Michel Houellebecq – Annientare

Un uomo normale all’ottanta per cento

di Francesca Lorandini

Michel Houellebecq
Annientare

ed. orig. 2022, trad. dal francese di Milena Zemira Ciccimarra,
pp. 752, € 23,
La nave di Teseo, Milano 2022

È molto bello l’ultimo romanzo di Michel Houellebecq, perché è misurato, costruito con cura e pieno di ironia, benché la minaccia della morte incomba su ogni pagina. È bello perché riprende i temi e i motivi dei romanzi precedenti in un’atmosfera nuova, crepuscolare, che li mostra da una prospettiva diversa, senza però lasciare quella sensazione di posticcio, o di maniera, che è il rischio più grave di uno scrittore sempre così simile a sé stesso. Già alla fine degli anni novanta Thomas Clerc aveva scritto che la grandezza di Houellebecq sta nell’aver inventato un poncif, cioè un luogo comune, uno stereotipo ( “créer un poncif”, diceva Baudelaire, “c’est le génie”), e il tempo non ha fatto che confermare quell’intuizione lungimirante: l’aggettivo “houellebecquiano”, anche se usato in modo contraddittorio e ambiguo, è ormai corrente, quantomeno negli ambienti intellettuali, e da anni in Francia lo stile di Houellebecq viene regolarmente ripreso, imitato, scimmiottato (molto divertente il pastiche Mélatonine dell’ottimo Pascal Fioretto, pubblicato nel 2019 da Robert Laffont).

Annientare è ambientato in Francia, in un futuro molto prossimo. Il protagonista è Paul Raison che si trova al centro delle diverse trame che attraversano il libro. C’è il romanzo familiare, legato alla vicenda del padre Édouard, in coma per un’ischemia cerebrale, che porta Paul a ritornare nei luoghi dove è cresciuto, a ripercorrere le vite dei suoi genitori, a rivedere la sorella Cécile, il fratello Aurélien e le rispettive famiglie, a riflettere sul suo e sul loro passato, sulle occasioni offerte o negate dal destino. La malattia del padre fa sì che i figli si ritrovino insieme, e che le loro vite si intersechino in modo tragico e rocambolesco tra Parigi, Lione e la regione del Beaujolais. C’è poi il romanzo coniugale, cioè la storia dell’amore tra Paul e Prudence, un amore che muta nel tempo, che si muove in profondità scavando percorsi inaspettati, un amore maturo a cui Houellebecq non ci aveva ancora abituato. C’è anche il romanzo fantapolitico, con le tinte del legal thriller e del romanzo di spionaggio, che racconta la campagna presidenziale del 2027, in cui è implicato il ministro dell’economia Bruno Juge, per cui lavora Paul, e che si intreccia ad alcuni disegni misteriosi e indecifrabili riportati tra le pagine del libro (elemento nuovo, questo, non c’erano illustrazioni nei libri precedenti di Houellebecq). E c’è infine il romanzo nel romanzo, composto dai sogni di Paul che puntellano tutta la narrazione, che rimandano a una sorta di realtà che sta dietro la realtà, creando un gioco di specchi e una storia a doppio fondo, lasciando il lettore sospeso a un enigma.

I lettori di Houellebecq conoscono bene l’universo che fa da sfondo ad Annientare: relazioni umane che si sfaldano, solitudine insuperabile, depressione pervasiva, divario inconciliabile tra l’uomo e la natura, fervore religioso e entusiasmi diffusi per diverse forme di spiritualismo, propagazione tentacolare dell’industria turistica, Occidente in declino, valore salvifico dell’amore, inconsistenza dell’amicizia, profonda capacità di conforto riconosciuta alla lettura, soprattutto di romanzi. C’è sempre il solito narratore, balzachiano e flaubertiano al tempo stesso, che entra nella testa degli altri personaggi ma che ambisce anche a dare la sua visione del mondo, che cerca di mostrare le ragioni di tutti, ma che a volte si accanisce contro alcuni: è un narratore che indossa volentieri le vesti del sociologo, e che si compiace nell’uso di metafore animali; non è però un narratore molto affidabile, perché anche lui sembra affetto, come tutti i protagonisti delle storie che racconta, da una forma di depressione che lo porta a distorcere la realtà, a farne il sintomo della propria malattia. Un uomo qualunque, normale all’80 per cento come tutti (Normal à 80% doveva essere inizialmente il titolo del film tratto dal primo romanzo di Houellebecq, Extension du domaine de la lutte, 1994), un po’ più intelligente della media, cinico, agnostico, come Paul immune al dolore perché incapace di gestirlo, e che quando parla mima i discorsi scientifici, enunciando in maniera apodittica delle tesi che possono però essere smentite da un momento all’altro.

Annientare è un romanzo onirico, immerso in un’atmosfera ovattata, in cui la logica degli umani sembra poter saltare da un momento all’altro, e in cui gli eventi si ripresentano, si spostano, si sovrappongono, assumono significati diversi. Spesso Paul ha dei piccoli blackout del pensiero, dei momenti di assenza, di sfasamento, in cui è disorientato, si perde, dimentica le cose: sono momenti di disarticolazione dell’organizzazione mentale in cui vive la sua vita di adulto, sono le faglie del suo sistema razionale, l’equivalente dei déjà-vu in Matrix. E non è un caso che proprio Matrix sia uno dei riferimenti artistici principali del romanzo, insieme alla letteratura fin-de-siècle. È forse troppo presto per misurare la portata di questo libro, per capirne il valore in sé e per definire il ruolo che gioca all’interno dell’opera dell’autore. La sua uscita, avvenuta lo stesso giorno in Francia e in Italia, ha avuto una grande copertura mediatica, che di certo non ha aiutato ad affrontare la lettura con la calma e la serenità che merita. Verrà il tempo per parlarne in modo più compiuto, per il momento basta osservare che Annientare, per molti versi cupo, scuro, doloroso, è forse il libro in cui lo humour di Houellebecq si esprime al meglio, nelle tante forme che i suoi lettori conoscono bene: noir, cinico, paradossale, pince-sans-rire. In Annientare si sente molto, inoltre, l’influenza della letteratura di genere, e si ritrovano in particolare alcuni tratti tipici della fantascienza e soprattutto del polar: anche di questo, verrà il momento di discutere in modo puntuale, ma per ora il mio consiglio è di prendere il tempo di leggere questo lungo romanzo, così sorprendente, così houellebecquiano.

francesca.lorandini@unitn.it

F. Lorandini insegna letteratura francese all’Università di Trento