Massimo Palermo – Italiano scritto 2.0

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Intelligenza simultanea

recensione di Eugenio Salvatore

dal numero di luglio-agosto 2018

Massimo Palermo
ITALIANO SCRITTO 2.0
Testi e ipertesti
pp. 141, € 12
Carocci, Roma 2017
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Massimo Palermo - Italiano scritto 2.0Sarebbe difficile oggi per un economista scrivere un libro sullo stato di salute della zona euro senza prendere una posizione europeista o euroscettica. Analogamente, è complicato per un umanista avvicinarsi al tema della rivoluzione digitale senza lasciar trasparire la propria posizione entusiasta o preoccupata verso gli effetti di questo fenomeno. Uno dei meriti di Massimo Palermo consiste proprio nell’assunzione di un punto di vista oggettivo sulla rivoluzione in atto, che viene descritta con rigore e scrupolo senza lasciarsi attrarre dall’ammaliante sirena del parere personale – facilmente critico – dell’intellettuale.
La rivoluzione di cui siamo protagonisti da qualche anno provoca profondi mutamenti nel rapporto tra l’homo digitalis e il testo (fruito e prodotto). Tuttavia, indagare un fenomeno contemporaneo è operazione delicata: oltre al pericolo della visione soggettiva, c’è il rischio che il valore di attualità di un’analisi svanisca in breve di fronte al rapido progredire di una situazione in divenire; e, soprattutto, occorre procedere su un terreno ripido rifiutando i più agevoli sentieri della vaghezza e della dispersività. La premessa può apparire una giustificazione di principio verso il povero autore che si imbarca in un’impresa del genere; al contrario, pone le basi per formulare un grande apprezzamento per il rigore con cui viene condotta l’analisi di Massimo Palermo.

L’autore allontana il pericolo della valutazione soggettiva e dell’ampiezza del campo d’indagine anzitutto delimitando l’ambito della sua indagine alla sola prospettiva della linguistica testuale. Le domande che si pone nella premessa rappresentano una puntuale fotografia dello svolgimento della sua indagine: “In che misura le varie forme della scrittura digitale hanno rideterminato il modo di concepire il testo come rete di relazioni, di significato e grammaticali? E fino a che punto la riorganizzazione, che riguarda in prima battuta la ricezione, sta interessando anche la produzione?”. Nel volume si tenta di dare risposta a queste due domande soprattutto nel primo e nel terzo capitolo. Nel secondo vengono offerti al lettore, con una sintesi utilissima, indicazioni di linguistica testuale essenziali perché l’esame sia comprensibile anche per i meno esperti in questo tipo di indagine. Nel quarto e ultimo capitolo emerge maggiormente il pensiero dell’autore sull’argomento, ma su un piano esterno rispetto a quello dell’analisi linguistica. In questa sezione, Massimo Palermo propone infatti alcune giuste riflessioni sul rapporto tra rivoluzione digitale e insegnamento scolastico: giuste perché condivisibili, ma soprattutto perché di fronte a questo fenomeno la scuola non può voltare le spalle ignorando pigramente la rivoluzione digitale.

In sintesi, si possono ricostruire le principali conclusioni a cui giunge l’autore attraverso alcune parole-chiave. Ipertesto è il nuovo contenitore che accoglie la scrittura, non più organizzata su base testuale; multimediale è il contenuto di questo contenitore, nel quale “lo scritto è ‘messo in minoranza’” da altri canali comunicativi; lo schermo, nuovo supporto del testo, stimola assai meno della carta l’intelligenza analitica e sequenziale, a vantaggio di “un’intelligenza simultanea”. Passando alla fase di produzione della scrittura, con disintermediazione Palermo indica la rivoluzionaria “conquista dello status di ‘autore’ per l’uomo qualunque”, senza più bisogno del filtro prima esercitato da revisori o editori. Da quest’ultima osservazione conseguono la decadenza del ruolo prima aureo dell’autore di un testo, e l’estrema confusione di statuti tra autore e lettore, rappresentati dalla stessa persona anche nell’arco di un brevissimo volgere di tempo. L’ultima fondamentale conseguenza della rivoluzione digitale è la “dissoluzione dei confini fra testo e contesto”, per via del continuo rimbalzare dei contenuti ipertestuali da un contesto all’altro; si pensi ai commenti a un post su un social-network, che possono rinviare al post principale, ad altri messaggi o al contesto esterno, in un circuito di intertestualità “esasperata”.

Dopo un’analisi attenta e scrupolosa, Massimo Palermo conclude, come detto, con alcune riflessioni sull’educazione scolastica. Nell’epoca della scrittura sintetica e universale lo studioso mette in guardia dalle “insidie della brevità mal gestita (…) ben maggiori quando ci spostiamo nell’àmbito della comunicazione sociale”. Per saper sintetizzare occorre saper argomentare, ed è per questo che il volume si conclude con due auspici: che la scuola trasmetta e insegni il testo lineare e continuo, e che rappresenti “l’ultimo presidio di una modalità di trasmissione del sapere (…) tipografica”, che sia in grado dunque di bilanciare il sapere sloganistico, frammentato e discontinuo di cui si fa quotidiana esperienza nell’ipertesto multimediale.

salvatore@unistrasi.it

E Salvatore è assegnista di ricerca in linguistica italiana all’Università per stranieri di Siena

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