Howard Phillips Lovecraft: il solitario diventato maestro

Autolesionista e visionario

di Francesco Gallo

Il 1936 è un anno funesto per la letteratura fantastica, anzi: per la letteratura tout court.
L’11 giugno, in un piccolo centro del Texas, il creatore di Conan il barbaro Robert Ervin Howard si toglie la vita. Il giorno dopo, a Etan, sulla riva sinistra del Tamigi, muore Montague Rhodes James, apprezzato autore di storie di fantasmi. A luglio, Howard Phillips Lovecraft, aka HPL, artefice di racconti capaci di miscelare horror e fantascienza, decide di smettere di scrivere. Il lavoro in cui ha riposto le sue maggiori speranze di successo, Alle montagne della follia (ispirato a Le avventure di Gordon Pym di E. A. Poe), è stato appena scartato da Weird Tales“. Come se non bastasse, la recente pubblicazione in volume de La maschera di Innsmouth è stata un disastro; la tiratura di 400 copie è arrivata in libreria piena zeppa di errori. Basta con la scrittura, quindi. D’ora in avanti HPL impiegherà le proprie energie nell’attività di ghostwriter e nella revisione di manoscritti altrui. Fino al 15 marzo 1937; giorno in cui, purtroppo, muore a causa di un tumore all’intestino. Com’è possibile che uno scrittore che in vita ha pubblicato una sessantina di racconti su dei pulp magazine – negli stessi anni in cui Francis Scott Fitzgerald piazzava i suoi capolavori su “The Saturday Evening Post” – sia riuscito a influenzare in maniera così decisiva l’immaginario fantastico del Novecento?

A distanza di oltre ottant’anni le sue storie continuano a essere lette. Come se non bastasse, i linguaggi che hanno tratto ispirazione dalle sue atmosfere non si contano: fumetto, animazione, videogame, cinema, giochi da tavolo, musica. È un’appassionante avventura letteraria, questa, che inizia nel 1939, quando due amici nonché estimatori di HPL, August Derleth e Donald Wandrei, decidono di fondare la casa editrice Arkham House per diffondere il più possibile le sue invenzioni letterarie. In Italia la prima apparizione di HPL risale al 1960. Esce per Einaudi Storie di fantasmi, un’antologia contenente ben tre suoi racconti. Ma è il 1966 l’anno della prima raccolta personale: I mostri all’angolo della strada, realizzata per Mondadori da Carlo Fruttero e Franco Lucentini. La scrittura di HPL, a questo punto, inizia a farsi notare, tanto che Giorgio Manganelli gli dedica un approfondimento in La letteratura come menzogna (Feltrinelli, 1967). I lettori sono costretti a rincorrerlo tra pubblicazioni grossolane, dotate di apparati critici esigui, affidate a criteri filologici inadeguati e danneggiate da traduzioni sciatte, se non addirittura incoerenti. Tre le edizioni complete disponibili al momento: una per Newton Compton, supervisionata da Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, un’altra per Mondadori, per la cura di Giuseppe Lippi, la terza per Fanucci, coordinata da Carlo Pagetti. Ma lo status di maestro tarda ad arrivare. Fino a oggi.

Io Sono Providence volume 1 | Providence PressLa Providence Press, casa editrice indipendente, pubblica anche l’ultima parte di Io sono Providence: la biografia definitiva scritta dal suo più grande studioso, S.T. Joshi. L’opera, divisa in tre volumi (per oltre 1800 pagine), è una meraviglia, per appassionati e non. Racconta che il Solitario di Providence – come HPL è stato a lungo, troppo a lungo chiamato – “solitario” non era affatto. Rivela quali sono stati i suoi rapporti con le varie associazioni di scrittori dilettanti presso le quali iniziò a scrivere e collaborare, e fa luce su uno dei periodi più oscuri della sua vita: quello trascorso a Brooklyn in seguito al matrimonio con Sonia Green. Forte di una meticolosa ricostruzione, Joshi fa rivivere il contesto storico – il New England tra il XIX e il XX secolo – che ha nutrito di orribili convinzioni xenofobe le posizioni inequivocabilmente razziste di HPL. Ci torniamo più avanti. Escono inoltre I taccuini di Randolph Carter (Einaudi), ovvero una collazione di storie selezionate non dal celebrCiclo di Chtulhu, ma dal meno conosciuto Ciclo del Sogno. Il volume fa parte delle “Letture Einaudi”, la collana che propone quei classici del Novecento da riscoprire e che ora, accanto a Céline, Morante, Faulkner, Stein, Cortázar e Ramondino, accoglie le visioni oniriche di HPL. La traduzione di Mario Capello – vale la pena segnalarlo – ha il coraggio di riscrivere parte del canone linguistico lovecraftiano. Se HPL ha sempre raccontato che, da piccolo, le fiabe dei Grimm, Le mille e una notte e le incisioni di Doré per Dante, Milton e l’Ancient Mariner avevano contribuito all’invenzione di entità malvagie oscure, alate e gibbose che aveva prontamente chiamato Night-Gaunts (per i lettori italiani: i Magri Notturni), Capello salvaguarda l’uniformità del proprio lavoro trasformandoli negli assai più evocativi “tuttossa della notte”, per dire. Ma è l’intera lingua di HPL che appare rinnovata. Nel celebre finale di La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath (che qui diventa La cerca onirica di Kadath l’ignoto)HPL scrive: “(…) and all things became again as they were unreckoned kalpas before” – dove “kalpas” è un termine sanscrito che indica un ciclo cosmico. Bene: alcune edizioni storiche hanno preferito omettere il riferimento – per Newton Compton abbiamo: “tutte le cose tornarono ad essere quelle di prima”; per Giuseppe Lippi: “le cose tornarono com’erano state innumerevoli ère prima”) –, mentre Capello ristabilisce: “e tutte le cose divennero, ancora una volta, come erano innumerevoli kalpa prima”.

