Se la rete è infestata dalla gramigna del falso e del morboso

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Un approccio alla vita sfocato

di Francesco Antonioli

dal numero di ottobre 2018

Apocalittici o integrati? Siamo ancora qui, oltre mezzo secolo dopo il saggio di Umberto Eco del 1964, ad arrovellarci sulla cultura di massa. Divaricando, anzi, i termini della questione che il grande semiologo aveva posto sul villaggio globale. Ci spaventano l’accelerazione tecnologica del web, la mutazione genetica del modo di comunicare e, reale motivo di malessere profondo, la destrutturazione delle relazioni, ormai liquefatte, svaporate, superficiali. Con quali strumenti di lettura affrontare l’argomento? Sicuramente si tratta di un tema antropologico e sociale prima ancora che tecnologico: alle scienze informatiche, in fin dei conti, si è lasciata disinvolta mano libera e dobbiamo correre ai ripari. Perché adesso, in piena era digitale, rischiamo paradossalmente di perdere più facilmente la memoria, le radici, la libertà, come negli scenari più inquietanti descritti dai romanzi di George Orwell e di Aldous Huxley o dalla saga cinematografica Matrix di Lana e Lilly Wachowski.

Massimo Mantellini - Bassa risoluzioneOra, però, si affaccia una chiave di interpretazione interessante, originale rispetto alle tante banalità che si stanno accatastando sul guado epocale in cui siamo immersi. La propone Massimo Mantellini, nel saggio Bassa risoluzione (Einaudi, 2018). Ha scorto una scelta inattesa nella nostra società: la riduzione delle aspettative, la “bassa risoluzione”. Delle fotografie anche orribili con cui ammorbiamo il web, per esempio, che ne sono un po’ l’icona. L’approccio alla vita è sfocato, privo di pixel, non vettoriale: una sorta di Ikea esistenziale, soltanto che nel nostro caso la motivazione non è il risparmio su mobili, legno e arredamento.

Il quadro si complica rispetto all’informazione, ai temi delle fake news e della post-verità. Tendenza al ribasso anche qui, altro che preoccupazione per il fact-checking. Mantellini parla chirurgicamente della “gramigna” infestante dei boxini editoriali (a sfondo sessuale o di morti sanguinose in salsa Pulp Fiction) creati per portare click su siti e portali blasonati. Alla lunga, avverte, zizzania la vincerà. “Se il boxino morboso è bassa risoluzione culturale, lo è per tutti – incalza Mantellini – sia per chi simili contenuti propone, sia per chi, a maggior ragione, quegli orrori apprezza. Rappresenta comunque, in entrambi i casi, una vera e propria resa. Nel caso degli editori è una scelta economica che mantiene una sua logica nel breve periodo mentre in quello dei lettori è un evidente percorso culturale assai arduo da negare e del quale sembra davvero difficile essere fieri”.

Richard Baldwin La grande convergenzaQuesto sguardo deve arricchirsi con la complementarità di una visione geoeconomica di respiro. Può aiutare, in questo senso, La grande convergenza (Il Mulino, 2018), impegnativa riflessione accademica di Richard Baldwin, docente di economia internazionale al Graduate Institute di Ginevra, nonché presidente e direttore del Cepr (Centre for Economic Policy Research) di Londra. Tecnologia informatica, web e nuova globalizzazione – completamente diversa da quella finora vissuta – potranno favorire uno sviluppo più sostenibile ed equo del nostro pianeta? Sì, risponde l’economista, soprattutto qualora dovesse “crollare” il costo del trasporto delle persone: “Non sto parlando di qualche tipo di fantascientifica tecnologia alla Star Trek – puntualizza –, che renderebbe economico ‘teletrasportare’ letteralmente la gente da un paese all’altro in modo rapido e sicuro. Sto parlando di tecnologie in grado di sostituire molto fedelmente la presenza fisica, in un dato luogo, di una persona che si trova altrove. Le due svolte Ict potrebbero ottenere questo risultato. Grazie alla prima, la telepresenza, non occorrerebbe più che le persone siano fisicamente presenti nella stessa stanza per scambiarsi servizi cognitivi e sensoriali. Grazie alla seconda, la telerobotica, non servirebbe più che un lavoratore si sposti per fornire servizi manuali”. Le pagine di Baldwin trasmettono qualcosa di nuovo, aiutano ad aprire gli occhi, esercizio sempre prezioso.

