La poesia tedesca negli anni del Muro | Dall’archivio

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Inedito: voci tedesche sommerse

a cura di Anna Chiarloni
dal numero di ottobre 1990

A partire dall’intervento di Martin Walter su “Die Zeit” (4 novembre 1988) fino alle recenti dichiarazioni di Gùnter Grass (Deutscher Lastenausgleich, Luchterhand 1990) le prese di posizione teoriche da parte degli intellettuali sulla questione tedesca non si contano. Ma si può già parlare di una rielaborazione a livello letterario delle vicende che in poco meno di un anno hanno condotto alla riunificazione della Germania? Abbiamo interpellato a questo proposito un folto gruppo di poeti di lingua tedesca. Il bisogno di comunicare con culture — come quella italiana – non direttamente coinvolte nella discussione intorno all’identità nazionale, ci ha forse favoriti: numerosi i testi pervenuti, soprattutto dalla Rdt, ma anche dalla Rft, Austria e Svizzera. Sono poesie che costituiscono nel loro insieme una sorta di diario lirico – ancora inedito – della recente storia tedesca. Nell’esigua scelta qui proposta del cospicuo materiale raccolto abbiamo privilegiato alcuni autori dell’est, la cui voce rischia oggi di essere sommersa: il collasso politico e la ristrutturazione economica tuttora in corso hanno infatti determinato una battuta d’arresto nella produzione libraria della Rdt. Alcune case editrici hanno chiuso i battenti, altre hanno sospeso a tempo indeterminato le pubblicazioni. Il crollo del socialismo reale ha travolto non solo l’editoria d’ispirazione marxista ma anche molta letteratura: il mercato ha le sue leggi e la poesia non è – come si sa – un prodotto di largo consumo, tanto meno quando non si associa allo slancio nazionalistico indotto dal marco pesante. I testi, disposti in ordine cronologico, si configurano come un commento, in qualche caso puntualmente datato, delle vicende politiche. Alla polemica ironica di Heinz Czechowski nei confronti dell’iniziale euforia nazionalistica seguono versi che segnalano un disorientamento profondo. Crollati gli archi di trionfo, il bilancio resta difficile: accanto alla consapevolezza di appartenere ad una generazione ormai bruciata dalla storia – sono parole di Gerlach – trapela, anche nei più giovani, il timore di una colonizzazione radicale. Il paesaggio è immobile, la natura infida: all’immagine di un confine libero, che verdeggia rigoglioso tra le due Germanie, si sovrappone nei versi di Kurt Drawert la memoria del filo spinato. Il cielo opaco di Thomas Bohme – segnato dal volo spezzato di una colomba “turca” – rivela il disagio per la sorte di altre etnie, che si temono travolte dall’empito pantedesco. Anche nella Dame in Rot di Holger Teschke, una sequenza cinematografica scandita dalla cesura delle maiuscole, si avverte la voce di un ‘identità sospesa tra passato e futuro, in cui sembra resistere, tra sconcerto e afasia, la “fatale nostalgia” per un’utopia rivoluzionaria. La scelta si chiude con un testo di Volker Braun, noto esponente dalle letteratura tedesca d’ispirazione marxista. Si tratta di una risposta beffarda – ma anche disperata: si veda al secondo verso il ribaltamento del motto bùchneriano “guerra ai palazzi, pace alle capanne” – al pubblicista tedesco-federale Ulrich Greiner, che in “Die Zeit” del 22 giugno 1990 si augurava che “le anime morte del socialismo reale andassero “in malora”. Con il taglio dialettico che ne caratterizza la poesia, Braun replica ribadendo le sue scelte ideologiche: le parole, oggi impronunciabili, della solidarietà collettiva sospendono l’oscillante sequenza paratattica, rilanciando verso occidente la rivendicazione di una fratellanza universale.

Tutte le poesie qui raccolte sono state tradotte dal tedesco da Anna Chiarloni

Holger Teschke
Tre dicembre millenovecentottantanove

Lungo l’Unter den Linden nello smog fino al Werderscher Markt
Striscioni intorno al grigio colosso come nuvole di nebbia
Sul mio cappotto capelli dell’amica tradita
Il silenzio delle strade Prima che crollino gli archi di trionfo.


