Il mare non bagna Genova

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di Giorgio Morbello

Voi siete in gabbia, noi siamo il mondo. PuntoG. Il femminismo al G8 di Genova (2001-2021) - Monica Lanfranco - copertinaCome era giusto e prevedibile, nell’estate del 2021 sono uscite numerose pubblicazioni per il ventennale del G8 di Genova, svoltosi tra il 19 e il 22 luglio del 2001. Quattro giorni che non solo hanno rappresentato un punto di svolta nella vita delle centinaia di migliaia di persone che erano presenti, ma che hanno creato un vero e proprio spartiacque nella storia italiana recente. Oggi esiste un prima e un dopo Genova 2001: la legge sulla tortura, che in Italia è entrata in vigore solo nel 2017, la fine di un movimento globale, spazzato via dai manganelli della repressione, la rottura del rapporto fiduciario tra cittadini e forze dell’ordine sono solo alcune delle conseguenze che, nel bene e nel male, quei fatti hanno portato. Monica Lanfranco, in Voi siete in gabbia, noi siamo il mondo, racconta le radici femministe presenti nel Social forum. La “gabbia” del titolo fa riferimento alla famigerata “zona rossa”, il centro di Genova chiuso da inferriate dentro il quale si riunirono gli otto potenti della terra con i loro staff per poter discutere lontano dai manifestanti. Lidia Menapace, Vandana Shiva, la stessa Lanfranco presente nel collettivo dei portavoce del Genova Social forum, illuminano nel testo i racconti al femminile, passando dai temi più consolidati del dibattito sulla globalizzazione ai vissuti delle persone presenti a Genova, senza trascurare le ricadute dell’impegno politico nelle sfere del privato e degli affetti. La presenza femminista in quei contesti, come racconta l’autrice, prese vita da un altro appuntamento fondamentale: il meeting internazionale “Punto G – Genova Genere Globalizzazione” tenutosi nel giugno precedente il G8. Il testo non risparmia le criticità e le contraddizioni interne alle diverse anime del Genova Social forum, come quando la componente delle “tute bianche” dichiarò “guerra al G8”, con un linguaggio totalmente estraneo ai pacifisti e alle femministe del movimento.

Amazon.it: Nessun rimorso. Genova 2001-2021 - Supporto legale - LibriLa violenza, quella di stato, è invece ben presente nella graphic novel Dossier Genova G8 – I fatti della scuola Diaz di Gloria Bardi e Gabriele Gamberini, un’opera che in forma di fumetto ripercorre sostanzialmente l’atto di accusa di Enrico Zucca, pubblico ministero del processo per i fatti della scuola Diaz. Nel testo compaiono anche le mappe dei luoghi e alcune riproduzioni fotografiche di documenti ufficiali agli atti del processo, a voler ribadire la realtà di fatti che, a distanza di vent’anni e riprodotti in disegno, potrebbero sembrare impossibili o esagerati. Molto più eterogenea è invece l’antologia Nessun rimorso, una raccolta di storie a fumetti, scritti e illustrazioni con la copertina e un racconto di Zerocalcare e che contiene i contributi di 36 disegnatori tra i quali Blu, Daniel Cuello, Claudio Calia, Davide Reviati, Francesco Cattani, Lorena Canottiere, Rita Petruccioli. Di taglio autobiografico è G8 c’ero anch’io – Un avvocato tra le barricate di Genova di Raffaele Caruso, penalista genovese che nel 2001, ventisettenne, ha fatto parte del gruppo di legali che assisteva il Social forum nei giorni del vertice: un testo che in qualche modo è complementare a un’altra pubblicazione di FOG Edizioni, G8 Genova 2001. La notte della democrazia dove Francesco Barabino ripercorre e analizza le vicende processuali conseguenti a quei drammatici giorni. Caruso propone un sorta di aggiornamento di un diario scritto nei giorni immediatamente successivi a quell’esperienza, arricchito dalle riflessioni e dai pensieri dell’autore a vent’anni di distanza. Il medesimo approccio lo si trova anche in I fatti di Genova – Una storia orale del G8 dove Gabriele Proglio raccoglie e “monta” in un racconto corale le testimonianze di 54 protagonisti di quei giorni: esponenti dell’area antagonista, semplici simpatizzanti della causa, donne e uomini impegnati nelle forme più tradizionali della politica, nel sindacato, in Rifondazione comunista, nella Figc, qualcuno che aveva vissuto le lotte sindacali degli anni settanta. Genova 2001 è stato un evento completamente “mediatizzato”, gli archivi pubblici e personali di fotografie e filmati sono sterminati. Proglio vuole rivolgere invece la sua attenzione non tanto a quello che gli occhi hanno visto e registrato con le videocamere, quanto alla memoria che si è sedimentata, al “dentro” e a ciò che è rimasto a vent’anni di distanza. Non c’è solo il problema della memoria “sbiadita”, ma anche il fatto che le persone intervistate oggi non sono più quelle di quei quattro giorni, maturate e cambiate forse anche da quell’esperienza. Pare di sentire la voce di Primo Levi in I sommersi e i salvati: “Questo stesso libro è intriso di memoria; per di più di una memoria lontana. Attinge dunque ad una fonte sospetta, e deve essere difeso contro se stesso”. Proglio paragona Genova 2001 a uno specchio esploso in migliaia di frammenti: una metafora efficace a disegnare la molteplicità di persone, sguardi, memorie, racconti, punti di vista che è stata proprio una delle caratteristiche salienti di quell’esperienza. Ne emerge un racconto collettivo il cui respiro non è di tre giorni, ma di vent’anni e che vuole parlare anche a chi non c’era allora.

