Contro il razzismo | Workshop internazionale

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Giovedì 7 novembre, presso la Fondazione Luigi Firpo, si svolgeranno i lavori del workshop internazionale “Contro il razzismo. Per una storia dell’antirazzismo nell’Italia repubblicana”, con l’organizzazione scientifica di Francesco Cassata e Guri Schwarz. Gli enti organizzatori sono l’Università di Genova – Dottorato in Storia e valorizzazione del patrimonio storico, artistico-architettonico e ambientale e DAFIST – Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia, la Fondazione Luigi Firpo Onlus e L’Indice dei Libri del Mese.

Il workshop, a ingresso libero, avrà inizio alle ore 9 nella sala seminari della Fondazione Firpo – Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (I piano). 

 Qui di seguito il programma e gli abstract del workshop:

Fondazione Luigi Firpo – Centro di Studi Sul Pensiero Politico ONLUS
Università degli Studi di Genova
Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia (DAFIST)
Dottorato in Storia e valorizzazione del patrimonio storico, artistico-architettonico e ambientale

7 NOVEMBRE 2019
Fondazione Luigi Firpo, Piazza Carlo Alberto 3
Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino (I piano)

Workshop internazionale
CONTRO IL RAZZISMO
Per una storia dell’antirazzismo nell’Italia repubblicana

9 – 9:30
Saluti e breve presentazione del convegno
Sessione mattutina

9:30
Matteo Caponi (Università di Firenze e Fordham University)
Cattolicesimo italiano, antirazzismo e questione nera (1945-1968)

10:00
Antonio Maria Morone (Università di Pavia)
Il postcoloniale italiano e l’antirazzismo degli africani

10:30 – Coffee break

10:45
Silvana Patriarca (Fordham University)
Una cultura antirazzista? Alcune riflessioni sulla cultura giovanile degli anni Sessanta e Settanta

11:15
Grazia De Michele (Università di Genova)
Classismo o razzismo? Il dibattito su bambini meridionali e classi differenziali negli anni settanta

11:45 – Discussione
Pausa pranzo

Sessione pomeridiana
14:30
Michele Colucci (CNR – Istituto di Studi sul Mediterraneo)
Un nuovo soggetto: il movimento antirazzista in Italia (1989-2002)

15:00
Guri Schwarz (Università di Genova)
Allo specchio della Shoah: l’antirazzismo e i demoni dell’analogia storica

15:30 – Coffee break

15:4
Francesco Cassata (Università di Genova)
Eliminare la parola “razza” dalla Costituzione? Dogmi e aporie dell’antirazzismo scientifico in Italia

16:15
Gaia Giuliani (Università di Coimbra)
La grammatica della nazione: corpo e cittadinanza tra razzismo e antirazzismo in Italia

16:45 – 18
Discussione generale e conclusioni finali

Organizzazione scientifica: Francesco Cassata e Guri Schwarz

Matteo Caponi
Cattolicesimo italiano, antirazzismo e questione nera (1945-1968)
A partire da alcuni sondaggi della stampa periodica, del magistero e della riflessione moralistica, il mio intervento si propone di inquadrare l’ascesa di una nuova sensibilità antirazzista nel cattolicesimo italiano del secondo dopoguerra, concentrando l’attenzione sull’atteggiamento degli uomini di Chiesa in merito alla questione nera. Dopo avere richiamato le ambiguità del discorso ecclesiastico sulla categoria di razza, rilevandone continuità e rimozioni tra l’anteguerra e il post-1945, l’esposizione si soffermerà sugli elementi connotanti l’interrazzialismo cattolico, inteso come elaborazione di un “sano” antirazzismo radicato nella legge naturale e contrapposto sia al pregiudizio antinero sia alla prospettiva della black protest.
Questo approccio interrazzialista sarà principalmente analizzato nel suo relazionarsi con tre fenomeni di risonanza transnazionale: la segregazione negli Stati Uniti, l’apartheid in Sudafrica e la decolonizzazione. Riguardo a quest’ultimo punto, la stampa missionaria restituisce indicazioni interessanti sull’evoluzione, nella cultura cattolica dominante, della rappresentazione del “negro”, mettendo in luce il persistere di stereotipi inferiorizzanti, ma anche un parziale ripensamento di quell’ideologia di civilizzazione cristiana che aveva alimentato un razzismo “benevolo” e paternalista. L’avvio del pontificato di Giovanni XXIII, l’aggiornamento conciliare e il lungo Sessantotto conferirono all’antirazzismo maggiore visibilità; sullo sfondo agì il sostegno dato alle lotte anticoloniali dei “popoli nuovi” da parte dell’ala montiniana e, sul piano più prettamente politico, dell’area Dc fanfaniana. Nell’ambito del cosiddetto dissenso cattolico, infine, l’antirazzismo si fuse con l’antiamericanismo e la critica radicale del sistema di potere borghese. In alcuni settori ecclesiali si assistette a una tangibile secolarizzazione del discorso antirazzista, costituita da significativi passaggi dal tema dei diritti naturali a quello dei diritti civili, dall’aspettativa conversionista all’obiettivo mondano di un’emancipazione e parificazione sociale, dal culto di san Pietro Claver o san Martino de Porres – fino ad allora riferimenti devozionali per mobilitare la fede dei credenti contro il razzismo antinero – alla celebrazione del “martire” acattolico Martin Luther King.