Heinz Czechowski
Reminiscenza storica

Cosa non ci hanno mai
fatto credere: che
le monoculture ci avrebbero giovato più
della varietà e che solo l’inaridimento del paese
ci avrebbe infine rivelato la sua
vera bellezza… Oggi a quanto pare
ce la vogliono di nuovo
dare da bere: Ora
tutto andrà bene!
Gli occhi chiusi
sento le grida della massa
come una risacca. In questa piazza
che fu una delle più belle d’Europa, penso ai morti
riarsi sull’asfalto. Come polline
volteggiano le parole del cancelliere
sulle teste. Ora promettono:
coraggio agli scettici
agli afflitti consolazione e persino
una buona pensione
all’aguzzino. E poi promettono
la metropolitana,
una rete telefonica più fitta, più canali televisivi,
coccodrilli ecologici, lacrime
che rendano felici come la droga, l’amore – dispendioso e tuttavia
accessibile a ciascuno. Perfino la morte
viene coinvolta in questa festa della riconciliazione:
la Dresdner Bank,
sia lodato il cancelliere di ferro! –
fa ora i suoi conti nella città
sull’Elba tre volte distrutta, mentre il popolo
comincia a litigare per averci la sua fetta
di ordine, senza che nessuno sappia
chi sarà disposto a pagare
per il passato del tanto decantato
momento storico: un “risveglio democratico”
verso la terra di nessuno
tra ieri
e domani.
Dresda, 19 dicembre 1989


Kurt Drawert

In cammino –
poi oltrepassando il confine dentro
e fuori di me il paesaggio così verde di storia
fiorisce, fiorendo, verde,
fiorisce verde, fiorendo feroce dietro il filo spinato
visione di crepe profonde

Senza linguaggio
resta la mia speranza.


Thomas Bòhme

RESPIRA ORA LA CITTÀ IL SUO VELO EROICO
per quanto si dica non è che chiacchiera
servile sostenere che la piazza è guadagnata.
la piazza la conquistano gli armatori anseatici
con i loro variopinti cannoni a reazione
sopra di noi tuonano gli elicotteri dell’economia di mercato
ruotando i loro orecchi argentei di grandine stellare.

oggi paghi ancora con monete conchiglia
per un minuto di birra biondo neve
domani il nuovo conio ti bolla
tra le orgogliose vene del collo
era questo che andavi balbettando nella cavezza?
per questo hai precipitato le quadrighe infernali?
non ti sarebbe bastato qualcosa di meno?
festeggia ora fin sotto al torchio la tua vittoria di Pirro!
Lipsia, aprile 1990


Thomas Bòhme

I CUCULI TACCIONO IL MAGGIO
la tavola rotonda si è appisolata
come se non ci fosse più nulla da salvare
nelle città, i club giacobini sono in vacanza.

sul paese ondeggia la calura cinese
intorno allo scheletro del muro ronza bianco il monsone
a tratti una colomba turca precipita
oltre il verde confine.

bambini premono le labbra zuccherine
contro il bordo delle lattine di coca-cola
meritevoli pionieri della fuga talora
si gettano dai picchi delle case.
maggio 1990


Harald Gerlach
Successivamente

Fuga di strade composta da scenari smontati
da speranze perdute.
Mondo di quinte. Dietro le maschere
nessun volto.

Cardini arrugginiti. Slavato
uno striscione si stacca
da slogan trionfali.

Da una doccia gocciola tempo accumulato
nel serbatoio pluviale.
Apri l’ombrello, stecche senza tessuto!
Tute blu in attesa
davanti ad uno sportello: invano.
Mettiti in coda!

Le tende tremano. Calma di vento. Senza conducente,
arrugginito, un carrello ferroviario gira in tondo
su scabri binari, trainando
un carico di vuoto. Me stesso.


