Erik Olin Wright – Per un nuovo socialismo e una reale democrazia

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La paziente erosione del capitalismo

di Riccardo Barbero

Erik Olin Wright
PER UN NUOVO SOCIALISMO E UNA REALE DEMOCRAZIA
ed. orig. 2017, trad. dall’inglese di Nunzia Augeri
pp. 198, € 17
Punto Rosso, Milano 2018

Erik Olin Wright, importante sociologo marxista americano, scomparso a fine gennaio, è poco conosciuto in Italia: questo libro è il primo finora uscito in traduzione italiana. È la sua ultima opera, parzialmente incompiuta. Nel progetto originario Olin Wright si era ripromesso di scrivere due testi paralleli: il primo, più snello e assertivo, rivolto a un pubblico interessato agli aspetti strettamente politici; il secondo, più ampio e argomentato, destinato agli studiosi e al confronto accademico. Il tempo non gli è bastato ed è riuscito a completare, seppur con la fatica dovuta alla malattia, solo il primo dei due volumi. Wright è stato e continuerà a essere una fonte di ispirazione e di formazione per la nuova sinistra di orientamento socialista che si è recentemente affermata negli Stati Uniti, a partire dalla campagna di Bernie Sanders per le primarie del 2016.

Il testo muove dalla constatazione della crisi della società attuale e dall’affermazione, in contrasto con quella famosa di Margaret Thatcher (there is no alternative), che “un altro mondo è davvero possibile”, che esso “potrebbe migliorare le condizioni per uno sviluppo realmente umano per la maggior parte della popolazione”, che “gli elementi di questo nuovo mondo sono già presenti” e che quindi “ci sono le possibilità di passare da un mondo all’altro”. Si tratta di costruire “utopie reali” per andare oltre la società capitalistica, sottoponendo a un’analisi critica le tradizionali strategie politiche della sinistra europea (socialdemocratica e comunista). Queste due componenti del movimento operaio, nonostante le loro evidenti e feroci divergenze, hanno condiviso le ipotesi più deterministiche dell’opera di Marx: l’inevitabilità della crisi del capitalismo e la polarizzazione della struttura sociale nelle due classi opposte (capitalisti e proletari). Queste schematizzazioni hanno portato storicamente a privilegiare due contrapposte logiche strategiche: “distruggere il capitalismo” per i rivoluzionari, “temperare il capitalismo” per i riformisti.

Wright riprende di Marx la lettura più complessa della società moderna, intesa come un coesistere di diversi modi di produzione sotto l’egemonia di quello capitalistico, e analizza le strategie che caratterizzano quelle realtà che in diverso modo convivono e, al tempo stesso, confliggono col capitalismo dominante. Emergono così dal basso, dalla società, strategie di fuga dal capitalismo, cioè la costruzione di aree liberate più o meno istituzionalizzate, e di resistenza al capitalismo soprattutto attraverso l’azione sindacale. Esse coesistono con quelle che dall’alto, cioè attraverso l’azione dello stato, cercano di neutralizzare gli effetti più gravi del capitalismo (“temperare il capitalismo”) o di “smantellarlo” per costruire un’economia mista. Secondo l’autore, sulla base del bilancio storico, l’unica strategia realistica non è quella di distruggere il capitalismo, ma la combinazione delle quattro precedenti, che definisce come “erodere il capitalismo”.

Ma qual è l’idea di socialismo che ispira la sua riflessione? “Il fallimento storico dell’Urss e della Cina popolare ha screditato l’idea di una pianificazione centrale generale diretta da burocrati con un carattere repressivo e pervasive irrazionalità”. Egli propone di incentrare la ricerca sul tema del potere: quello economico si fonda sul vantaggio economico, quello statale sulla coercizione, quello sociale sulla persuasione. È quindi quest’ultimo l’indicatore fondamentale per la democrazia: uno stato è democratico se il potere statale è subordinato al potere sociale. E il socialismo, nell’accezione realistica proposta dall’autore, è quella società dove prevale il potere sociale, si realizza progressivamente la democrazia economica e anche il mercato deve sottomettersi alla democrazia. Scrive inoltre: “La strategia a lungo termine di erodere il capitalismo prospetta un processo di espansione e approfondimento degli elementi socialisti del sistema economico che giunga a minare il predominio del capitalismo”. Invece di un “modello di economia socialista fondata su un unico meccanismo istituzionale” è preferibile “un misto di diverse forme di pianificazione partecipata, imprese pubbliche, cooperative, aziende private democraticamente gestite, mercati e altre forme istituzionali che evolve con la sperimentazione e la deliberazione democratica”.

L’autore individua concretamente alcuni “blocchi di un’economia socialista” come il reddito di base incondizionato (che giustifica e motiva con una serie di argomentazioni di prospettiva che possono interessare il lettore italiano rispetto agli attuali contraddittori provvedimenti del governo in carica), l’economia cooperativa di mercato, l’economia sociale e solidale, la democratizzazione dell’impresa capitalistica, il credito come servizio pubblico, la presenza di organizzazioni economiche non di mercato nella fornitura di servizi alle persone, la produzione collaborativa peer-to-peer favorita da alcuni aspetti dell’innovazione tecnologica, lo sviluppo della conoscenza come bene comune. Ma Olin Wright è un “utopista realista” e sa bene che “lo stato capitalistico non è progettato per le trasformazioni sociali di tipo emancipativo” e che “per il suo stesso disegno istituzionale” favorisce sistematicamente il predominio del capitalismo. Anche per questo aspetto l’autore individua blocchi di democratizzazione dello stato: decentralizzazione, nuove forme di partecipazione, nuove istituzioni di rappresentanza popolare. E infine si chiede quali potrebbero essere gli agenti sociali della trasformazione: è proprio su quest’ultimo tema del libro che compare esplicitamente la profonda formazione sociologica dell’autore. Scrive “Gli attori collettivi hanno una base sociale, ma la base stessa non è un attore. (…) Identità, interessi, valori sono le basi che si sovrappongono e si intersecano nella formazione degli attori collettivi”.

Il libro, breve ma densissimo, rende conto di un dibattito politico all’interno della sinistra americana molto vivace e approfondito. L’iniziativa dell’editore Punto Rosso di pubblicare quest’ultima opera del sociologo americano, in anticipo sull’edizione in lingua inglese, è più che mai utile e opportuna, soprattutto se aprirà la strada alla pubblicazione delle precedenti ricerche che costituiscono le indispensabili premesse di questa sorta di testamento culturale e politico.

riccardo.barbero@istruzione.it

R. Barbero è stato insegnante e dirigente scolastico

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