Francesco Cassata
Eliminare la parola “razza” dalla Costituzione? Dogmi e aporie dell’antirazzismo scientifico in Italia
L’introduzione del razzismo di Stato nell’Italia fascista fu caratterizzata da un atto per molti versi inaspettato e clamoroso, tanto a livello nazionale che internazionale: la pubblicazione, nel luglio 1938, di un “Manifesto degli scienziati razzisti”. Tale specificità, unita all’impatto delle politiche antirazziste dell’UNESCO nei primi decenni postbellici, ha profondamente connotato lo sviluppo dell’antirazzismo italiano nel secondo dopoguerra. La memoria del 1938 (e del coinvolgimento della comunità scientifica in quella drammatica svolta) ha infatti, da un lato, determinato il costante ricorso all’economia morale dell’oggettività scientifica come principale argomento antirazzista; dall’altro, ha alimentato una proposta culturale e politica di igiene lessicale – la rimozione della parola “razza” – legittimandola in nome della scienza. Prendendo spunto dall’analisi di due recenti campagne antirazziste – la pubblicazione del “Manifesto degli scienziati antirazzisti” (o “Manifesto di San Rossore”), nel 2008, e la campagna per l’eliminazione della parola “razza” dalla Costituzione italiana, nel 2014-18 – l’intervento intende mettere in luce alcune aporie dell’antirazzismo scientifico contemporaneo, affrontando questioni ancora aperte nel dibattito pubblico: come lo sviluppo della genetica e della biomedicina nel secondo dopoguerra ha ridefinito il concetto di “razza”? Ha senso rimuovere la parola “razza” dal testo costituzionale in nome dell’a-scientificità della categoria? Non si rischia in questo modo di de-storicizzare tanto la storia del razzismo in Italia quanto quella dell’antirazzismo?

Michele Colucci
Un nuovo soggetto: il movimento antirazzista in Italia (1989-2002)
A partire dalla fine degli anni ottanta si rafforza in Italia l’immigrazione straniera. A fianco alla crescita dell’immigrazione si sviluppa un movimento sociale e politico incentrato sulla lotta al razzismo e alle discriminazioni, animato da componenti differenti ma capace di incidere in profondità nel dibattito pubblico e nelle scelte legislative. La relazione intende ricostruire le tappe principali e gli attori più importanti di questa stagione, che si apre con l’omicidio di Jerry Masslo nel 1989 e si chiude nel 2002 con l’approvazione della legge Bossi Fini.

Grazia De Michele
Classismo o razzismo? Il dibattito su bambini meridionali e classi differenziali negli anni settanta
Uno degli elementi caratterizzanti le migrazioni interne verso le città del triangolo industriale negli anni cinquanta e sessanta è stato il razzismo antimeridionale. Nelle scuole elementari, ad esempio, i figli dei nuovi arrivati vennero fatti oggetto di discriminazione e non di rado immessi nelle cosiddette classi differenziali. Negli anni settanta, il fenomeno venne sottoposto ad aspre critiche, ma il razzismo che l’aveva alimentato non fu riconosciuto come tale. L’intervento si propone di offrire degli spunti di riflessione sui limiti del dibattito sviluppatosi tra educatori e intellettuali progressisti, che lessero la segregazione scolastica dei bambini meridionali esclusivamente in termini di classe sociale, e prenderà in esame la risposta dei diretti interessati a partire dal confronto con il caso dei migranti caraibici in Inghilterra.

