La porta dell’Italia sulla Polonia: intervista a Ugo Ruffino

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Scambi, legami e il fascino del made in Italy nel paese di Conrad

di Alessandro Azzolina

dal numero di gennaio 2018

Ugo Ruffino è il direttore dell’Istituto italiano di cultura di Cracovia.

Cracovia vive un momento di fiorente sviluppo economico: quanto esso è trainato dall’investimento strategico nel settore culturale? Quali sono i settori legati alla cultura sui quali si investe maggiormente?

Cracovia fa parte delle città letterarie Unesco, Patrimonio dell’Umanità, dove annualmente si tiene il Festival Conrad, insieme ad un’importante fiera letteraria nel mese di ottobre. L’ente che sovrintende a tutti gli eventi è il Kbf (Kraków Biurowe Festiwalowe), che organizza anche diversi festival musicali: da Misteria Paschalia al Summer Jazz Festival e numerosi altri appuntamenti teatrali e artistici. Pertanto si può dire che la cultura rappresenta l’elemento di attrazione e di richiamo soprattutto per il settore turistico, che ha come immediata ricaduta un riscontro economico in tutti i gangli trainanti della società cittadina.

Diversi studenti polacchi appartenenti alla cosiddetta generazione Erasmus scelgono di studiare l’italiano. Dall’ingresso della Polonia nell’Ue è aumentata l’attenzione verso la cultura italiana?

Polonia e Italia sono state sempre unite da un filo culturale, costante nei secoli. Tuttora la cultura del nostro paese è un riferimento fondamentale per la popolazione polacca, attratta soprattutto dall’italian sounding e dalla nostra tradizione artistica. Fatto non trascurabile è il potere d’acquisto dei polacchi, cresciuto notevolmente negli ultimi tempi, che li porta ad apprezzare tutto ciò che riguarda il nostro paese, con un’attenzione particolare agli aspetti culturali e ai prodotti enogastronomici. L’Istituto italiano di cultura di Cracovia vede annualmente frequentare i propri corsi di lingua da un numero sempre crescente di studenti di varie età e ceti sociali, arrivando a un numero annuale di circa 1200 alunni. Ma sono soprattutto gli studenti Erasmus che scelgono l’Italia perché attratti dalla cultura, dalla storia e dalla lingua e dallo stile di vita. Da una ricerca fatta da questo istituto per il nostro Ministero degli esteri, risulta che nella sola Cracovia ci sono più di 6000 italofoni, che apprendono nei centri universitari (esistono due prestigiosi dipartimenti di italianistica nelle Università Jagellonica e Pedagogica, ma anche nelle altre università non umanistiche c’è un insegnante di italiano), nelle scuole, nei centri privati di lingua e una forte presenza negli istituti di istruzione media-superiore.

Quali sono le principali aspettative e gli obiettivi di chi studia la nostra lingua?

Sicuramente di carattere economico: non bisogna dimenticare che la Fiat in questo paese è stata e rappresenta tuttora un riferimento economico, così come molte opportunità lavorative arrivano dalla delocalizzazione di aziende italiane, legate non solo all’indotto Fiat ma anche ad altri settori: moda, informatica, ristorazione, import/export, settore turistico. Studiare italiano, che è la quarta lingua più studiata al mondo, significa in Polonia investire in aspettative lavorative che presto si concretizzano nei settori del made in Italy.

Quale percezione ha la Polonia della cultura e dell’identità italiana?

Non si può dimenticare che negli inni nazionali c’è un riferimento, unico nel suo genere, all’uno e l’altro paese: i legami storici, politici, culturali e artistici sono secolari, cui si somma l’elemento religioso. Senza alcun dubbio, ha fatto molto anche il papato di Giovanni Paolo II nel rafforzare questi legami storici e di amicizia tra i due popoli. Molti rappresentanti dell’intellighentzia polacca si sono formati in Italia prima, durante e dopo l’era della Repubblica popolare. Kantor e Grotowski sono solo due esempi rappresentativi di questo continuo intreccio culturale: hanno fatto conoscere il teatro polacco d’avanguardia in Italia, ma hanno anche “importato” molto della nostra cultura negli ambiti artistici del loro paese. La stessa città di Cracovia, considerata la “porta dell’Italia sulla Polonia”, rappresenta un modello di stile architettonico italiano nei suoi numerosi edifici, come il cortile del Castello del Wawel realizzato da architetti fiorentini, senza dimenticare che La dama con l’ermellino leonardesca, che ha trovato ormai la sua definitiva collocazione nel Museo nazionale, qui rappresenta il simbolo dell’eccellenza artistica italiana.

Quali sono le principali attività che svolge l’Istituto di Cracovia per promuovere la nostra cultura?

