Un mestiere militante | il Mignolo

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di Beniamino Sidoti

Che eredità ha lasciato Rodari?

La domanda non sembri oziosa o pigra: è fondamentale non tanto per individuare gli eredi di Rodari, ed eventualmente assegnare delle medaglie al merito, quanto per considerare gli effetti profondi del suo percorso professionale, anche a distanza di quarant’anni dalla sua scomparsa. Credo che una delle eredità più forti del lascito rodariano sia nel suo modo di intendere la professione dello scrittore: coerentemente con i suoi anni, Rodari è stato un intellettuale militante, impegnato sia nel dibattito relativo alle questioni più centrali dell’educazione e dell’infanzia, sia nella presenza nei luoghi dove le cose accadevano. Come emerge anche dalla lettura dei libri qui recensiti, Rodari maturava spesso le proprie filastrocche e i propri racconti all’interno di un dialogo costante con bambini, genitori e insegnanti cui rispondeva nelle rubriche che teneva per giornali e riviste, o con cui intratteneva una corrispondenza attraverso i giornalini scolastici.

Alcuni libri di Rodari hanno così una lunga gestazione che permette di calibrare gli interventi, di limare il testo, di trovare le parole migliori; altri libri hanno una gestazione più breve ma che viene presentata quasi in diretta – come è per La torta in cielo che appare a puntate sul “Corriere dei Piccoli”, o con le Tante storie per giocare che vengono lette e discusse in radio. In questo senso, la Grammatica della fantasia è anche il percorso documentato di un intellettuale che fa ricerca in più direzioni, continuando a dialogare da una parte con gli “esperti”, accademici e non solo, e dall’altra con insegnanti e operatori – il volume diventa così il diario di un percorso a più voci che incrocia Mario Lodi e Don Milani, Umberto Eco e Franco Passatore del Teatro Gioco Vita, il Movimento di Cooperazione Educativa e le ricerche strutturaliste. E, soprattutto, testimonia il continuo scambio con le scuole, con insegnanti e alunni, documentato poi bene anche da Esercizi di fantasia e Scuola di fantasia, i due libri dedicati da De Luca ad alcuni degli incontri di Rodari con le classi.

Del resto, sono gli anni della militanza: quelli in cui poeti e drammaturghi, giornalisti e intellettuali di ogni campo decidono che la propria professione intellettuale deve muoversi incontro alle persone di cui si occupa – in cui i critici “militanti” non si limitano a guardare l’opera in scena ma cercano di condividerne il percorso creativo e la diffusione sul territorio, coerentemente con una nuova sensibilità all’intervento sociale, a dinamiche culturali che raggiungano scuole e piazze, carceri e manicomi. Anche Rodari, in tutti questi sensi, è intellettuale militante: parte della sua militanza sta sulle pagine, e parte sta nell’esplorare nuovi e antichi mezzi per raggiungere i bambini, dal fumetto alle marionette, dalla radio alla televisione, dal corso d’aggiornamento al convegno. Rodari viaggia instancabilmente per l’Italia, come il narratore evocato nella cornice delle Favole al telefono: lo fa a volte come politico, a volte come giornalista, a volte come scrittore. Viaggia anche all’estero, nei paesi in cui è già conosciuto.

Ridisegna così i compiti e i modi di interpretare una professione: rispetto agli scrittori “per grandi” mantiene un dialogo aperto con i propri lettori, preferendo le aule ai salotti; quando viaggia si mette in gioco sulle cose che sono importanti per i ragazzi, senza limitarsi a rappresentare ciò che ha già scritto, ma cercando di proseguire il lavoro che ha a cuore, quello della parola democratica. Reinventa quindi un mestiere, che ancora oggi è solo per un quarto dietro una scrivania o un monitor, ma avviene poi altrove: in giro per festival e nelle classi, a incontrare i bambini; nel dialogo con la scuola e con chi si occupa di infanzia; nel tentativo di dar parola ai bambini, e di dare ai bambini parole buone da usare. La sua più grande eredità, oggi, quindi, è questa: avere reinventato il nostro mestiere di scrittori, vincolandolo al dialogo con i nostri lettori – creando possibilità di lettura nelle scuole e costruendo una repubblica parallela fondata sulle parole.

Oggi, noi scrittori per ragazzi siamo tutti rodariani: non magari per temi o per scelte stilistiche, non per l’impegno sociale o per la scelta lessicale. Siamo rodariani perché nel momento in cui scriviamo “per ragazzi” ci mettiamo a disposizione in senso più ampio, tenendo corsi o incontri di aggiornamento, laboratori e incontri con l’autore, firmando copie ma soprattutto ascoltando e parlando, dando e ricevendo parole. E questo in Italia non riguarda una minoranza di autori o illustratori, ma una diffusa maggioranza: e al tempo stesso è un atteggiamento, un approccio, una spinta partecipe e generosa che invece manca in altri settori dell’editoria. Poi, ovviamente, magari lo facciamo dicendo sciocchezze, sia mai: ma facciamo in modo che la ruota della parola continui a girare.

ben.sidoti@gmail.com

B. Sidoti è scrittore e formatore

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