Gaia Giuliani
La grammatica della nazione: corpo e cittadinanza tra razzismo e antirazzismo in Italia
L’ intervento si concentra sulla questione della relazione tra corpo e nazione, ossia su come oggi il corpo venga letto e costruito nei discorsi razzisti ed antirazzisti in relazione a nazione e Europa. Partendo da una sui discorsi dell’estrema destra (Fratelli d’Italia, lega, FN, CasaPound Italia) sui social (FB) in riferimento ai due stupri ed omicidi di Pamela Mastropietro (Macerata 2018) e Desirée Mariottini (Roma 2018) e dalle riflessioni sul discorso pubblico in relazione ai salvataggi in mare costruito dalla sinistra più o meno moderatamente no-border (Giuliani e Vacchiano sul cinema e sulle serie televisive, Giuliani su media e sbarchi), l’analisi si concentrerà  sulla convergenza dei due discorsi, al fine di decostruire come oggi vittimizzazione/criminalizzazione dei corpi razzializzati e i lemmi della nazione e dell’Europa superiori, accoglienti e civilizzatori, siano alla base della grammatica e dell’azione antirazzista.

Antonio Maria Morone
Il postcoloniale italiano e l’antirazzismo degli africani
Il secondo dopoguerra segnò la transizione dell’Italia dalla storia coloniale a quella postcoloniale attraverso la complessa liquidazione dei possedimenti d’Oltremare. L’abolizione del regime segregazionista messo a punto in colonia nell’anteguerra lasciò alla nuova Italia una pesante eredità non solo in termini di razzismo verso gli ex sudditi coloniali, ma anche in termini di nuovi processi di razzializzazione indirizzati agli incipienti processi migratori dall’Africa verso l’Italia. Gli africani che, in diverse situazioni, risedettero in Italia nel secondo dopoguerra sperimentarono direttamente il razzismo postcoloniale, ma al tempo stesso si fecero portatori di una serie di istanze antirazziste che si accompagnarono al loro status di sudditi, fino all’inizio degli anni Cinquanta, e poi di stranieri. La presentazione si propone di indagare differenti casi di antirazzismo sollevati dagli ex sudditi/stranieri africani nel rapporto con gli italiani e più in generale con le politiche italiane verso l’Africa e gli africani.

Silvana Patriarca
Una cultura antirazzista? Alcune riflessioni sulla cultura giovanile degli anni Sessanta e Settanta
A partire da quando si può parlare di antirazzismo in Italia? Se si escludono le critiche alle idee razziste della fine Ottocento provenienti da intellettuali come Napoleone Colajanni (che si limitava in ogni caso a rifiutare le teorizzazioni di antropologi e sociologi sull’inferiorità degli italiani del sud o dei “latini”), si può collocare l’inizio di un discorso (ma non ancora di un movimento) antirazzista soltanto nel secondo dopoguerra in connessione con l’impatto che le lotte anticoloniali e la lotta per i diritti civili degli afro-americani ebbero in Italia. L’osservazione di quelle lotte portò alcuni operatori culturali di sinistra e studenti africani in Italia a prendere posizione e a manifestare contro rappresentazioni fortemente inferiorizzanti dell’Altro (come i shockumentaries sull’Africa di Gualtiero Jacopetti), o a cercare di rendere visibili gli italiani dalla pelle nera, come fece Giovanni Vento nel suo film Il Nero (1965).  Anche se non ammontavano a un movimento, queste iniziative culturali esprimevano forme di resistenza a pratiche e discorsi lesivi dell’umanità e della dignità delle persone dalla pelle scura.  Inoltre, negli anni Sessanta e Settanta, molti giovani italiani prestarono crescente attenzione alla cultura e alla musica afro-americane, nonché alle maggiori figure del movimento antirazzista nero degli Stati Uniti, le cui maggiori opere vennero tradotte e pubblicate da importanti editori.  Profili di artisti afro-americani riempivano le pagine di settimanali musicali indirizzati ai giovani come Ciao 2001.  Nel mio intervento analizzerò queste iniziative e questi prodotti culturali degli anni Sessanta e Settanta riflettendo sulle loro caratteristiche e sui loro limiti, che in parte ci rimandano anche ai limiti dell’antirazzismo che si è sviluppato in Italia più di recente in reazione all’ascesa di movimenti xenofobi e razzisti.

