Claudia Riconda – The tarot game

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Maschere cangianti

di Monica Bardi

Claudia Riconda
The tarot game
pp. 387, € 18, 
Absolutely Free Editore, Roma 2022

L’abilità di Claudia Riconda nel trasformare in narrazione le suggestioni e le emozioni suscitate dagli incontri e dalle storie quotidiane è il frutto dell’esperienza giornalistica trentennale presso il quotidiano “la Repubblica”. Il rapporto con la cronaca era più diretto nel libro Le vite nuove, pubblicato nel 2004 da Limina che raccoglieva articoli di cronaca ampliati e rivisti. L’autrice spiegava allora, in un’intervista, che “quando ci sono di mezzo gli uomini, non è mai facile niente, non se ne esce indenni, da certi incontri. Si torna via spossati come da un corpo a corpo. Fisico e psicologico”. È questa la medesima sensazione con la quale ci si immerge in questo nuovo romanzo di Claudia Riconda, in cui la rielaborazione letteraria, nella migliore tradizione del giallo, mostra una felice maturità. In un movimento continuo fra luoghi distanti fra loro – Capalbio, Parigi e Firenze – Claire cerca la chiave della sparizione di Nina ma soprattutto quella per comprendere se stessa, rincorrendo come in uno specchio le immagini contraddittorie di una donna che è giornalista per vocazione, moglie e madre e amante appassionata di una sconosciuta. Lo specchio è quello deformante del Giardino dei Tarocchi, opera realizzata in Toscana da Niki de Saint Phalle a partire dal 1979, con riferimento al Parco Güell di Gaudì a Barcellona. Un giardino popolato da sculture monumentali in cemento armato (alcune delle quali un tempo abitabili), ispirate ai misteri fondamentali dei tarocchi e ricoperte da un mosaico di specchi, vetro e ceramiche colorate. Ovviamente il primo fantasma che si aggira nel parco (luogo dello smarrimento e dello svelamento) è, a dispetto del lettore, proprio Niki stessa, esploratrice instancabile dell’identità femminile (fino alla realizzazione di Nana, una gigantesca donna, simbolo dell’emancipazione e della potenza creativa femminile, realizzata con il supporto di Jean Tinguely e Per Olof Ultvedt). 

La storia prende avvio nell’ambiente protetto di una famiglia borghese, in cui la complicità di coppia si basa sull’imbattibilità del doppio nel gioco del tennis e sull’attenzione per il figlio intelligente e curioso. Le cene, i rapporti sociali, i pomeriggi in piscina e le feste sono l’occasione – perfettamente colta dall’autrice – per uno scambio di dialoghi e di battute da cui emerge una conoscenza sottile di un ambiente dalla cui morsa Claire cerca disperatamente di fuggire. La ricerca della verità sulla scomparsa di Nina è anche la ricerca di quella parte di Claire che fatica a prendere corpo nella rete dell’appartenenza sociale. Come fuggire mantenendo la protezione di un’identità e come restare nascondendo quello che si prova? È il discrimine sottile su cui si gioca il finale del racconto I morti di Joyce, in cui il ritorno di un fantasma di un uomo che ha amato ed è stato amato riesce a incrinare la rassicurante, ripetitiva, tenera recita sociale di una serata fra persone amiche. 

Claudia Riconda riesce a riprodurre quella situazione narrativa con grande abilità, perché Claire, figura mobile e viva si aggira in un universo di ombre, di maschere cangianti, in cui è difficile distinguere gli innocenti e i colpevoli. Il giallo è riuscitissimo e tiene inchiodati al libro con una tensione che non ha cedimenti e si avvale della riproduzione di fotogrammi inquietanti, ma alla fine quello che resta dentro è il movimento continuo di Claire, alla ricerca di un senso. L’autrice segue la matassa dei suoi pensieri e delle sue ipotesi con divertimento e amore ma alla fine la lascia andare, sulla sua cattiva strada.

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