Ian Thomson – Primo Levi. Una vita | Speciale Primo Levi

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Un misto di serietà e dolcezza


recensione di Mario Porro

Ian Thomson
PRIMO LEVI
Una vita
ed. orig. 2002, trad. dall’inglese di Eleonora Gallitelli
pp. 818, € 35
Utet, Torino 2017

Riconoscimento del grande valore storico, letterario e morale del più lucido testimone della Shoah, nessun altro autore della letteratura italiana del secondo Novecento può contare su una mole così imponente di indagini biografiche, svolte da autori stranieri. Alla biografia di Myriam Anissimov, Primo Levi (1996, Baldini & Castoldi, 1999), sono seguite nel 2002 Il doppio legame. Vita di Primo Levi di Carole Angier (Mondadori, 2004) e la biografia di Ian Thomson, Primo Levi. Una vita, ora tradotto da Utet. Anissimov giocava sull’ossimoro del sottotitolo, “la tragedia di un ottimista”, per mettere in evidenza come il suicidio di Levi finisse per smentire la sua fiducia laica nella ragione e nella scienza. La biografia di Angier riprendeva la metafora chimica del “doppio legame” – titolo di un libro incompiuto di Levi – per ipotizzare una profonda ambivalenza psicologica la cui origine sarebbe nel rapporto esclusivo, ai limiti del patologico, instauratosi con la madre. Convinta che l’esistenza dello scrittore torinese nascondesse un mistero da svelare, Angier ha compiuto un’opera di scavo, da lei stessa paragonata al lavoro dell’archeologo (metafora cara a Freud), per portare alla luce il condizionamento provocato dall’irrisolta e repressa relazione con la sessualità e con le donne. Così, il silenzio (o il pudore) di Levi, tratto saliente della mentalità di Torino e del Piemonte, assume per la biografa il valore di un indizio, se non di un sintomo di rimozione. Angier si affida a “segreti testimoni”, cela l’identità di alcuni conoscenti sotto pseudonimi, scorge in alcune pagine leviane riferimenti a questioni private.

Uno degli interpreti più sensibili dell’opera di Levi, Robert Gordon, docente a Cambridge, ha osservato che l’opera di Jan Thomson costituisce un esempio pressoché opposto di lavoro biografico (si veda The Battle of the Biographers: Primo Levi and ‘Life-Writing’, saggio raccolto in Biographies and Autobiographies in Modern Italy, a cura di Peter Hainsworth e Martin Mc Laughlin, Routledge, 2007). Nel 1986 il ventiquattrenne Thomson intervistò Levi, lo trovò “cordiale e coinvolgente, un misto di serietà e dolcezza”. Di lì prese avvio un’indagine che giunse a raccogliere più di trecento testimonianze, di parenti (la sorella Anna Maria in primis), amici e conoscenti, oltre a documenti di archivio. L’opzione di ricerca è formulata esplicitamente nella prefazione: “Sin dall’inizio decisi di costruire una vita di Primo Levi che non fosse rintracciabile nei suoi libri. Mi sembrava disonesto, oltre che pericoloso, ricalcare le sue parole in una biografia”. Thomson si astiene dall’interpretare i testi leviani, conserva una meritoria discrezione, quasi a voler rispettare la reticenza che Levi ha messo in atto fin dalle pagine di Se questo è un uomo. Caso esemplare è il passo in cui, nella notte che precede la partenza dal campo di Fossoli verso Auschwitz nel marzo del ’44, i prigionieri cedono al desiderio di dare un ultimo saluto alla vita: “Molte cose furono allora fra noi dette e fatte: ma di queste è bene che non resti memoria”. I biografi ci dicono che Levi passò la notte accanto a Vanda Maestro (che da Auschwitz non sarebbe tornata), la stessa donna a cui allude il passo relativo al viaggio in treno. “Accanto a me, serrata come me fra corpo e corpo, era stata per tutto il viaggio una donna. Ci conoscevamo da molti anni e la sventura ci aveva colti insieme, ma poco sapevamo l’uno dell’altra. Ci dicemmo allora, nell’ora della decisione, cose che non si dicono fra i vivi”.

Oggi sappiamo bene quanto l’apparenza autobiografica delle pagine leviane nasconda un lavoro di profonda rielaborazione della verità in vista della finzione narrativa. L’episodio narrato nel capitolo “Vanadio” in Il sistema periodico – indagato da Marco Belpoliti, in Primo Levi. Di fronte e di profilo (Guanda) – costruisce un caso investigativo, una detective story della professione chimica, per non rivelare come lo scrittore fosse riuscito a ritrovare, con l’aiuto di un’amica tedesca, il Doktor Müller, l’unico fra i chimici della Buna ad avergli dimostrato un minimo di rispetto. Thomson non vuole trovare conferma ad un tesi, non si erge a scrutatore d’anime; segue con linearità diacronica le tappe dell’esistenza di Levi, con l’unica eccezione del capitolo iniziale dedicato alla morte (tema ripreso nel penultimo, il cui titolo, “Gli ultimi sei giorni”, riecheggia il titolo del capitolo conclusivo di SQU, “Gli ultimi dieci giorni”). Qui il biografo lascia che a parlare siano le relazioni della polizia e del patologo, il quale ricorre al termine “precipitazione dall’alto” come causa della morte, la stessa formula usata decenni prima per il suicidio del nonno paterno. Il modello di questa pregevole biografia è l’indagine di un detective che cerca di fare chiarezza sugli eventi, affidandosi anche alle voci di quanti vi hanno partecipato.

porrosem@libero.it

M Porro è insegnante di filosofia

Speciale Primo Levi

Una voce, un’epica. Come nacque Il sistema periodico, di Martina Mengoni

I due mestieri di Levi, di Gian Luigi Beccaria

Anna Dolfi (a cura di) Gli intellettuali/scrittori ebrei e il dovere della testimonianza, di Mariolina Bertini

Ian Thomson Primo Levi. Una vita, di Mario Porro

Roberta Mori e Domenico Scarpa (a cura di) Album Primo Levi, di Francesco Cassata


I libri

  • Da Primo Levi alla generazione dei “salvati”. Incursioni critiche nella letteratura italiana della Shoah dal dopoguerra ai giorni nostri, Atti del Convegno Internazionale, Zurigo 10-11 maggio 2016, a cura di Sibilla Destefani, La Giuntina, Firenze 2017
  • Matteo Mastragostino e Alessandro Ranghiasci, Primo Levi (graphic novel), Becco Giallo, Padova 2017
  • Martina Mengoni, Primo Levi e i tedeschi, Einaudi, Torino 2017
  • Federico Pianzola, Le “trappole morali” di Primo Levi. Miti e fiction, Ledizioni, Milano 2017
  • Mario Porro, Primo Levi. Profili di storia letteraria, il Mulino, Bologna 2017
  • Riga n. 38, Primo Levi, a cura di Mario Barenghi, Marco Belpoliti e Anna Stefi, Marcos y Marcos, Milano 2017
  • Giusi Baldissone, L’opera al carbonio. Il sistema dei nomi nella scrittura di Primo Levi, FrancoAngeli, Milano 2016

 

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