La poesia a scuola | Il Mignolo

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di Beniamino Sidoti

Il 2021 è stato un buon anno per la poesia, a giudicare dalla quantità e dalla qualità dei volumi di poesia per bambini e bambine, ragazze e ragazzi pubblicati in Italia. Chiariamo subito: la poesia per ragazzi, non diversamente da quella per adulti, è spesso guardata con sospetto dagli editori perché, salvo rari casi fortunati, non ha grandi potenziali di vendita. Eppure, questa arte sommamente inutile si rivela quantomeno indispensabile per portare i libri a scuola.

A cosa serve la poesia a scuola, dunque?

Serve a leggere ad alta voce

Leggere ad alta voce è un dovere imprescindibile in ogni ordine di scuola: farlo da un libro anziché dall’antologia o dal sussidiario è un passaggio prezioso – ne guadagna in libertà l’insegnante, ne guadagnano gli studenti che possono cogliere il contesto dentro cui nascono alcune poesie. Tra tutti i testi che si possono leggere ad alta voce in classe è importante avere anche delle poesie: perché le poesie raccontano una lingua viva, più corposa, su cui si può ritornare e soffermarsi – le poesie aiutano la lingua a dire bene, e aiutano le orecchie ad ascoltare.

Tutte le poesie si prestano alla lettura ad alta voce, che può essere più o meno facile e immediata, ovviamente. Alcune nascono però intenzionalmente per usare la voce e per farsi sentire: è questo il caso di Magari! Rime dei desideri da strillare insieme, uscito per ­Camelozampa con le illustrazioni di Giulia Orecchia. “Magari io desiderassi ogni giorno / I bei desideri che brillano intorno / A tutti i miei simili e tutti miei cari / E con loro dicessi… MAGARI!” è l’apertura, programmatica, del libro, che conta 25 rime in -ari da “strillare insieme”, cioè da leggere con coro, o da proseguire insieme.

Bruno Tognolini, nel 2021, è uscito anche con altri due libri di poesie: Rime BuieFilastrocche per i grandi su 18 tavole inedite di Antonella Abbatiello (Salani) e Rime Quartine, 100 rime per gioire di ogni cosa, con disegni di Alessandro Sanna (Gallucci). Previsti per il 2022 Versi di bestie (TopiPittori) e Rime alfabete (Salani).

Serve a scoprire le coloriture
dei suoni

Per un poeta suoni e lettere sono anche i colori con cui può dare un effetto o un altro al proprio testo: così un testo ricco di U ha un gusto diverso, un colore diverso da uno pieno di CHI e CHE. Sentire, ascoltare, comprendere questo passaggio a scuola è particolarmente prezioso: perché ci rende più attenti all’ortografia, certo; ma anche perché ci rende più sensibili a come è scritto qualcosa, a come possiamo scrivere, alle parole che scegliamo. Un esperimento che mi ha particolarmente convinto tra le uscite dell’anno scorso è stato Tutto d’un fiato. Emozioni in rime sonanti, di Isabella Christina Felline con le illustrazioni di Sonia Maria Luce Possentini (Raffaello ragazzi). Si tratta di 15 poesie di media lunghezza che raccontano altrettante emozioni a partire da un suono dominante: la R di ruvida rabbia, la Z di imbarazzo paonazzo, la U di paura ululante, i CHI e i CHE della curiosità.

Così “Rompe gli oggetti, tira i capelli, / la Ruvida Rabbia tra amici o fratelli / graffia, poi strilla e persino morde, / e da prepotente non vince ma perde: / ruggendo di nervi fa solo rumore, / la senti, la trovi, è dentro nel cuore, / se la guardi bene, osserva: si affloscia / e presto o tardi ritorna liscia. / Questa è la Rabbia: ruvida corazza / brutta ma trema a una sola carezza, / la provo, la trovo, la sbuccio e accartoccio / poi la trasformo in un tenero abbraccio”.

Serve a descrivere il mondo

La poesia ci aiuta a incontrare il mondo fuori da noi, a descriverlo con esattezza, a scoprirlo in tutte le sue sfumature: aiuta e allena lo sguardo, lo rende nuovo e fresco quando si posa sulle cose, ci permette di mantenere insieme stupore e memoria.

