Il genio di Alan Bennett tra letteratura, cinema e televisione

L’umorismo che spiazza

di Luca Glebb Miroglio

dal numero di luglio-agosto 2016

Alan Bennett - Il gioco del paninoAlan Bennett è uomo di teatro ma anche di cinema, radio e televisione. Scrive e ha scritto opere per il palcoscenico che sono state trasposte in molti casi per i due schermi. Ha interpretato se stesso e parti scritte su di sé e ultimamente «è stato interpretato» sdoppiato nella versione cinematografica di uno dei suoi racconti più celebri. Scritte per la Bbc, le due serie di Talking Heads furono messe in onda nel 1988 e nel 1998, il testo della seconda delle quali, intitolata Il gioco del panino è nelle librerie italiane nella traduzione di Mariagrazia Gini per Adelphi.
Il punto di vista di Alan Bennett è quello del confessore, del giornalista, del confidente ma anche dell’investigatore. I monologhi presentano personaggi che raccontano o, meglio, rivelano segreti imbarazzanti celati dietro il perbenismo e in alcuni casi il risentimento. C’è, in questi testi, tutta la classica letteratura inglese, dal romanzo sociale a quello poliziesco, con il gusto dell’intrusione nella vita quotidiana borghese, nella banalità colma di pudore, per portare a galla vizi e delitti con l’ausilio, anche questo tipicamente britannico, dello humour che spiazza. Dietro la risata del lettore o dello spettatore, si sente il sogghigno più crudele di Bennett, che ci ha abituati alle figurine tragicomiche di negozianti, casalinghe, vicari anglicani e loro mogli, attricette, donne anziane abbandonate dai figli, vicine di casa spione e zitelle isteriche, con una prevalenza di quelle femminili su quelle maschili. Il catalogo di un’umanità che sotto l’apparente normalità nasconde orrori inconfessabili, sessualità represse, perversioni pericolose, invidie e ambizioni di ricchezza.

Il catalogo di un’umanità normale solo in apparenza

Marjory è una casalinga puntigliosa e fanatica dell’igiene che non si accorge di avere un marito assassino. Celia è un’antiquaria che si infila nelle case di anziani malati per ottenere a buon prezzo vecchi oggetti alla loro morte e un giorno vende per poche sterline un disegno incorniciato che in seguito scoprirà da un articolo sul giornale essere attribuibile a Michelangelo. Wilfred accusato in passato di pedofilia lavora al parco sotto falso nome e viene scoperto da un solerte superiore. Miss Fozzard è cliente di un podologo feticista (ovviamente del piede e della scarpa) che la paga in cambio di alcune prestazioni particolari facendole scoprire il piacere della trasgressione. Rosemary fa amicizia con la vicina di casa quando questa viene arrestata per l’omicidio del proprio marito e scopre la bellezza dei rapporti umani cui non è più abituata. E infine Violet, anziana donna confusa nel presente ma presa dai tristi ricordi del passato, perde l’unico amico, l’infermiere della casa di riposo in cui si trova. Tutti sono presentati da Bennett con una scrittura asciutta e diretta ben resa dalla traduzione italiana.

Una scena di The lady in the van (2015)

Una scena di The lady in the van (2015)

I monologhi sono grandi esercizi di stile per interpreti di razza e non stupisce che la Bbc avesse affidato allora le parti ad attori del calibro di Patricia Routledge, Eileen Atkins, Penelope Wilton, Thora Hird, David Haig o Julie Walters, come era già accaduto nella prima serie con le parti affidate oltre ad alcuni di loro anche a Maggie Smith, Stephanie Cole e allo stesso Alan Bennett. Per chi volesse gustarli esiste un cofanetto con tre dvd in vendita anche online (The complete Talking Heads, Bbc), che contiene tutte le registrazioni delle due serie con l’aggiunta della serie Telling Tales interpretata da Bennett: un gioiello da non perdere per ritrovare, nell’originale, anche le intonazioni e gli accenti di queste figurine nascoste nel profondo della provincia inglese ma così universali.

Alan Bennett - La signora nel furgoneBennett ha spesso interpretato ruoli da lui scritti e ha registrato in video e audio molti dei suoi racconti. Per questo motivo non è sembrata azzardata la scelta del regista Nicholas Hytner di affidare nel suo ultimo film il ruolo «sdoppiato» dello scrittore e dell’uomo ad Alex Jennings che gli assomiglia non solo fisicamente. Il film è tratto da uno dei racconti più noti di Bennett, La signora nel furgone (Adelphi 2003), e deve ancora uscire nelle sale italiane ma è già disponibile nella versione originale in dvd acquistandolo online (The lady in the van, Sony Pictures). Qui regna sovrana l’interpretazione nel ruolo principale della lady del cinema britannico, Maggie Smith.
Ispirato a una vicenda vera, capitata all’autore in un arco di quindici anni a partire dagli anni settanta, quando viveva nel quartiere londinese di Camden. In modo del tutto casuale, una signora senza fissa dimora venne a stabilirsi nel cortile della sua casa abitando in un furgone e rimanendoci sino alla morte. Miss Shepherd, si scoprì molto tempo dopo, era in realtà Margaret Fairchild, da giovane una dotata pianista allieva di Alfred Cortot, successivamente fattasi suora, che un giorno guidando un furgone si convinse erroneamente di avere provocato un incidente e cadde nell’angoscia di essere scoperta scegliendo così la vita da vagabonda. In fondo una storia amara non a lieto fine, ma trattata con il solito sguardo ironico e critico dall’autore, combattuto egli stesso tra la partecipazione, la curiosità umana e il fastidio per una presenza ingombrante e invasiva. Da qui la scelta di Hytner di sdoppiare Jennings nel ruolo di Bennett l’uomo che scrive e di Bennett l’uomo che vive. La grandezza interpretativa della Smith è qui assoluta. Dalla contessa madre della serie televisiva Downton Abbey a Miss Shepherd c’è un abisso storico, sociale e psicologico e l’anziana attrice ha registrato i due ruoli nello stesso periodo caratterizzando ambedue a tal punto da esserne l’interprete assoluta e ideale. La fine della vecchia «barbona» seguita da una scena surreale di ascensione, diventa nel film un momento di altissima commozione e civile compostezza. Quasi un addio alle scene di una grande attrice che per l’occasione sceglie un pezzo di bravura.

lucaglebb@glebb-metzger.it

L G Miroglio è saggista

Alan Bennett tra i cespuglianche Paolo Bertinetti riflette sulla figura di Alan Bennett in un approfondimento pubblicato sul numero di luglio-agosto 2016.

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