Il ricco e articolato programma di eventi prevede l’organizzazione di manifestazioni culturali che coinvolgono vari ambiti: da quello letterario e artistico a quello musicale e teatrale. In particolare, seguendo le linee programmatiche della Direzione generale del sistema paese del Maeci, nel considerare un modello identitario il “Vivere all’italiana”, innovativa strategia di promozione integrata dell’Italia all’estero, voluta dallo stesso ministero per proiettare l’immagine dell’Italia nel mondo e che riguarda i settori dell’arte, cinema, design, cibo e le eccellenze dell’italian way of life. Organizziamo mensilmente una Notte Italiana, evento dedicato a un territorio, che prevede interventi istituzionali e la partecipazione di imprenditori italo-polacchi. La manifestazione è un’importante occasione per far conoscere in Polonia i nostri territori con le relative eccellenze culturali e imprenditoriali. Eventi nei quali vengono puntualmente coinvolti, al fianco dei rappresentanti dei territori nazionali, i protagonisti del sistema Italia operanti in Polonia: Ambasciata d’Italia, Camera di commercio, Ice, comitato Italiani all’Estero, consolati onorari, centri culturali Italiani e comitati della Dante Alighieri.

Data la sua vicinanza al Memoriale di Auschwitz e al ghetto ebraico ancora visitabile, nonché al Museo della Fabbrica di Schindler, Cracovia è meta di un costante turismo culturale legato alla memoria della Shoah. Come si relazionano a tale fenomeno le istituzioni cittadine e il vostro Istituto?

Non solo durante le celebrazioni della Giornata della memoria, ma durante tutto l’anno Cracovia è meta di un turismo culturale legato alla visita dei luoghi e dei percorsi della Shoah. Le istituzioni cittadine danno rilevanza a questo fenomeno che spesso, però, scade in attrazione turistica: fa un certo effetto, infatti, vedere le varie agenzie turistiche offrire a prezzi scontati “gite” ad Auschwitz e Birkenau, affiancandole alla miniera del sale di Wielicka, come se entrambe le mete facessero parte di uno stesso percorso! Ben altra cosa è rappresentata dalla visita alla Fabbrica di Schindler, per stare sullo stesso tema, dove viene presentato un percorso tematico e didattico con un “impianto storico”, scientificamente rilevante, per capire il tempo in cui è andata crescendo la persecuzione antiebraica nella stessa Cracovia. Così come ben altro discorso va fatto per le visite delle scolaresche organizzate dai viaggi dei treni della memoria, esperienza più che decennale, che fanno conoscere agli studenti gli stessi luoghi della memoria con un approccio significativamente forte e, senza alcun dubbio, su un piano di crescita personale e di coscienza civile. Lo stesso istituto in questa occasione diventa punto di incontro di diverse associazioni legate ai treni della memoria ed organizza manifestazioni in collaborazione con il Museo di Auschwitz, le comunità ebraiche, insieme alle delegazioni regionali e parlamentari presentando attività e manifestazioni (mostre, spettacoli teatrali, incontri con scrittori e testimoni) che vedono la partecipazione di un pubblico numeroso, a dimostrazione di un impegno e di una testimonianza che non si limita soltanto alla data celebrativa.

Quali sono gli autori italiani che registrano maggior gradimento e diffusione a Cracovia e, in generale, in Polonia?

L’Istituto di Cracovia svolge un’importante attività editoriale nel campo delle traduzioni di autori italiani contemporanei e classici. Dal 2013 pubblichiamo, in collaborazione con la prestigiosa editrice Austeria, una collana di classici della poesia italiana del Novecento con testo a fronte. Gli autori finora presentati al pubblico polacco sono: Ungaretti, Pavese, Levi, Magrelli e sta per uscire in questi giorni una raccolta di poesie di Quasimodo. Oltre a Umberto Eco, uno degli autori più tradotti e letti in Polonia è Claudio Magris, ospite quasi costante del Festival Conrad di letteratura, ma anche autori più recenti come Elena Ferrante e Michele Serra stanno avendo altrettanti riconoscimenti dai lettori polacchi. Così come i classici della nostra letteratura (Dante, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Leopardi, Manzoni) godono di una notevole fama non solo presso un pubblico specialistico. Bisogna sottolineare che l’editoria polacca è molto attenta alle novità e ai “fenomeni” letterari italiani, tanto che da molte case editrici ci arrivano proposte di collaborazioni per tradurre i più recenti Premi Strega. A riguardo, La ferocia di Nicola Lagioia sta per essere pubblicato da questo Istituto in collaborazione con l’editrice Alter di Cracovia e verrà presentato nella nostra sede ai primi di marzo 2018. Nel campo dell’editoria si nota sempre più interesse per la produzione letteraria e scientifica del nostro Paese e, grazie ai contributi e ai premi alla traduzione offerti dal nostro Ministero degli esteri, vengono pubblicati annualmente testi di autori italiani, tradotti in particolare da specialisti presenti nelle diverse università polacche.


Un popolo di studenti, professionisti e viaggiatori: l’intervista a Valeria Rumoridirettrice dell’IIC di Los Angeles.

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