Guri Schwarz
Allo specchio della Shoah: l’antirazzismo e i demoni dell’analogia storica
Obiettivo di questa relazione è di indagare l’intreccio tra presente e passato nel dibattito pubblico italiano degli anni ’80 e ’90 sul multiculturalismo e l’intolleranza. Una discussione sulla presenza di sentimenti di xenofobia e razzismo nella società italiana maturò in risposta ai problemi posti dall’immigrazione, ma si articolò anche a partire da uno sguardo verso il passato, cercando nel passato razzista italiano (razzismo coloniale e antisemitismo fascista) le radici dei problemi attuali. Si gettarono così le basi per ragionamenti di tipo analogico ancora attuali. Ciò nell’immediato favorì, tra l’altro, una radicale revisione di paradigmi storiografici consolidati riguardo alle interpretazioni del razzismo fascista (superamento del mito del bravo italiano). In prospettiva quel gioco di specchi tra presente e passato avrebbe contribuito a promuovere una visione deformante, tendente a fare delle esperienze degli anni Trenta e Quaranta il paradigma e il metro rispetto a quali sarebbero stati rappresentati e misurati i problemi sollevati dai flussi migratori.

RELATORI 

Matteo Caponi
Matteo Caponi è borsista Marie Curie (MSCA Global Fellowship) presso l’Università di Firenze e la Fordham University (NYC, USA), dove svolge il progetto Catholicism and the “Negro Question”: Religion, Racism, and Antiracism in a Transnational Perspective (United States and Europe, 1934-1968). Dopo aver conseguito nel 2010 il dottorato in Discipline storiche/Histoire du monde contemporain (cotutela: Scuola Normale Superiore e Université Paris Ouest Nanterre-La Défense), ha svolto vari anni di attività postdottorale presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, concentrando i propri interessi di ricerca sul rapporto tra cattolicesimo, nazionalismo e mobilitazione bellica tra Otto e Novecento, con riferimento particolare al primo conflitto mondiale, al riformismo religioso, al fascismo, alla memoria monumentale delle guerre mondiali e al culto politico di san Francesco d’Assisi. Tra i suoi lavori più recenti: Una manifestazione operaia contro il fascismo. Rosignano Solvay 27 luglio 1943 (Piombino, La Bancarella Editrice, 2015); Santi patroni: politica, religione, identità nell’Europa del secondo Novecento, curatela del numero monografico di «Rivista di Storia del Cristianesimo» (2/2017); Una Chiesa in guerra. Sacrificio e mobilitazione nella diocesi di Firenze, 1911-1928 (Roma, Viella, 2018); Il patrono dell’Italia repubblicana. Politica e religione nelle celebrazioni nazionali di San Francesco d’Assisi (1939-1989) (in preparazione: Roma, Viella, 2020). È inoltre membro della redazione di “Modernism”, rivista della Fondazione Romolo Murri di Urbino.

Francesco Cassata
Francesco Cassata è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Genova. Fa parte del Comitato Scientifico del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) di Milano. È editor-in-chief della rivista Annals of the Luigi Einaudi Foundation. An interdisciplinary Journal of Economics, History and Political Science. Fa parte dell’Editorial Board della rivista peer-reviewed Fascism: Journal of Comparative Fascist Studies. È membro dell’International Working Group on the History of Eugenics and Race (Oxford Brookes University, Oxford) e dell’International Network on the History of Lysenkoism (Columbia University, New York). Ha curato, con Claudio Pogliano, l’Annale della Storia d’Italia Einaudi 26, su Scienze e cultura dell’Italia unita (Einaudi, 2011). Tra le sue pubblicazioni più recenti: Fantascienza? Settima Lezione Primo Levi (Einaudi, 2016); Eugenetica senza tabù. Usi e abusi di un concetto (Einaudi, 2015); L’Italia intelligente. Adriano Buzzati-Traverso e il Laboratorio internazionale di genetica e biofisica (Donzelli, 2013); Building the New Man. Eugenics, Racial science and Genetics in Twentieth Century Italy (Central European University Press, 2011); “La Difesa della razza”. Politica, ideologia e immagine del razzismo fascista (Einaudi, 2008).

Michele Colucci
Michele Colucci è ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di studi sul Mediterraneo. Studioso dell’età contemporanea, si occupa prevalentemente di migrazioni, lavoro e politiche sociali. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Storia dell’immigrazione straniera in Italia. Dal 1945 ai nostri giorni (Carocci 2018).

Grazia De Michele
Grazia De Michele ha conseguito un dottorato in Italian Studies nel 2012 presso l’Università di Reading (UK) con una tesi dal titolo: “At The Gates of Civilization”. Southern Children in Turin Primary Schools, 1950s-1970s. In passato si è occupata di storia e memoria del colonialismo italiano nel secondo dopoguerra. Attualmente è dottoranda in Studio e valorizzazione del patrimonio storico, artistico-architettonico e ambientale presso l’Università di Genova. Tra le sue pubblicazioni: “La storia dell’Africa e del colonialismo italiano nei manuali di storia in uso nelle scuole superiori” (I sentieri della ricerca, 2006); “’A beautiful moment of bravery and hard work’: Italian colonialism in post-1945 history high school textbooks” (Modern Italy, 2011); “’Un’inguaribile incapacità di reazione al nuovo ambiente di vita’. Bambini meridionali al Nord e classi differenziali negli anni ’50 e ’60” (Rivista Sperimentale di Freniatria, 2010).

