Catherine Lacey – A me puoi dirlo

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Esorcismo rituale della violenza

di Marco Petrelli

Catherine Lacey
A ME PUOI DIRLO
ed. orig. 2020, trad. dall’inglese di Teresa Ciuffoletti,
pp. 220, € 17,
SUR, Roma 2020

In una cittadina del sud degli Stati Uniti appare un personaggio misterioso. Non sa come è arrivato lì, non sa da dove viene. Non parla con nessuno, se non con alcuni dei membri più eccentrici della comunità, unita da una religiosità esasperata che si intuisce in qualche modo deviante e sinistra. Panca (questo il nome della persona sconosciuta, così chiamata perché trovata addormentata nella chiesa locale) è un animo tanto sensibile quanto inerte. Non sembra reagire più di tanto agli stimoli esterni, e si trascina giorno per giorno disorientato, ma con curiosità. Lentamente, ma in maniera implacabile, le tensioni e le ipocrisie della provincia profonda statunitense acquistano un moto centrifugo attorno al protagonista, muovendo verso una gradazione ascendente sempre più palpabile e perturbante che culminerà nel Festival del perdono, festività locale presagita sin dall’inizio della storia, e attesa dagli abitanti con la gioia isterica di una vera e propria apocalisse.

Con A me puoi dirlo, Catherine Lacey, giovane scrittrice nativa di Tupelo nel Mississippi (luogo di per sé mitologico nella geografia del Sud, avendo dato i natali a Elvis Presley) crea un libro fortemente enigmatico, che possiede l’ambiguità e la reticenza esplicativa di una parabola biblica. Ambiguità incarnata prima di tutto nel protagonista: Panca è infatti una sorta di tabula rasa sulla quale gli altri personaggi proiettano i loro desideri, le loro angosce, e, soprattutto, le loro storie. Paradossalmente, è proprio questo personaggio muto a stimolare le parole degli altri, che, in qualche modo rassicurati dalla sua placidità, si abbandonano a riflessioni e confessioni altrimenti tenute nascoste. Ma il ruolo di Panca non riguarda solo una sorta di maieutica psicologica e spirituale. L’enigma che lo circonda è ben più profondo e disturbante per gli equilibri cristallizzati della piccola società di provincia che lo accoglie. Nessuno riesce a capire se sia maschio o femmina, e lui (lei?) stesso non è ben sicuro dell’importanza della cosa. E, ancora più sconvolgente in un paesino meridionale isolato e bigotto, l’identità etnica di Panca è assolutamente indecifrabile. “Noi qui trattiamo tutti allo stesso modo”, dice uno dei personaggi, tradendo ironicamente l’ipocrisia profonda della cittadina. Sono l’omologazione estrema e la segregazione a rendere, almeno in superficie, tutti uguali, e la fluidità inafferrabile di Panca è una variabile impazzita intollerabile nel conformismo inflessibile della comunità. Lo spettro delle leggi razziali e del passato razzista del Sud viene continuamente evocato ma mai veramente svelato da Lacey, che suggerisce omicidi e croci infuocate senza mai davvero porre il lettore davanti all’evidenza. Un personaggio è descritto come un uomo amorevole in un capitolo e come un cappuccio bianco in un altro; le versioni si intrecciano e si contraddicono; la verità si intuisce, ma le certezze mancano del tutto.

Fortemente ispirato ai temi e alle atmosfere del gotico del Sud, soprattutto nella religiosità malata e soffocante che lo permea, A me puoi dirlo è però privo della violenza caratteristica del genere. O meglio, questa viene sublimata ed espressa sulla superficie vergine del corpo del protagonista nel contrasto tra le domande che pone e le strutture che ciascuno vorrebbe imporre. Il corpo stesso, piuttosto che essere vittima di aggressioni letterali, diviene luogo di un dubbio e di un vuoto talmente insostenibili da mettere in crisi chiunque provi ad accostarvisi. La possibilità della redenzione, tanto cara a un’autrice come Flannery O’Connor, certamente influente sulla forma e sui temi del romanzo, viene totalmente spogliata dalle caratteristiche apertamente religiose (aspetto che è anzi parodiato dal culto bizzarro degli abitanti), per farsi riflessione filosofica e misticheggiante.

La chiave del romanzo è forse nell’epigrafe, tratta da Quelli che si allontanano da Omelas di Ursula K. Le Guin, altra storia eterea e terribile in cui la miseria di un innocente serve a garantire il benessere utopico di una comunità. I meccanismi di espiazione della colpa e di esorcismo rituale della violenza, già descritti da René Girard e così efficienti nel raccontare una società per certi versi ancora tribale come quella del Sud rurale, sono utili anche nello svelamento delle dinamiche di questo romanzo. Panca, attirando su di sé i mali sottaciuti della cittadina, ricopre simbolicamente il ruolo di agnello sacrificale accostandosi a una figura cristologica (ma anche anticristologica, perché il mutismo pressoché totale lo rende in un certo senso l’opposto del Verbo cristiano), un profeta senza legge che predica un antivangelo di totale accettazione dell’altro. Un messaggio silenziosamente rivoluzionario, che i fanatici abitanti del Sud descritto da Lacey rifiutano totalmente, rimanendo ciecamente attaccati alla routine soffocante delle loro vite, e al dubbio potere purificatorio dei loro riti. Lieve come una fiaba, ma cupo e inquietante nelle numerose ellissi che ne compongono la trama, A me puoi dirlo si legge come una perfetta cautionary tale contemporanea.

marco.petrelli@unito.it

M. Petrelli insegna letteratura angloamericana nelle università di Torino e Bologna

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