Ottobre 2018 – In questo numero

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Leggi per uomini e non uomini per la legge

Il numero di ottobre si apre con un nuovo intervento di Giovanni Maria Flick, questa volta sul suicidio assistito e la dignità del morire, in attesa della sentenza del processo contro Marco Cappato accusato di omicidio per aver assistito Dj Fabo nella sua scelta di fine vita volontaria. Il tema come si intuisce è drammatico, e pone in aperto conflitto il diritto e la morale o meglio l’umanità e le leggi. Flick, da grande giurista, sente la necessità di modulare la risposta alla gravità della situazione e sostiene che, in questi casi, si debba rovesciare il rapporto fra leggi e uomini: ci vuole una legge per gli uomini (e non il contrario) per esprimere la giusta dose di comprensione a chi chiede di non essere lascito solo nel momento del trapasso.

Tra i Segnali ricorderei altri temi attuali che richiederebbero sempre di più “leggi per gli uomini” e meno risposte repressive. La critica delle politiche migratorie rivolte ai governi italiani – affrontate nel segnale di Enrico Pugliese intorno a libro di Stefano Allievi, Immigrazione: Cambiare tutto, Laterza – insiste giustamente sull’assenza di politiche integrative una volta che i migranti sono sbarcati; è giusto separare i livelli di intervento, distinguendo il salvataggio in mare dal trattamento nel paese di arrivo, perché  il destino dei migranti una volta sbarcati è un problema enorme, affrontato con dolente superficialità e malafede dai governi (non solo italiani). Di certo non curarsi o peggiorare volontariamente le condizioni dei migranti sul suolo italiano è azione doppiamente errata: moltiplica gli sradicati e penalizza le comunità di accoglienza.

Anche il segnale sul lavoro di Andrea Aimar indica alcune questioni di fondo sul lavoro oggi, dalla precarizzazione dell’occupazione (Riccardo Staglianò, Lavoretti, Einaudi) – risultato di una lunga stagione di aumento delle diseguaglianze – alle dinamiche delle piattaforme web che ripropongono un «caporalato digitale» con una manodopera senza diritti. Sono molti ormai i libri su questa tipologia di occupazione fintamente autonoma, e sul futuro di una terra promessa segnata dal non lavoro (faranno tutto le macchine) e da un reddito universale. Torneremo su questi temi, perché l’Italia non è la California e con una disoccupazione sopra il 10% e una bassa capacità di innovazione tecnica, le utopie settantasettine della “liberazione dal lavoro” rischiano di essere solo una metafora quasi offensiva di un dramma generazionale in crescita.

Vivere le discriminazioni, o nella discriminazione, ha segnato la lunga attività letteraria e la vita di Toni Morrison, la più importante scrittrice di colore statunitense, premio Nobel per la letteratura. Nella recensione al meridiano Mondadori, che riunisce i principali romanzi tradotti in italiano, Daniela Daniele ne ricostruisce la fortuna critica, ma con grande intelligenza mette in luce anche i limiti e i rischi di una narrativa che privilegia l’esclusione, la repressione, lo stigma della razza posto sui neri d’America; limiti che la Morrison riesce a superare grazie alla sua capacità di esplorare sistemi più profondi di emarginazione, che arricchiscono la trama delle diseguaglianze della vita quotidiana delle famiglie nere: per esempio le differenza di genere, i pesi portati dalle donne in relazioni asimmetriche e violente che le vede spesso sole, a sostenere la vita di famiglie in crisi. Un libro imperdibile.

Infine il libro del mese, Pantheon di Jorg Rüpke storico tedesco dell’antichità. Pantheon non è solo il celebre monumento romano dove si riuniscono i culti dell’Impero, ma sembra essere anche un elemento costitutivo della stessa religione romana che ha vissuto sempre in simbiosi con i culti mediterranei da cui ha preso continuamente dèi, storie, liturgie, confondendo religioni diverse in una religio poliedrica sempre in movimento. Una doppia lezione di metodo del grande storico tedesco: ampliare le fonti della religione a tutto il bacino mediterraneo e non considerare la religione romana come un’essenza atemporale sempre uguale a sé stessa. Insegnamento valido anche per i lettori non storici: l’essenza delle cose è nel molteplice.

M.V.

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