2001-2021. Genova per chi non c'era. L'eredità del G8: il seme sotto la neve  - Angelo Miotto - Libro - Altreconomia - I saggi di Altreconomia | IBSGenova per chi non c’era – L’eredità del G8: il seme sotto la neve è proprio il titolo di un’altra pubblicazione uscita di recente, curata da Angelo Miotto. Non la testimonianza e la memoria sono al centro di quest’opera, ma i molti temi di cui si facevano portavoce le tante anime del movimento. Ripercorrerli oggi significa provare a capire quale ne sia l’eredità, quali le questioni ancora attuali. Se il grido “un altro mondo è possibile” risuonava ovunque a Genova nel luglio del 2001, Miotto afferma che oggi più che possibile è “necessario”. Il volume, dopo un capitolo dedicato alla ricostruzione dei fatti, raccoglie gli interventi di 25 tra i protagonisti di allora: da Haidi Gaggio Giuliani, madre di Carlo, a Vittorio Agnoletto, uno dei leader del movimento, dal giornalista Carlo Gubitosa, a Giulio Marcon tra i fondatori della campagna “Sbilanciamoci!”, da Giuliano Pisapia già sindaco di Milano e legale della famiglia Giuliani allo storico David Bidussa. Si leggono, tra le altre, riflessioni sul senso della lotta politica, sul futuro dei movimenti, sulla transizione ecologica. Intende essere una sorta di testimone per le nuove generazioni perché non si disperda quel patrimonio non solo ideale, ma anche di riflessione, di analisi, di possibili alternative alla costruzione di un mondo globalizzato che pare sempre meno sostenibile. Il sottotitolo del testo segna però che nel nostro presente, se quel seme di rinnovamento è ancora vivo, è “sotto la neve”, che in questo ventennio è caduta copiosa sulle parole dei manifestanti di allora.
La stessa citazione del romanzo di Silone, Il seme sotto la neve è il titolo del libro che raccoglie la testimonianza di Alessandro Leogrande, prematuramente scomparso nel 2017. Ma è un titolo per così dire antifrastico, perché, sino dai primi tempi dopo Genova, Leogrande aveva intuito che il seme non aveva vinto, schiacciato dall’irrigidimento del movimento su posizioni violente e dagli attentati dell’11 settembre. È la medesima tesi di Ilaria Bracaglia e Eddy Olmo Denegri autori di Un ingranaggio collettivo che nell’Introduzione al loro testo scrivono: “La distanza temporale permette di collocare la dimensione internazionale del G8 di Genova all’interno di una fase storica esaurita, ancorché strettamente connessa all’attuale”. Il fulcro attorno a cui ruota la riflessione degli autori è l’analisi dei modi e dei percorsi attraverso i quali i protagonisti di allora hanno costruito la propria memoria dei fatti e la relativa narrazione. Come si sono attrezzati questi testimoni per ricostruire e non disperdere quello che era successo? Quali le loro strategie, i loro racconti? Che strumenti si sono dati? Può esistere una memoria condivisa di un evento così frammentato e complesso che in pochi giorni ha concentrato temi fondamentali per la democrazia, ma anche assai diversi tra loro? Il libro presenta anche un’ampia e documentatissima parte che ripercorre in modo ragionato e analitico le pubblicazioni, le canzoni, i film, gli spettacoli teatrali che hanno costituito lo storytelling collettivo di quei fatti.

