimento di Hanns Martin Schleyer, presidente di un gruppo imprenditoriale, e il sequestro di un aereo della Lufthansa col suo carico di turisti. In ottobre seguì il suicidio di Andreas Baader, Gudrun Ensslin e Jan-Carl Raspe, tre terroristi di punta, nel carcere di Stammheim, dove l’anno prima si era impiccata Ulrike Meinhof. Come era arrivata la Germania di Bonn a questo stato di emergenza? Ripercorriamo le tappe e gli umori dei vari raggruppamenti che animavano la scena politica di quegli anni.

Dall’inizio del settanta si era progressivamente esasperata sia la violenza del movimento di protesta studentesco, sia l’assoluta indisponibilità al compromesso delle istituzioni governative. Il risultato? La deriva da radicalismo verbale ad azione bellica divenne la cifra corrente di quel tempo. In un sondaggio del 1971 il 25 per cento dei tedeschi sotto i trent’anni dichiarava simpatia per la Raf. Ecco l’analisi di un protagonista, il noto scrittore Peter Schneider, che un decennio dopo traccia un autocritico bilancio del movimento studentesco: “L’idea di guerriglia urbana e di lotta armata nelle metropoli non era solo il prodotto di un paio di teste calde isolate. Era alla base del sentire comune della generazione del ’68 e veniva esposta con una chiarezza oggi impensabile in assemblee affollate da migliaia di partecipanti. Certo, la discussione veniva condotta con un fondo d’innocenza: il movimento non era ancora approdato alla strategia della lotta armata e non era quindi tenuto a confrontarsi con quella specifica prassi terrorista. Quando poi gruppi quali il ‘Due Giugno’ e la Raf presero a fare sul serio, quel flirt teorico con la lotta armata virò rapidamente verso un frettoloso distacco. Una delimitazione di campo muta, quasi afasica, analoga alla presa di distanza da altre teorie di quegli anni che nel frattempo si erano rivelate illusorie o sbagliate. Quanto al confronto col proprio passato politico, si potrebbe dire che i figli non si siano comportati meglio di quanto avessero fatto i loro padri dopo la guerra: invece di rielaborare quella teoria della violenza praticata negli atenei, preferirono infatti rimuoverla, abbandonandola alla selezione naturale della storia. Fu così che dopo la sconfitta del movimento di protesta diventammo da un giorno all’altro democratici, non-violenti, e si cominciò pure a leggere la Costituzione. A seguire nessuno si definì più marxista ma semmai di sinistra, non più rivoluzionario bensì radicale – tutti scaricando fuori bordo e di buona lena ciò che quelle antiche parole comportavano (…). L’incombere dei violenti eventi successivi sostituì di fatto il processo di rielaborazione dei propri trascorsi politici”. A tutt’oggi nella discussione sul terrorismo dominano luoghi comuni e parole d’ordine. Nessuno dei due fronti contrapposti ha prodotto un onesto e (auto) critico ripensamento di questo periodo postbellico che in Germania ha mutato in modo permanente lo stato liberale di diritto. Solo un paio di scrittori hanno cercato d’indagare con i mezzi della letteratura le motivazioni profonde dei terroristi, facendo emergere gli aspetti reconditi di quegli accadimenti. Il testo più noto è sicuramente il breve racconto di Heinrich Böll L’onore perduto di Katharina Blum (1974 – ripreso da Volker Schlöndorff nell’omonimo film del 1975). L’autore, che già nel 1972 con un articolo sullo “Spiegel” – Ulrike Meinhof vuole la grazia o un foglio di via? – era intervenuto a favore di un ponderato confronto politico con i terroristi, descrive nel racconto come la violenza possa nascere e svilupparsi a causa di una certa cronaca giornalistica perennemente a caccia di sensazionalismo.
Anche in testi successivi – per esempio Occupazione preventiva (1979) – Böll riprenderà il tema attirandosi peraltro un coro di critiche.

Alla stessa problematica si riaggancia Friedrich Christian Delius ma in maniera più circonstanziata, grazie anche alla sua esperienza berlinese di redattore presso il “Wagenbach-Verlag”. In un colloquio con il sottoscritto l’autore ricorda: “Nei primi anni settanta – la Raf era alle prime mosse – proprio in redazione c’erano due persone che chiaramente mostravano tendenze analoghe. Allora lo intuivo vagamente ma oggi posso dire che Klaus Wagenbach ha letteralmente sostenuto la Raf con un lancio editoriale programmato, malgrado la maggioranza della redazione fosse contraria. In quel clima, contrapporsi alla visione di un preteso neo-fascismo, un concetto sul quale faceva perno tanto la Raf quanto lo stesso Wagenbach con i suoi agit prop, non era semplice. Non bastava dire che si trattava di sciocchezze, era necessaria un’argomentazione ragionata, cosa allora difficile sia per me che per gli altri scettici. Io sentivo solo una contrarietà di pancia – e questo certo non era sufficiente. (…) D’altra parte tirarsi indietro era impossibile, chi simpatizzava per la Raf cercava di ricattarti appellandosi alla solidarietà, era qualcosa di più della pressione di un solo gruppo, tanto che fu questo rapporto conflittuale con la Raf che finì per lacerare la casa editrice con quella sua complessa stratificazione individuale, facendo saltare l’intero collettivo”.

Successivamente Delius fu tra i fondatori del “Rotbuch-Verlag”, per dedicarsi poi, attraverso una narrativa oculata, al tentativo di scavare sia sotto la superficie delle azioni provocatorie della Raf, che sotto i proclami dei fronti contrapposti. Tre sono i romanzi in cui lo scrittore descrive le motivazioni e le angosce…

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