Chiara Carminati ha trovato un particolare equilibrio di scoperta del mondo circostante nei libri creati insieme al fotografo Massimiliano Tappari: Lapis pubblica ora Quattro passi, forte del successo di Occhio verso (Lapis, 2020). Sono foto di particolari sorprendenti di cose che ci circondano, dal mondo naturale agli oggetti dell’uomo, e che mostrano cose che sono altro da sé – gioco che Chiara Carminati sa ricreare con le parole accanto alle foto. Carminati ha pubblicato l’anno scorso anche Poesie per aria (TopiPittori, 2021) ed è in uscita con Quel che c’è sotto il cielo per Mondadori, una ricca antologia su come la poesia italiana contemporanea racconti la natura, illustrata da Carla Manea.

Il tema del viaggio e dello spostamento è comune a un altro nostro grande poeta per ragazzi, Nicola Cinquetti, di cui ricordiamo Cartoline dall’Italia (illustrazioni di Desideria Guicciardini, Lapis, 2018) e i più recenti Tipi strani (Parapiglia, 2020).

Serve a esplorare paesaggi interiori

C’è poi un mondo che si descrive più facilmente con la poesia, ed è quello dei paesaggi interiori. Qui si spostano agevolmente poeti come Silvia Vecchini e Alessandro Riccioni, e per cui, restando alle novità, segnalo La capra canta di Giusi Quarenghi (illustrazioni di Lucio Schiavon, TopiPittori, 2021): “Con le scarpe / sulla testa / con la coda / sulla fronte / con le gambe / sulle spalle / con il vento / tra le braccia / con il prato / sulla pelle / con il cielo / nel bicchiere / con le dita / sulla faccia / dico piano / a tutto il mondo / che io oggi / son contenta”.

Di paesaggi interiori parlano in generale anche molti albi per ragazzi: ma la ricchezza e la varietà che offre un libro di poesia ci dovrebbe suggerire di tenerne sempre uno sottomano per esplorare le nostre dimensioni più intime. Paesaggi interiori sono presenti anche nelle opere di Roberto Piumini (in uscita in questi giorni per Gallucci il suo Il mare, ma la sua bibliografia è sterminata), così come anche in quelle di un’altra poetessa meno prodiga di uscite come Alessandra Berardi Arrigoni.

Serve per parlare di cose da grandi

Dialoga con i grandi molto spesso Janna Carioli; dialoga e parla di cose da grandi Carlo Marconi, così come anche Anna Sarfatti: non a caso tre dei nostri poeti che hanno un rapporto più intenso con la scuola. Le loro poesie, che parlano di migranti, di maestri, di emozioni dei grandi, di legalità e costituzione, ma anche di amicizia e di menzogna, sono preziose per scoprire cosa ci sta intorno. Ne abbiamo parlato nei numeri scorsi con una bella discussione tra Marconi e Sarfatti cui rimandiamo. In generale la poesia ci permette di parlare anche di cose “da grandi” quando ci fa incontrare parole giuste e belle, quando ci aiuta a costruire le nostre domande accanto a quelle che si fanno tutti. Parlare di cose da grandi è anche parlare delle età e di ciò che si trasforma: come fa per esempio Teresa Porcella in Prima e poi (Bacchilega junior, 2020, illustrazioni di Giorgia Atzeni).

Serve per farsi trovare dove non siamo

La poesia è anche un’abitudine che possiamo prendere: può durare un anno intero, come è nel bel libro di Bernard Friot e Hervé Tullet Un anno di poesia (edizione italiana a cura di Chiara Carminati, Lapis), che è contemporaneamente un’antologia e un libro di esercizi, per poter fare poesia concretamente. Ci si può perdere o impegnare, aprirlo a caso o seguirlo come un breviario.

Diversamente, si può pescare quotidianamente la poesia del giorno da un libro di poesie per tutto l’anno come Filastrocche per un anno. Una al giorno di Silvia Roncaglia (illustrazioni di Gek Tessaro, Lapis, 2021) – questi gesti quotidiani, quello di leggere o di scrivere, possono essere accompagnati in classe da una collocazione altrettanto quotidiana per la poesia: possiamo mettere le poesie in barattoli pronte per esser pescate e usate, o possiamo distribuirle in piccoli cassetti, arrotolarle come colori da mischiare ai pennarelli, rinchiuderle in scatole di attrezzi.

ben.sidoti@gmail.com
B. Sidoti è scrittore e formatore

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