I taccuini di Randolph Carter - Howard P. Lovecraft - copertinaMa se la sua fortuna editoriale risiedesse nello stile – il quale, inutile negarlo, certe volte tende a un’eccessiva aggettivazione e si fa goffo, smorzando la tensione narrativa – HPL non sarebbe stato adoperato da così tante voci autorevoli, e così spesso, per sezionare la realtà nella quale viviamo. Nel 1981 Michel Houellebecq scrive per esempio H. P. Lovecraft: Contro il mondo, contro la vita. L’autore francese, appena venticinquenne, studia HPL per tarare un approccio più consapevole alla scrittura. Classico esponente della borghesia protestante del New England di inizio Novecento, HPL è un uomo perennemente in lotta con se stesso che vede le persone immigrate come esseri ripugnanti: ma nelle sue opere dà forma a un universo masochistico anziché sadico, in cui personaggi solitamente colti e benestanti, inseriti a perfezione all’interno della società, impazziscono quando le regole che governano l’universo – il loro – vengono infrante. Sebbene la narrativa di HPL poggi su basi discriminatorie, dunque, quello che esprime non è riconducile esclusivamente al razzismo. E HPL si fa archetipo dei protagonisti dei romanzi di Houellebecq. E alcuni dei più grandi successi videoludici degli ultimi anni (titoli come Resident Evil, Silent Hill e The Last of Us) trovano la loro origine nel primo survival horror, esplicitamente lovecraftiano: Alone in the Dark (1992). La vicenda, ambientata nel 1924 in Louisiana, gira intorno alla lugubre Villa Derceto. La presenza di HPL, citato nei ringraziamenti finali dall’autore Frédérick Raynal, si palesa tra gli scaffali della biblioteca della magione con lo pseudobiblion per eccellenza: il NecronomiconAnche lo scrittore e sceneggiatore di fumetti Alan Moore mette a punto una portentosa rilettura storica dell’opera di HPL. Providence (2015-2017) è la storia di Robert Black, un giornalista che viaggia attraverso gli Stati Uniti dei primi anni del XX secolo alla ricerca di un manoscritto misterioso. Durante il suo peregrinare, Black viene sedotto dall’idea di scrivere il Grande Romanzo Americano; i suoi protagonisti saranno gli outsider, gli emarginati di una società sempre più omofoba e razzista. Supportato dai disegni di Jacen Burrows, Moore esplicita gli orrori indescrivibili di HPL fino alla pornografia, e orchestra una sinfonia dell’orrore che seziona il cuore più nero del folklore a stelle e strisce.

La filosofa Donna Haraway, invece, aggiorna il Manifesto Cyborg tramite Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto (ed. orig. 2016, in Italia 2019). Lo fa a partire dall’analisi di un ragno chiamato dal suo scopritore Pimoa cthulhu proprio per omaggiare HPL. Lo Chthulucene (ma attenzione alla posizione della “h”; alla Haraway HPL non interessa affatto) è una nuova èra, e per sopravvivere occorre generare delle connessioni il più possibile rivoluzionarie. Ancora: Benjamín Labatut, autore di Quando abbiamo smesso di capire il mondo (2020, in Italia 2021), in La pietra della follia (2021) rilegge le riflessioni di HPL sulla pazzia per interpretare quanto accaduto in Cile alla fine del 2019, quando a causa della corruzione della classe dirigente, e all’insorgenza di disuguaglianze economiche e sociali dovute al difficile passaggio alla democrazia dopo la dittatura di Pinochet, la società sprofonda nel caos. Come spiega Marco Peano nell’appassionata Prefazione a I taccuini di Randolph Carter, se HPL continua a parlare ai nostri occhi e ai nostri cuori è per la volontà di “trovare un significato temporaneo alla fitta rete di simboli ed elementi – per lui privi di senso – che incontrò lungo il suo percorso”.

E non è forse quello che tutti quanti noi cerchiamo strenuamente di fare?

9aprile1981@gmail.com

F. Gallo è responsabile della progettazione didattica di Fronte del Borgo alla Scuola Holden di Torino