Giorgia Tribuiani – Blu

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recensione di Simone Innocenti

Giorgia Tribuiani
Blu
pp. 256, € 16
Fazi, Roma, 2021

A inizio libro ha scelto di citare Antonin Artaud e, di fatto, anche il suo personaggio – quello che esce da Blu (Fazi editore, 255 pagine) scritto da Giorgia Tribuiani – potrebbe in qualche modo planare da uno dei tanti testi del drammaturgo francese. Forse il merito sta tutto nella scrittura dell’autrice che sceglie uno stile nervoso, estremamente nervoso, per ricalcare una storia veloce e ritmata che chiede attenzione dalla prima all’ultima riga. Proprio per questo una storia abbastanza comune diventa improvvisamente una storia che ha una filigrana diversa: la protagonista, che si chiama Ginevra ma che tutti chiamano Blu, vive in un modo ossessivo, dentro una casa con sua madre separata dal marito, non ama un ragazzo che dice di amare e scopre improvvisamente che la sua capacità nel disegnare e di vivere l’arte può improvvisamente essere un qualcosa di diverso dopo aver conosciuto una performer, che si chiama Dora.

La scrittura, si diceva. Tribuiani incastra la vicenda ritmandola con la seconda persona singolare: scrive di Ginevrablu dandole quasi sempre del tu fino a farla aderire col lettore, mutuando così quel testimone teatrale che Artaud vedeva, teorizzava e poi metteva in scena col suo “teatro della crudeltà”. Crudele è infatti lo stile dell’autrice, ma non per questo meno lirico: ci sono molti inserti di una delicatezza tale che, se da un lato servono a spiazzare, dall’altro dipingono fino in fondo la complessità della protagonista femminile. La riflessione che viene spontanea – a fine lettura – è duplice e porta il lettore dritto in due emisferi ben precisi: quello pittorico, che è un mondo onnipresente dentro il romanzo, e quello della scrittura al femminile, della quale Tribuiani fa legittimamente parte dopo il fortunato esordio con Guasti (Voland). Del blu l’autrice ha preso il “periodo blu” di Picasso: la sua protagonista Ginevra – nel gioco dei piani narrativi che si intrecciano scollandosi come appunto fece visivamente il cubismo – è in definitiva una figura che sprigiona malinconia, che è appunto lo stato sentimentale suscitato dalle figure dipinte dell’artista spagnolo in un momento ben  preciso del suo percorso artistico. Ginevra è Blu all’inizio del libro ma alla fine del libro il Blu sarà Ginevra, o forse un suo periodo. L’altro ragionamento porta invece dritto all’universo poetico femminile: lo stile di Tribuiani va ricercato in alcune scrittrici tutte italiane. In mondi che partono da Alba de Céspedes e passano da quello di Antonia Pozzi per finire dentro stili come quelli di Goliarda Sapienza. È questo il punto: l’autrice ha una sua voce narrativa, con un suo timbro particolare. Che decide di usare per narrare una storia di sdoppiamenti, di spaesamenti e ritrovamenti dentro una quotidianità che molto spesso circonda tutti. Anzi: ti circonda.

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