Gian Marco Griffi – Inciampi

recensione di Mauro Maraschi

Gian Marco Griffi
INCIAMPI
pp. 228, € 16
Arkadia, 2019

Arkadia nasce a Cagliari nel 2009 dall’incontro tra Riccardo Mostallino Murgia e altri professionisti del mondo della comunicazione. L’anima della casa editrice è subito divisa tra saggistica e narrativa, legate da un’attenzione al territorio sardo e alla sua cultura, ma “con lo sguardo sempre rivolto verso il mondo”. Presente ai principali saloni del libro, negli ultimi anni Arkadia sta conquistando maggiore visibilità grazie anche a diverse scelte felici: Fratello minore. Sorte, amori e pagine di Peter B. di Stefano Zangrando è stato finalista allo European Union Prize for Literature 2019, mentre L’ambasciatore delle foreste di Paolo Ciampi è stato tra i candidati al Premio Strega. Per quanto riguarda la saggistica, una delle collane di punta è Historica Paperbacks: “Un viaggio nel tempo che spazia dallo studio della civiltà nuragica a quello della religione dell’Antica Roma e della diffusione del Cristianesimo nell’impero romano, dalla Spagna Visigota alla Battaglia della Meloria, fino alle vicende della Prima Guerra Mondiale”. Per la narrativa, a parte la collana madre Eclypse, vanno segnalate Xaimaca, dedicata alla letteratura ispanoamericana (ospita Eugenio Cambaceres, César Vallejo e Ricardo Guiraldes) e Senza rotta, dedicata alla narrativa di viaggio. Nel 2019 si è aggiunta SideKar, diretta da Ivana e Mariela Peritore e nata “con l’intento di ospitare autori che si potrebbero definire outsider”. Da Stato di famiglia, di Alessandro Zannoni (autore amato da Luigi Bernardi), ai racconti di A pelle scoperta di Francesca Piovesan, “il viaggio della collana è all’insegna di una scrittura trasversale, e appartenente a differenti generi, che fa dell’originalità e della ricerca il suo tratto distintivo”.

Inciampi di Gian Marco Griffi (Alessandria, 1976) corrisponde a questa definizione. Già al suo esordio, Più segreti degli angeli sono i suicidi (Bookabook, 2017), Griffi aveva dimostrato consapevolezza, riconoscibilità e originalità nei temi, nelle trame e nell’immaginario: in Inciampi queste caratteristiche tornano potenziate. Pur confermando ambientazioni e toni, l’autore ha quasi cambiato stile: da densa e lineare che era, la prosa si è spostata verso flussi di testo più sperimentali e dominati dalla virgola onnivalente, una formula che può ricordare Nori o Bernhard, e che produce simili effetti comici. Di norma, l’applicazione di questa modalità a tutte le voci narranti di una raccolta comporta che le voci tendano a somigliarsi (minando la sospensione dell’incredulità) e a dispensare riferimenti culturali più idonei a un narratore onnisciente; Griffi, però, sa gestire la sua materia, e con esiti spesso sorprendenti.

L’incipit del primo racconto è forte quanto sgradevole: “Suppongo che una donna possa reagire in molti modi alla nefasta notizia che annuncia un cancro al seno, non so, ma so che Alma reagì maturando un inconsueto desiderio sessuale, e che lo appagò facendo l’amore con ogni uomo il cui odore le andasse a genio”. Griffi apre con intenzionale cattivo gusto, ben determinato a disturbare il lettore, ma basta procedere affinché la mortificazione di un dramma si trasformi in tutt’altro, con sottotrame squallide quanto tenere (Delmo), per poi passare alla commozione (il personaggio del figlio di Alma è notevole) e concludersi con un siparietto tragicomico. Fin qui si potrebbe sentire l’eco di un raccontista italiano doc come Paolo Zardi, spesso incline a raccontare sardonicamente il male. Ma Griffi dà il meglio di sé nel secondo pezzo, come ogni volta che parla di animali (già fondamentali in “Più segreti”): forse non tutti si commuoverebbero davanti a un tasso moribondo, ma in questo caso è difficile non rimanere invischiati in dinamiche emotive inattese. Il passaggio che segue, autonomo quanto un micro-racconto, esemplifica il controllo e la tecnica dell’autore: “Bruno mi ha guardato e ha detto che ero una mezzasega, io l’ho guardato e gli ho detto non capisco cosa mi succede, non ho pianto neppure al funerale di mio padre, lui ha detto no, ma avresti dovuto, io ho detto sì, avrei dovuto, lui mi ha strappato il fucile di mano e l’ha puntato sulla testa del tasso, io mi sono tappato le orecchie e ho chiuso gli occhi, ho sentito che diceva fanculo, ha sputato e ha messo il fucile in terra, io gli ho detto che era una mezzasega, lui ha detto che gli sembrava di sparare a mio padre, io ho chiesto che cosa c’entrava mio padre, lui ha detto c’entra, cristo, ne abbiamo appena parlato, poi ha guardato il tasso e si è messo a piangere anche lui”.

Il terzo racconto, Una storiella post-sismica, richiama la tecnica del cannibale Galiazzo, e stupisce il lettore spostando l’inquadratura da un dramma universale all’epopea di un individuo che non ha lo stomaco per affrontarlo (anche se il genio si rivela nella sottotrama “morire di buio”). I racconti che seguono, per quanto sempre brillanti, ben scritti e originali, lasciano spesso l’impressione che manchi un passo alla quadratura. Storiella delle lucciole in Monferrato è intelligente e sagace nei limiti di una parabola sull’italianità. Suggestivo ed elegante, Insetti dalla Russia sarebbe un gioiello se non mancasse di finalità. Cipolla cafè, su un club virtuale per persone con l’alluce valgo, devia verso un equilibrato umorismo demenziale, risolvendosi però nei territori di un monologo d’autore. L’appassionante e ipnotico Storiella del sonno, parodia di Mattatoio N°5, racconta il dramma della guerra da un punto di vista inedito, senza riuscire a concludersi quando dovrebbe. Forse questi racconti sono troppo buoni, carichi e creativi per una sola antologia: la scrittura di Griffi è talmente vivida e libera dai cliché che viene voglia di scoprire cosa produrrebbe tanto talento se applicato a un romanzo. Non c’è dubbio che quando Griffi si dedicherà a un lavoro lungo e strutturato, accettando un compromesso tra autorialità e convenzione, a quel punto ci troveremo di fronte a un autore compiuto. Nell’attesa, Inciampi va letto da chiunque preferisca l’arte pulsante all’impersonale efficacia dei racconti minimalisti.