Forse è proprio questa la cifra per leggere quei giorni di vent’anni fa: la molteplicità dei temi in gioco e i mille volti di un vero e proprio popolo. Eppure questa varietà di orizzonti, battaglie, idee, persone antropologicamente diverse per storie e provenienze, in quei giorni hanno messo in comune, sotto lo stesso “ombrello”, le proprie preoccupazioni, la propria critica, la propria voglia di cambiamento. Agricoltori francesi, sindacalisti greci, indios dell’Amazzonia, carcerati, economisti “fuori dal coro”, per un momento della storia pensarono di potercela fare: tutti, per quanto diversi, si sentivano facce di un medesimo prisma sociale che era diventato globale e che voleva incidere sui destini dell’umanità. Per i media erano e restano “no global”, per quanto ben poche volte nella storia, forse dobbiamo risalire alla Prima Internazionale, un movimento politico sia stato così globale. E oggi? Dove è finita quell’energia? Quella voglia di capire per cambiare, quella fiducia che “un altro mondo è possibile”? Non si può certo dire esaurita perché si sono risolte le contraddizioni planetarie. Qualcosa resta nei movimenti ambientalisti globali, che in parte hanno raccolto quell’eredità anche se i temi dell’ecologia erano solo alcune delle questioni poste dal movimento di allora, come d’altra parte papa Francesco pare uno dei pochi a mantenere viva quella spinta critica di respiro globale ribadita nell’enciclica Fratres omnes. Molta di quell’energia, quella voglia di esporsi, di partecipare, di lottare per i diritti la si trova oggi su altre tematiche, più frammentate, isolate. Movimenti come quello per i diritti Lgbtqia+, il veganesimo, i no vax – no green pass, rappresentano alcune delle forme di impegno politico forse più presenti e visibili oggi. Non si tratta qui di analizzare i contenuti di tali posizioni politiche che non hanno nulla a che spartire l’una con l’altra, e neppure di riflettere sull’importanza che hanno nell’avanzamento dei diritti, quanto di evidenziare che condividono un punto cruciale. Sono tutte istanze che vedono nel corpo l’ultima frontiera da difendere. Il corpo di ogni singola persona diventa il fortino in cui arroccarsi, in cui esercitare i propri diritti: sono io che posso decidere quale sia il mio genere e non devo correre il rischio di minacce o violenze, o che nutro il mio corpo in modo da rispettare la natura e gli animali nel modo più completo, o che impedisco che venga inoculata dentro di me una sostanza di cui io non sono convinto. Se non posso cambiare il mondo, che il mondo almeno non cambi il mio corpo. Il bisogno di cambiamento, di diritti è parcellizzato nelle sue forme minime, il respiro non è più metaforicamente globale, ma letteralmente biologico. Se risuona un “noi” in queste battaglie non è per la sua dimensione collettiva, ma in quanto è il risultato di una somma di “io”: il divide et impera, il più antico modello di comando e controllo, raggiunge la perfezione.

giorgio.morbello@gmail.com

G. Morbello è giornalista e insegnante

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