Holger Teschke

Signora in rosso

All’entrata della sotterranea nell’Alexanderplatz lei sedeva
Accanto alla buca delle lettere Tra est e ovest
Le gambe accavallate II capo
Lievemente reclinato di fianco Mi colpì
Il suo sguardo per un frammento di secondo
Un proiettile sottile Ardente nello stomaco
Al rallentatore io mi precipito tra le porte
Cado attraverso il vetro Lenti aleggiano i battenti
Rimbalzo sull’asfalto E il suo sorriso si frange
Chi mi si concede senza speranza muore
Mi alzo Cado Resto Un vecchio film muto
Dal sogno procede nel terrore la rivoluzione E oltre
Ma il disgelo non dilaga nella Rathauspassage
Il volto di lei la mezza verità Le menzogne illustrate
Le bugie nel nome della rivoluzione
Bugie rivoluzionarie La nausea non cala
Ma io trotto attraverso Berlino voragine di vento
Attraverso il deserto delle stazioni Nel labirinto degli archivi
Nella fatale nostalgia del suo umano volto


Volker Braun
Necrologio

Eccomi ancora qui mentre il mio paese si trasferisce a ovest.
GUERRA ALLE CAPANNE PACE AI PALAZZI.
Io stesso gli ho dato il calcio finale.
Il mio paese getta via se stesso e i suoi magri fronzoli.
All’inverno è seguita l’estate della cupidigia.
E io posso ben restare in malora.
E incomprensibile diventa tutta la mia poesia.
Quello che non ho mai posseduto mi viene strappato.
Quello che non ho vissuto mi mancherà per sempre.
La speranza giaceva sul cammino come una trappola.
Il mio patrimonio ora ce l’avete voi tra le grinfie.
Quando dirò di nuovo mio, intendendo tutti?
luglio 1990

 

Thomas Bòhme è nato nel 1955 a Lipsia, dove ha studiato presso il prestigioso Johannes R. Becher Institut. Tra il 1983 e il 1988 ha pubblicato da Aufbau – la più importante casa editrice della Rdt – tre raccolte di poesie. La sua cifra stilistica rispecchia l’attenzione, comune a questa generazione, per la poesia sperimentale contemporanea.


Volker Braun – nato nel 1939 a Dresda e discepolo ideale di Majakowskij – è l’alfiere della poesia politica postbrechtiana. Coraggioso critico del socialismo burocratico, e quindi spesso censurato, è il più noto rappresentante di quell’opposizione di sinistra alla politica della Sed da parte di una generazione che si è plasmata negli anni di fondazione della Rdt.

Heinz Czechowski, nato nel 1935 a Dresda, è tra i poeti più affermati della Rdt. I suoi versi – otto volumi – sono pubblicati anche nella Rft. A partire dalle raccolte degli anni ottanta è ben visibile uno scetticismo profondo nei confronti della situazione politica, che rifugge tuttavia la polemica immediata preferendo invece la descrizione di un mesto paesaggio tedesco, in cui si sedimentano le miserie della storia.

Kurt Drawert vive a Lipsia, dov’è nato nel 1956. È autore di radiodrammi e raccolte di versi pubblicate da Aufbau e Suhrkamp. Premio “Leonce und Lena” 1989 della città di Darmstadt. La poesia qui pubblicata fa parte di una raccolta in corso di stampa presso Suhrkamp. La sensibilità per lo strato fonico del testo – caratteristica dell’autore – dà luogo a un sottile gioco di allitterazioni, solo in parte reperibili nella traduzione.

Harald Gerlach è nato nel 1940 in Slesia. Ha scritto diverse opere in prosa e in versi. Fu tra i primi a denunciare l’interiorizzazione dell’opportunismo politico nella vita sociale della Rdt. Alcune sue poesie sono state pubblicate sul “manifesto” del primo novembre 1989.

Holger Teschke, nato nel 1958 a Bergen e diplomato al Johannes R. Becher Institut, vive a Berlino dove lavora come regista del Berliner Ensemble. Ha pubblicato due raccolte di poesie e diversi testi teatrali.

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