Libri della vita – Intervista ad Attilio Bertolucci | Archivio

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“La farandola di fanciulli sul greto”

dal numero di novembre 1995

intervista ad Attilio Bertolucci di Elena Marco

 

Divoratore di libri, bibliofilo eclettico, Attilio Bertolucci, uno dei grandi poeti del Novecento, ama i libri con la stessa malizia con la quale un gatto si cura del padrone. Qual è stato il suo primo libro?

Il primo libro di cui ho memoria, rapinato a mio fratello Ugo, ‘internato’ con me nel convitto nazionale Maria Luigia di Parma, e più grande di me che avevo solo otto anni, e dunque più atto a leggerlo, è stato Iolanda, la figlia del Corsaro Nero. Ricordo appena l’incipit, notturno mi pare. Allora, come anche in seguito, ero dalla parte di Salgari. Più tardi però ho sognato anche sulle illustrazioni dei grandi romanzi di Verne del quale peraltro ho un ricordo particolare: i suoi libri piacevano particolarmente ai miei compagni bravi in matematica.

Ci sono libri nella vita di un uomo, soprattutto certi testi letti negli anni della gioventù, che lasciano nella memoria tracce indelebili. Quali sono i suoi libri-totem?

Senza dubbio I fiori del male di Baudelaire, letti una prima volta sulla prima, prosastica, umile traduzione italiana. E riletti di continuo nel testo, tanto che mi accorgo di sapere a memoria versi e versi dei quali mi approprio rinnovando i più tenebrosi. ‘La servante au grand coeur dont vous étiez jalouse, / Et qui dort son sommeil sous une humble pelouse, / Nous devrions pourtant lui porter quelques fleurs. / Les morts, les pauvres morts, ont de grandes douleurs…’. (‘Alla serva dal gran cuore che t’ingelosiva, e che dorme il suo sonno sotto un’umile aiuola, dovremmo qualche volta portare un po’ di fiori. I morti, i poveri morti hanno grandi dolori…’ [trad. di Attilio Bertolucci, ndr]).

Il suo lungo viaggio di poeta è contraddistinto da molteplici letture: lo testimoniano ampiamente gli omaggi che si affacciano nei suoi versi. Quali sono le opere che hanno determinato le tap-pe più importanti?

Senza dubbi la Recherche, il libro che ho letto tutta la vita; il libro che mi ha inebriato e istruito, soprattutto sull’amore, provocandomi talvolta anche reazioni fortissime di rigetto. L’edizione che possiedo è quella in quattordici volumi degli anni venti, con le copertine bianche consunte e quasi staccate dal dorso, filettate in rosso con il logo ‘nrf’, che ho letto la prima volta; e quella stessa che anche i miei amici, Pietrino Bianchi e Vittorio Sereni, hanno letto. I libri che hanno segnato tappe importanti sono comunque moltissimi e i più disparati. Ma non so sino a che punto mi hanno guidato nel mio viaggio di uomo e di poeta che non è stato rettilineo, determinato, coerente.

Quale libro non è mai riuscito a leggere per intero?

Le storie bibliche di Thomas Mann, troppo lunghe e confuse per avvincere il lettore.

C’è qualche volume che ha smarrito? O qualche testo prezioso che ha prestato e che non le è mai stato restituito?

Se ho smarrito qualche libro confesso di non ricordarmene proprio, forse perché, qualora fosse accaduto, doveva trattarsi di un libro a me non particolarmente caro. Non ho mai perduto invece, malgrado molti traslochi, gli Ossi di seppia acquistati a quattordici, quindici anni in una libreria del centro di Parma, a quei tempi fornitissima. Era un’edizione a fogli chiusi che mi affascinò subito per le prime, sorprendentemente familiari, parole che lessi alzando il lembo di una pagina. ‘La farandola dei fanciulli sul greto’, comincia così uno degli Ossi che mi fece tornare negli occhi l’immagine dei ragazzi sul greto di un fiume, i fiumi dell’Emilia, poco profondi, dal letto largo, piatto, pieno di ghiaia che io amavo molto. Ma può anche darsi che in quell’occasione più semplicemente mi rapì il suono gioioso della parola ‘farandola’. Quella stessa edizione degli Ossi oggi la conservo in un cassetto dell’armadio in corridoio: è la prima ovviamente, datata del 1925 ed edita da Piero Gobetti. È un po’ sdrucita, ma mi si è detto che vale otto-dieci milioni di lire.

Ha mai sognato un libro?

Se pure angosciosissimo, una volta ho sognato Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald. E chissà, forse sarà sulla scia di questo sogno che, più tardi, ho recuperato la boa descritta all’inizio del romanzo e l’ho trasportata nei versi della Camera da letto all’inizio del canto intitolato Le sorelle: ‘L’Europa si risveglia a un altro giorno / doppiata la boa di minio e di cobalto del terzo decennio, / i mari sono fermi in regate indecifrabili / mansuetamente sostitutive di un sole insidiato / tutto il mese dalle formazioni brumose del mattino.

Quale libro vorrebbe ricevere in regalo?

I libri di Rex Stout, con la casa di arenaria, nella vecchia New York. Per anni questo finissimo scrittore è stato dimenticato; un destino segnato fin dall’esordio con un romanzo sperimentale, Due rampe per l’abisso, pubblicato nel ’29, ingiustamente poco considerato. Oggi finalmente hanno capito che questo scrittore nel suo genere è insuperabile; premierei chi mi procurasse uno dei suoi libri che non ho mai letto.

Quale stagione vivono i libri oggi in Italia?

Una stagione pessima, piena di pubblicazioni inutili e costose; ciò non significa che negli scaffali delle librerie non ce ne possano essere alcuni buoni, o buonissimi. Ma come chiudere gli occhi davanti al fatto che oggi le librerie sono sovraccariche…

Quali titoli consiglierebbe a un apprendista lettore?

Il buon apprendista di solito se li sceglie da sé; tuttavia, nel caso in cui per ragioni pratiche gli fossero sfuggiti, consiglierei Casa d’altri di Silvio D’Arzo, Le spoglie di Poynton di Henry James, le poesie di William Butler Yeats, da leggere in inglese, e ne aggiungerei un quarto, alla pari, le liriche di Antonio Machado; due grandi che non fanno parte della stagione modernista.

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