Nick Groom – Vampiri

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recensione di Matteo Moca

Nick Groom
VAMPIRI
Una storia nuova
trad. it di Denis Pitter, pp. 388, € 25
Il Saggiatore, Milano, 2019

Il vampiro ha segnato, e continua a segnare, l’immaginario collettivo: figura mitologica e folcloristica che si nutre del sangue di altre creature per infondere maggiore e ulteriore forza tra le sue vene, è stata così tante volte rappresentata al cinema e in letteratura da portarci a pensare di conoscerne ogni segreto. Eppure non è così, soprattutto se si vanno a ricercare le radici del vampiro, legate alle superstizioni dell’Europa orientale, al celebre Dracula di Bram Stoker del 1897 fino alla saga di Twilight. Dopo l’articolato e approfondito lavoro di Vito Teti, Il vampiro e la malinconia. Miti, storie, immaginazioni (Donzelli, 2019), capace di ricostruire la posizione eccezionale del vampiro come rappresentante del Male e la sua relazione con la morte, arriva adesso Vampiri. Una nuova storia, pubblicato da Il Saggiatore con la traduzione di Denis Pitter (arricchito da una nutrita ed evocativa galleria di immagini). L’autore di questa nuova e avvincente indagine nel mondo vampiresco è Nick Groom, insegnante di letteratura inglese e grande conoscitore del gotico e di Frankenstein, che con questo libro riesce a unire un forte rigore interpretativo (vedasi la grande mole di note e rimandi) a un approccio in alcuni tratti quasi pop. Il discorso di Groom parte dalla paura primordiale umana del ritorno dei morti, una questione che riunisce in sé il mito, il folklore e la leggenda: assecondando queste direttrici sin dall’antichità si è ragionato, e ci si è impauriti, su morti inquieti che hanno un qualche desiderio di vendicarsi sui vivi e riescono a farlo attraverso la magia nera, la possessione demoniaca o un’incrollabile forza di volontà. Il caso del vampiro è però diverso perché seppure essi vengano considerati parte di questo grande squadrone hanno un’entità sensibilmente differente innanzitutto perché, a differenza di fantasmi e demoni, non hanno antecedenti biblici: ai suoi albori la vampirologia ha studiato queste entità «in quanto esseri fisici che avevano un fondamentale e letterale corpo di prove, costituito dai cadaveri dei colpevoli e delle vittime» scrive Groom.

Per questo i vampiri sono, paradossalmente, creature dell’illuminismo, studiati attraverso il metodo investigativo razionale ed empirico nella loro concretezza, e appartengono alla modernità: i vampiri nacquero quando la razionalità illuministica incontrò il folklore dell’Europa orientale (Groom racconta una delle prime apparizioni dei vampiri, in Serbia, quando due contadini furono accusati, risorti dopo la morte, di succhiare il sangue ai vivi della zona, con una costante impennata di deliri e di morti, vittime in realtà di morbi naturali, interrotta solo da un decreto di Maria Teresa d’Asburgo). Questo è l’antefatto da cui parte il libro di Groom che poi si muove attraverso due grandi e ariosi capitoli tra il XVII secolo e i nostri giorni: i titoli dei due capitoli, Creazione il primo e Circolazione il secondo, sono abbastanza emblematici rispetto alla struttura che lo studioso dà alla sua erudita trattazione, che ricostruisce nella prima parte le scoperte della medicina, le inclinazioni della teologia e le posizioni della cultura cattolica e illuministica per poi passare nella parte successiva al romanticismo gotico e alle patologie mortali, culminando con la storia del Conte più famoso tra questi personaggi, quello di Bram Stoker. Se del libro dello scrittore irlandese pubblicato nel 1897 si è ovviamente scritto e detto di tutto come dimostra una lunga lista bibliografica, l’analisi che ne fa Groom aiuta sicuramente ad avere una percezione più precisa di un fenomeno eccezionale. Groom infatti scrive di come il Dracula di Stoker sia un «buco nero che attrae irrefrenabilmente altri testi – e interi campi della letteratura – e li divora», generando una vera e propria genealogia vampiresca, «facendo dei precedenti scritti un semplice presagio del suo status iconico», tanto che tutta la letteratura post-Dracula non si è più svincolata da questo, non solo per le innumerevoli trasposizioni su piccolo e grande schermo (una su tutte il capolavoro di Murnau del 1923, Nosferatu il vampiro, ma anche la saga di Twilight o l’iconica serie tv Buffy l’ammazzavampiri), ma anche per aver influenzato lo stile goth della fine del Novecento e quello emo dei primi 2000.

La questione del vampiro solleva poi, sottolinea Groom, questioni psicologiche e fisiologiche, in quanto il vampiro è nello stesso tempo «in forma e potenzialmente immortale», ma anche ecologiche e di salvaguardia, portandoci all’interrogazione circa lo statuto degli antropovori, creature che sopravvivono solo cibandosi di altri esseri umani. Il libro di Groom è allora una vera e propria enciclopedia sul tema, «il libro più autorevole sulla storia dei vampiri» come ha scritto giustamente la New York Times Book Review: di questo vasto materiale non è possibile esporre i singoli contenuti, perché la trattazione assume un valore organico nelle sue continue e pregevoli concatenazioni, aspetto che garantisce anche una certa fluidità della lettura. Ma ciò che resta, terminato il saggio, è la provocatoria tesi di Groom che riesce a non lasciare rinchiusa la storia dei vampiri tra le pagine dei libri o in un passato folkloristico, ma dà a essa un ruolo nella società contemporanea: scrive infatti Groom, sottolineando come il vampiro non sia un essere mostruoso unico, «ma una condizione che prolifera» e si diffonde «circolando, sgorgando e fluendo», che ogni epoca ha i propri vampiri e che questo archetipo si sviluppa e si modifica con il passare dei secoli senza mai scomparire. Una lunga e appassionante storia che, se non altro, ci invita a valutare con attenzione tutti gli elementi inspiegabili e arcani del reale che abitiamo.

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