Twenge - IperconnessiPensiamo, nella sua chiave, come potrebbe evolvere la questione immigrazione, su cui si scatenano sulla rete le peggior cose, a firma di quegli imbecilli che hanno iniziato a scrivere (post grondanti livore, s’intende) senza neppure saper leggere. Insomma, per essere degnamente cittadini del villaggio globale, volenti o nolenti, dobbiamo masticare un po’ di economia, di sociologia, di tutto un po’. Essere curiosi, non sprovveduti. Compito della scuola, ma non solo. D’altronde: quali potranno essere gli adulti di domani, nutriti a pane e Instagram da genitori cinquantenni che giocano allegramente su Facebook ululando “Buongiornissimo a tutti” nei migliori dei casi? Utile e preziosa, in questo senso, è senz’altro la lettura di Iperconnessi (Einaudi, 2018), in cui Jean M. Twenge, psicologa alla San Diego University, spiega in un ponderoso saggio di quasi quattrocento pagine “perché i ragazzi oggi crescono meno ribelli, più tolleranti, meno felici e del tutto impreparati a diventare adulti”. La lente è sulla iGeneration. E la “i” sta per internet, ovviamente, ma anche per individualismo (“una caratteristica acquisita”, “una tendenza generale”); rimanda a ineguaglianza di reddito e quindi a insicurezza. Twenge va a fondo e individua otto tendenze della iGen, che poi “sono in ultima analisi quelle della società”: immaturità, incorporeità, instabilità, isolamento e disimpegno, incertezza e precarietà, indefinitezza, inclusività. Frutto di tre anni di lavoro, articolato in otto capitoli (uno per ogni tendenza individuata), con una ricchissima bibliografia, il volume porta a una consapevolezza: “Gli iGen sono spaventati, forse addirittura terrorizzati. Sono cresciuti lentamente, educati ad apprezzare la sicurezza e impauriti dalle implicazioni delle diseguaglianze economiche e sono arrivati all’adolescenza in un’epoca in cui la loro principale attività sociale è fissare un piccolo schermo rettangolare che può apprezzarli o rifiutarli. Gli strumenti che tengono in mano hanno esteso la loro infanzia e contemporaneamente li hanno isolati dalle interazioni umane reali”. Si può fare qualcosa? “Sono la generazione più sicura sul piano fisico, ma più fragile su piano mentale. Danno più importanza al lavoro e sono più realistici dei millennials, hanno la certezza che dovranno lottare per farcela. Sono squisitamente tolleranti, portatori di una nuova consapevolezza dell’eguaglianza, della salute mentale e dei diritti Lgbt e si sono lasciati alle spalle strutture tradizionali come la religione. Gli iGen hanno una solida base su cui costruire il proprio successo, con la loro natura pratica e la loro intrinseca prudenza. Se riescono letteralmente a mollare la presa sul telefono e si tolgono il pesante mantello della paura di dosso, possono ancora spiccare il volo. E noialtri saremo lì, a fare il tifo per loro”.

Alessandro Curioni - La protezione dei dati. Guida pratica al regolamento europeoProspettiva auspicabile, ma c’è da lavorare molto su noi adulti. Bene allora tenere a portata di mano La protezione dei dati. Guida pratica al regolamento europeo (Mimesis, 2018), di Alessandro Curioni, esperto di formazione e sicurezza informatica. Giusto per addentrarci nelle sigle più ostrogote delle norme partorite in quel di Bruxelles. Linguaggio immediato, buona visione d’insieme. Per i palati più militanti va senz’altro suggerito Tecnologie del dominio (Meltemi, 2017), un lessico minimo di autodifesa digitale curato dal gruppo di ricerca e formazione interdisciplinare Ippolita. Trovate parole e frasi di antico o di nuovo conio, che vengono spiegate con dovizia di particolari, utili a districarsi tra una cinquantina di termini come “blockchain”, “criptomoneta”, “hacker”, “peer to peer”, “scalability” e, ovviamente, “social media”. Questo ci porta al fronte della “resistenza”. Avere maggior contezza di ciò che combiniamo è proprio il senso di Sloweb (Golem, 2018), una Piccola guida all’uso consapevole del web. Il nome del volume firmato da Pietro Jarre e Federico Bottino è anche quello di un’associazione, nata dall’incontro intergenerazionale tra i due, manager internazionale il primo, web editor il secondo, entrambi posseduti dall’imperativo categorico del “detox digitale” (www.sloweb.it). “Nulla a che fare con il luddismo. Si tratta di usare le tecnologie e i loro strumenti per riconquistare il diritto alla gestione del proprio tempo, il diritto alla riflessione, alla tutela e alla gestione dei dati personali, all’apprendimento e in definitiva alla emancipazione sociale e culturale responsabile. Non è poco. Ed è maledettamente importante”, rassicurano Jarre e Bottino.

io@francescoantonioli.it

F Antonioli è giornalista

I libri

  • Massimo Mantellini, Bassa risoluzione, pp. 144, € 12, Einaudi, Torino 2018
  • Richard Baldwin, La grande convergenza. Tecnologia informatica web e nuova globalizzazione, ed. orig. 2016, trad. dall’inglese di Nanni Negro, pp. 328, € 28, il Mulino, Bologna 2018
  • Alessandro Curioni, La protezione dei dati. Guida pratica al regolamento europeo, pp. 198, € 14, Mimesis, Sesto San Giovanni (Mi) 2018,
  • Federico Bottino, Pietro Jarre, Sloweb. Piccola guida all’uso consapevole del web, pp. 120, € 14, Golem, Torino 2018,
  • Jean M. Twenge, Iperconnessi. Perchè i ragazzi oggi crescono meno ribelli, più tolleranti, meno felici e del tutto impreparati a diventare adulti, ed. orig. 2017, trad dall’inglese di Ortensia Scilla Teobaldi, pp. 400, € 19, Einaudi, Torino 2017
  • Ippolita, Tecnologie del dominio. Lessico minimo di autodifesa digitale, pp. 288, € 18, Meltemi, Milano 2017
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