 Gaia Giuliani
Gaia Giuliani è ricercatrice permanente al Centro de Estudos Sociais (CES) dell’Università di Coimbra (Portogallo), dove è anche Principal Investigator del progetto (De)Othering – Deconstructing Risk and Otherness: hegemonic scripts and counter-narratives on migrants/refugees and ‘internal Others’ in Portuguese and European mediascapes (2018-2021). Ha ottenuto dall’Università  di Torino il dottorato in Storia del pensiero politico nel 2005 e nel 2017 ha ottenuto l’abilitazione come Professore Associato in Filosofia politica (ASN). Gaia Giuliani è anche co-fondatrice di InteRGRace, Interdisciplinary Research Group on Race and Racisms, fondato a Padova nel 2014. Il suo campo di ricerca interseca la filosofia politica e la storia con gli studi critici su razza e bianchezza, gli studi di genere e gli studi postcoloniali. Si occupa della costruzione razzializzata della mostruosità nei testi visivi e nell’iconografia moderna e contemporanea. Tra le sue pubblicazioni vi sono le monografie Race, Nation, and Gender in Modern Italy. Intersectional Representations in Visual Culture (Palgrave Macmillan, 2018), Zombie, alieni e mutanti. Le paure dall’11 settembre ai giorni nostri (Le Monnier 2016), and Beyond curiosity. James Mill e la costruzione del governo coloniale britannico in India (Aracne, 2008), la monografia a quattro mani con Cristina Lombardi-Diop Bianco e nero. Storia dell’identità razziale degli italiani (Le Monnier 2013) e il volume a sua cura Il colore della nazione (Le Monnier/Mondadori Education 2015). È attualmente impegnata nella stesura della monografia Environmental Disasters, Migrations and the War on Terror: A Postcolonial Investigation of Cultural Constructions of Monstrosity (Routledge 2020).

Antonio Maria Morone
Antonio M. Morone è professore associato presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pavia. Insegna storia contemporanea dell’Africa orientale e mediterranea e tra i suoi principali interessi di ricerca vi è lo studio della società coloniale e postcoloniale in Somalia e Libia. Tra le sue ultime pubblicazioni: La fine del colonialismo italiano. Politica, società e memorie, Le Monnier, 2018.

Silvana Patriarca
Silvana Patriarca ha insegnato presso la Columbia University e la University of Florida in Gainesville, ed è attualmente professore ordinario di Storia contemporanea presso la Fordham University. È aturice di Numbers and Nationhood: Writing Statistics in Nineteenth-Century Italy e di Italian Vices. Nation and Character from the Risorgimento to the Republic (entrambi pubblicati da Cambridge University Press e tradotti in italiano), ed è co-editor con Lucy Riall di The Risorgimento Revisited: Nationalism and Culture in Nineteenth-Century Italy (Palgrave Macmillan).  Sta attualmente lavorando a un libro sui rapporti tra razza e nazione nell’Italia post-fascista e ha recentemente curato un numero monografico della rivista “Modern Italy” dedicato a Nation, “Race”, and Racisms in Twentieth-Century Italy.

 Guri Schwarz
Guri Schwarz è professore associato di Storia contemporanea presso l’Università di Genova. Si è formato tra l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore. E’ stato Visiting Scholar presso l’International Institute for Holocaust Research – Yad Vashem (Gerusalemme); Research Fellow presso il Deutsches Historiches Institut (Roma); Visiting Lecturer presso il Primo Levi Center (NY); Honorary Research Associate presso la School of European Languages, Culture and Society – University College London (UCL); Viterbi Visiting Professor presso il Department of History, University of California Los Angeles (UCLA). Fa parte del Comitato Scientifico della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea e del Comitato Scientifico della Fondazione Fossoli. È tra i cofondatori e condirettori della collana Routledge Studies in the Modern History of Italy. Nel 2010 ha cofondato la rivista online open access Quest. Issues in Contemporary Jewish History, di cui è direttore dal 2016. Tra le sue pubblicazioni: After Mussolini: Jewish Life and Jewish Memories in Post-Fascist Italy, Vallentine Mithcell, London-Portland (OR), 2012; Tu mi devi seppellir. Riti funebri e culto nazionale alle origini della repubblica, Utet, Torino 2010.

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